Ancora un brillamento di ordigni bellici al largo del porto di Molfetta

Con Ord. n. 12 del 13 marzo 2019, la Capitaneria di Porto ha interdetto la navigazione, l’immersione e qualsiasi altra attività, nello specchio acqueo al largo della diga Salvucci, interessato dalle attività di brillamento di ordigni residuati bellici, corrispondente alle coordinate geografiche (Datum WGS 84) LAT. 41°13.7′ N — LONG. 016°36.3′. Entro un raggio di 500 (cinquecento) metri dal punto di brillamento, viene interdetto alla navigazione, transito, ancoraggio e sosta di qualsiasi mezzo navale, ed in generale, a qualsiasi attività di superficie e subacquea; nonché, entro un raggio di 1100 (millecento) metri dal medesimo punto. Il punto di brillamento è meglio indicato nello stralcio cartografico allegato. Le operazioni di brillamento avverranno dalle ore 09.00 alle ore 12.00 del 15 marzo, e comunque sino al termine delle attività del Nucleo SDAI della Marina Militare.

Non si hanno notizie sulla provenienza e tipologia degli ordigni.

 

Monopoli, al largo spunta un paradiso di coralli

fonte: FLAVIO CAMPANELLA – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

«Nella carriera di un ricercatore una fortuna del genere capita una sola volta». È palpabile l’eccitazione del professor Giuseppe Corriero, direttore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari, mentre racconta la scoperta a nord di Monopoli, nella profondità del mare, di una scogliera corallina. «È la prima volta – dice – che nel Mediterraneo se ne scopre una, modificata da madrepore, con caratteristiche molto simili alle barriere coralline di memoria equatoriale. Questo tipo di comunità marina negli oceani di tutto il mondo è stato osservato soltanto in un altro caso: nel mar Rosso a 200 metri di profondità».

La chicca naturalistica, ritrovata in ambiente di media profondità (tra i 40 e i 55 metri), a circa due chilometri dalla linea di costa in un’area di studio che si estende per 2,5 chilometri, solleverà questioni di conservazione e finirà per costituire un richiamo per il turismo di nicchia, considerando anche le prospettive: lo studio ha descritto quella situazione su un tratto limitato, ma, secondo gli studiosi, è presumibile una presenza molto più ampia, con una distribuzione a macchia di leopardo, su un tratto che da Bari arriva almeno fino a Otranto. «L’aspetto paradossale – spiega Corriero – è che ce l’avevamo davanti agli occhi e non l’abbiamo mai vista. Eppure ha caratteristiche imponenti sia in senso batimetrico (la batimetria è una branca dell’oceanografia che si occupa della misura delle profondità, della rappresentazione grafica e dello studio morfologico dei fondali marini e lacustri, ndr) sia per spessore, dovuto all’accumulo nel tempo degli scheletri di madrepore».
Il modello è identico a quello tipicamente equatoriale. La peculiarità di questa scogliera corallina, però, è che non cresce in acque superficiali e ben illuminate. «Nel caso delle barriere delle Maldive o di quella australiana – aggiunge Corriero – i processi di simbiosi tra le madrepore e le alghe unicellulari, alla base dei processi vitali che si svolgono nella comunità, sono facilitati dalla luce. La nostra invece vive a circa 50 metri di profondità in penombra e quindi le madrepore costruiscono queste strutture imponenti di carbonato di calcio in assenza di alghe. Da noi c’è molto meno pesce e i colori dominanti sono più soffusi e dati da spugne policrome con tonalità che vanno dal’arancione, al rosso, al viola. L’aspetto rilevante di tutto questo è che non ci eravamo mai accorti di cosa ci fosse perché lo sforzo di ricerca di base indirizzato verso l’ambiente marino è stato in passato modesto. Durante le fasi di studio (iniziate tre anni fa, ndr) ho notato qualcosa di strano e per investigare è stato attivato un subacqueo specializzato».

Sembrerà strano, ma quello sotto i quaranta metri è un ambiente marino pressoché inesplorato. La scoperta (allo studio hanno partecipato anche i ricercatori di Scienze della Terra dell’Uniba, dell’Università del Salento e di Roma Tor Vergata) è stata possibile grazie a una tecnologia di immersione che permette di raggiungere quote impegnative stazionando più a lungo rispetto a quanto è consentito da bombole con tecnologia tradizionale. I subacquei professionisti, con robot filoguidati e dotati di telecamera, hanno setacciato la zona facendo venire a galla un… mondo ancora sconosciuto. «Pensiamo – conclude Corriero – che questa sia una scoperta di assoluto rilevo, tanto da immaginare di poter istituire una zona protetta in modo da evitare pesca, ancoraggio e attività che per una scogliera corallina sono letali. In questo senso abbiamo già allertato informalmente l’Ufficio Parchi e Tutela della Biodiversità della Regione Puglia. Sono consapevoli del valore dell’emergenza naturalistica e quindi della necessità di iniziare le procedure. Inoltre, una scoperta del genere può assolutamente fare da ulteriore volano per lo sviluppo dell’economia turistico-naturalistica. È un settore di nicchia che in Italia muove tanti soldi».

Ancora interdetta la spiaggia di Torre Gavetone per la presenza di ordigni bellici inesplosi

 

Dalle ore 11:00 di ieri 6.3.2019, con Ord. n. 9/2019 della Capitaneria di porto e Ord. n.106 del Sindaco, per motivi di sicurezza e pubblica incolumità, è stato interdetto al transito veicolare e pedonale il tratto di costa prospiciente località Torre Gavetone (LAT.41°11.67 N e LONG.16°3 8.24 E). La zona interdetta è stata già delimitata, da transenne e nastro bianco rosso, per operazioni di bonifica dello specchio acqueo antistante la battigia per la presunta presenza di ordigni bellici inesplosi; la durata del provvedimento sarà subordinata alle cessate esigenze di termine delle operazioni.

Presentati i dati di mortalità correlati all’esposizione all’arsenico nella provincia di Viterbo

Tempo scaduto: nel Lazio, e in particolare nel Viterbese, molte famiglie dall’1 gennaio non possono più utilizzare l’acqua del rubinetto di casa e delle fontanelle pubbliche, perché contiene arsenico e fluoruro in quantità superiori ai limiti di legge. Le diverse concentrazioni di arsenico nell’acqua potabile

www.comitatoacquapotabile.it

Per iniziativa dell’Ordine dei Medici – Chirurghi ed Odontoiatri di Viterbo e delle sezioni viterbesi della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment – Italia ), si è svolta Sabato 22 novembre 2014 presso la sede dell’Ordine dei Medici la presentazione dello studio “ Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili : studio di coorte nella popolazione residente nella provincia di Viterbo, 1990-2010” realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR (Servizio sanitario regionale) del Lazio.

Presenti all’incontro medici, rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, della Asl di Viterbo, giornalisti e cittadini impegnati nei comitati per la difesa della salute e dell’ambiente.

Questo recentissimo studio è parte di una serie di indagini realizzate nell’ambito del programma di attività di sorveglianza epidemiologica coordinato proprio dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR e rappresenta, come sottolineato dalla dottoressa Michelozzi, uno dei più grandi studi mai condotti in Europa su popolazioni esposte a dosi di arsenico inferiori a 100 microgrammi per litro nelle acque destinate a consumo umano.

La prima fase di indagine, conclusasi nell’aprile 2012, includeva 91 Comuni del Lazio con richiesta di deroga per i livelli di arsenico (As) nelle acque destinate al consumo umano (Direttiva 98/83/EC).

Lo studio illustrato nella conferenza di sabato riporta i risultati della seconda fase della ricerca che ha utilizzato un disegno di coorte, relativo a 17 Comuni della provincia di Viterbo.

Hanno costituito la coorte di studio 165.609 persone, 82.169 uomini e 83.440 donne, residenti in 8 Comuni esposti a livelli di arsenico nelle acque ad uso umano superiori a 20 microgrammi per litro (As>20 μg/L, livello medio As=36.4) e in Comuni con esposizione a valori di arsenico meno elevati (As<10 μg/L, valori medi As=8.7 μg/L).

Lo studio ha valutato l’associazione tra esposizione cronica ad arsenico ed effetti sulla mortalità in un periodo di 20 anni (1990-2010) ed ha definito indicatori di esposizione individuale a questa sostanza tossica e cancerogena per valutare nelle popolazioni esposte possibili effetti sulla mortalità per tumori (polmone, vescica, prostata, fegato, rene) e per malattie croniche (cause cardiovascolari, respiratorie e diabete).

I risultati dello studio hanno evidenziano effetti significativi sulle diverse patologie sopraindicate ed un gradiente di rischio al crescere del livello di esposizione, in particolare è stato rilevato un eccesso di mortalità per il tumore del polmone, le malattie del sistema circolatorio, le malattie respiratorie e il diabete.

Tali risultati hanno importanti implicazioni di sanità pubblica poiché il mancato adeguamento ai parametri di arsenico previsti già nel 1998 dalla legislazione (Direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano) ha avuto come effetto l’aumento dell’esposizione ad As della popolazione residente nell’area oggetto dello studio.

Al termine dell’incontro la dottoressa Antonella Litta e il dottor Luciano Sordini, anche a nome del Consiglio dell’Ordine dei Medici- Chirurghi di Viterbo, sono tornati a chiedere a tutte le istituzioni il pieno rispetto delle vigenti disposizioni di legge e l’attuazione, come già più volte indicato, di interventi rapidi e risolutivi per la completa dearsenificazione delle acque ad uso potabile.

L’avvio di una informazione corretta e diffusa rivolta a tutti i cittadini residenti nei Comuni della provincia di Viterbo e in particolare nelle scuole, negli ambulatori medici, nelle strutture militari e carcerarie, come la necessità di studi di monitoraggio dello stato di salute delle persone e in particolare dei bambini per patologie correlabili anche all’esposizione all’arsenico, attraverso progetti di prevenzione che prevedano l’esecuzione di visite ed esami mirati, totalmente gratuiti e che possano almeno in parte “risarcire” a livello sanitario l’esposizione ad una sostanza tossica e cancerogena come l’arsenico che da più di 10 anni, e secondo quanto prescritto dalle vigenti disposizioni di legge, avrebbe dovuto cessare.

Viterbo, 23 novembre 2014

In allegato il documento “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili : studio di coorte nella popolazione residente nella provincia di Viterbo, 1990-2010

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Per il processo del nuovo porto di Molfetta saranno ascoltati il cap. Giambattista Acquatico, l’operatore subacqueo Claudio BUOSO e l’ex ass. Pietro UVA

Presso il Tribunale di Trani, domani 19 novembre alle ore 14.00, prosegue speditamente il processo sulla costruzione del nuovo porto di Molfetta. Il collegio giudicante presieduto dalla Presidente Dott.ssa Marina Chiddo, e dai giudici a latere Dott.sse Sara Pedone e Claudia Pizzicoli, ascolteranno altri testi. Saranno interrogati dal Pubblico Ministero Dott. Giovanni Lucio Vaira, il Capitano di Fregata Giambattista Acquatico, Comandante del Nucleo S.D.A.I. (Sminamento e Difesa Antimezzi Insidiosi); Giacomo Claudio BUOSO, un sommozzatore che ha partecipato alle varie fasi della bonifica dei fondali marini dell’area portuale. E’ stato convocato dal Pubblico Ministero anche l’ex assessore avv. Uva Pietro, ma probabilmente la sua testimonianza sarà rinviata al prossimo 3 dicembre.

Le testimonianze di Acquatico e Buoso riguarderanno le operazione di bonifica sistematica dell’area portuale di Molfetta, nell’ambito delle attività regolate dall’“Accordo di Programma per la caratterizzazione e la bonifica da ordigni bellici ai fini del risanamento ambientale del Basso Adriatico”, redatto e sottoscritto, nel Novembre 2007, tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Puglia, Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica applicata al Mare (I.C.R.A.M) ed Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Puglia (A.R.P.A.).

Per dare attuazione al suddetto accordo, la Regione Puglia, in qualità di membro esecutore dell’AdP, siglò, nel settembre 2008, un apposito Protocollo d’Intesa con lo Stato Maggiore della Marina Militare, successivamente integrato, nel settembre 2009, con una “Convenzione per la permuta di prestazioni finalizzata alla caratterizzazione e la bonifica da ordigni bellici ai fini del risanamento del Basso Adriatico” con la quale la MM si impegnava a realizzare la bonifica, ad opera dei propri Nuclei SDAI, dei residuati bellici, segnalati in esito a prospezioni condotte a cura dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A., Ente che nel frattempo aveva assorbito i compiti dell’ICRAM). La Regione Puglia, di contro, si impegnava ad assicurare, in favore della M.M.I., la fornitura di combustibile navale distillato (F- 76) di valore pari alle prestazioni fornite e sino al raggiungimento delle risorse economiche rese disponibili, per un ammontare di € 2.300.000,00.

Dall’esame della documentazione che Giacomo Claudio BUOSO ha esibito in sede di sommarie informazioni testimoniali è emerso un dato inquietante: anche la certificazione di area sgombra da ordigni bellici che ZANNINI ha prodotto in data 08.05.2012, per i lavori di prolungamento della Diga Antemurale, è risultata essere non veritiera.

Infatti leggendo la descrizione di Buoso (elenco n.1) e confrontandola con quella di Zannini (elenco n.2) si noterà come gli ordigni diventavano semplici target  metallici e “una bomba di aereo chimica di cm 38×80 con spoletta (WP415)” era diventata “un cilindro metallico” di cm 38×80. 

Sicuramente molto interessanti saranno le dichiarazione del Capitano Acquatico circa la situazione della bonifica bellica e il numero degli ordigni recuperati o distrutti alla data del 30.06.2013.

Il “mercato diffuso” pagato con i soldi per il porto?

fonte: liberatorio.altervista.org

Prosegue, presso il Tribunale di Trani, il processo per la costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta. Oggi, alle ore 12:00, ci sarà il controesame della dott.ssa Ottavia Antonucci, da parte degli avvocati difensori degli imputati. La dott.ssa Antonucci, funzionaria del Settore Economico e Finanziario del Comune di Molfetta, nell’udienza del 5 novembre ha risposto molto bene, e dettagliatamente, alle domande del Pubblico Ministero dott. Vaira, sul meccanismo di rendicontazione dei finanziamenti ministeriali giunti al Comune di Molfetta per la costruzione del prolungamento della diga foranea e delle altre opere del nuovo porto commerciale.

La teste ha praticamente confermato ciò che aveva dichiarato in sede di sommarie informazioni in data 28.10.2013, quando si ipotizzavano per alcuni amministratori e dirigenti comunali anche i reati di falso in bilancio. Tra le altre cose il P.M. le ha chiesto di spiegare come era formato il capitolo di bilancio n. 50-380 del Comune di Molfetta negli anni 2008-2011. L’Antonucci ha spiegato che quel capitolo era stato istituito per finanziamenti ministeriali destinati al porto di Molfetta e in seguito sono state imputate anche altre voci di spesa non strettamente attinenti al porto. La Legge 203/08 e successive, consentiva un’imputazione differente oltre al completamento della diga foranea era stata introdotta la possibilità di finanziare anche opere di “natura sociale, culturale e sportiva“.

Il Pubblico Ministero chiede all’Antonucci: “Lei si è mai posta il problema dell’attinenza col sociale di questo tipo di opere? Cioè noi parliamo di gazebo per i fruttivendoli, lei si è posta il problema se questo tipo di spesa inerisse o no il sociale?Ma gli avvocati difensori si sono opposti a questa domanda.

Si spera che nel corso dell’odierna udienza si possa chiarire questo passaggio molto importante e tanti altri punti oscuri dell’affare porto, come la distrazione dei fondi, destinati al completamento della diga foranea e di ampliamento del porto commerciale, per il pagamento di altre spese correnti, occultando le stesse. Oppure che si chiarisca se, e come, ci fossero eventuali false rendicontazioni onde consentire al Comune di Molfetta di continuare a percepire i finanziamenti statali e comunque per evitare la revoca di quelli o il loro ridimensionamento; o far risultare nei bilanci di previsione un fittizio equilibrio economico finanziario dell’ente comunale, oppure attestare falsamente il rispetto del “patto di stabilità” da parte del Comune di Molfetta.

 

 

Nel processo del nuovo porto di Molfetta qualche teste comincia a perdere la memoria

Domani, 5 Novembre, alle ore 14.00 presso il Tribunale di Trani, nuova udienza del processo per la costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta. Prima teste ad essere ascoltata sarà la dott.ssa Ottavia Antonucci, funzionaria del Settore Economico e Finanziario del Comune di Molfetta. Lei risponderà sul meccanismo di rendicontazione dei finanziamenti ministeriali giunti al Comune di Molfetta per la costruzione del prolungamento della diga foranea e delle altre opere del nuovo porto commerciale.

Subito dopo saranno ascoltati il prof. Francesco Karrer, ex presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; l’ing. Gianluca Ievolella, consigliere tecnico del  Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; l’ing. Nicola Duni, ex Dirigente dell’Uff.4-Opere Marittime del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per la Puglia e Basilicata; il dott. Gerardi Mastrandrea, Capo Ufficio Legislativo del Ministero delle Infrastrutture  e dei Trasporti, nonché Consigliere di Stato e il dott. Luigi Emilio Mandracchia, ingegnere e dirigente dell’Ufficio Legislativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (fino al mese di Maggio 2013). Questi testi saranno ascoltati sulla ormai famosa 2^ perizia suppletiva e di variante comportante lo stravolgimento dell’originario progetto esecutivo, validato dal r.u.p. e approvato dalla Giunta Comunale, senza il parere Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

La variante prevedeva la riduzione dell’approfondimento della zona di dragaggio da 9 a 8 metri di profondità, in difformità dai progetti definitivi ed esecutivi approvati; la realizzazione delle banchine con cassoni in cemento armato anziché con pali e conseguente realizzazione di una fossa di varo previo maggior dragaggio sino alla quota di meno 10 metri; la riduzione dei lavori di dragaggio all’imboccatura del porto e la mancata esecuzione di opere previste nel progetto esecutivo.

Invece è stata interessante l’udienza del 22 ottobre scorso con i testi ing. Antonello Antonicelli, ex Dirigente del Servizio Ecologia della Regione Puglia; il dott. Luigi Alcaro ricercatore e responsabile dell’Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale – ISPRA.

L’ing. Antonicelli è stato ammonito dal Presidente per l’atteggiamento reticente assunto durante l’interrogatorio; la sua esposizione è stata poco convincente rispetto alle dichiarazioni fornite agli inquirenti nelle sommarie informazioni rilasciate in data 04.05.2012, quando aveva dichiarato: 

“ Ricordo che a seguito di ulteriori verifiche condotte dal mio ufficio, successive al rilascio, in data 06.05.2010, dell’autorizzazione al dragaggio al Comune di Molfetta, ritenni di sospendere l’atto autorizzatorio fino all’acquisizione del parere della Commissione Consultiva per la Pesca. La sospensione dell’autorizzazione provocò delle proteste da parte dell’ingegner Vincenzo BALDUCCI, Responsabile Unico del Procedimento nell’appalto del porto di Molfetta. Ricordo una giornaliera attenzione, quasi un marcamento a uomo, per così dire, per la definizione della procedura in essere.

Anche il dott. Vincenzo MORETTI mi riferì di particolari difficoltà dovute alle persistenti richieste di accelerazione da parte dell’amministrazione Comunale di Molfetta, nella persona sempre dell’ingegner BALDUCCI. Concordai con il MORETTI di mantenere sempre e comunque una linea di rigore rispetto alle procedure. Nel mese di giugno del 2010 comunicai ai competenti Uffici che l’autorizzazione, precedentemente sospesa in attesa del parere della Commissione Regionale per la Pesca, pervenuto il 6 giugno 2010, era da considerarsi efficace con le prescrizioni evidenziate.
In termini generali unitamente alle prescrizioni viene indicata anche la componente specialistica deputata alla verifica delle stesse: ISPRA, ARPA, Nucleo SDAI della Marina o Capitaneria di Porto. Tutte le attività che ponevano ostacolo alla cantierabilità dell’opera hanno provocato proteste da parte della Stazione appaltante, Comune di Molfetta. Posso solo dirvi che di tutto rimando abbiamo avuto un atteggiamento di maggiore rigore, coinvolgendo sempre i Settori Urbanistica e Lavori Pubblici.

Ritengo di essermi trovato ad essere quasi il terminale di un’attività molto più complessa, quale quella dello sminamento dei fondali del porto di Molfetta, per cui il rilascio dell’autorizzazione sembrava essere, comunque, un atto imprescindibile per la Stazione Appaltante, in quanto preliminare e propedeutico all’avvio di qualsiasi attività connessa alla realizzazione del Porto. Ribadisco che le insistenze della Stazione Appaltante, nella persona del predetto BALDUCCI ed anche del Senatore AZZOLLINI, e soprattutto le urla di quest’ultimo, mi fecero molto arrabbiare per i modi con cui le questioni mi furono poste. In particolare, oltre al rilascio dell’autorizzazione al dragaggio, essi pretendevano che il porto di Molfetta dovesse essere la prima area da bonificare nell’ambito di un più ampio progetto di risanamento del basso Adriatico, giacché interessato dalla contestuale realizzazione del nuovo porto commerciale. Le pressanti richieste in tal senso mi arrecavano fastidio ed anche la sensazione di essere sotto aggressione per una richiesta che non consideravo giusta poiché puntava a snaturare un programma d’interventi rivolto a più amministrazioni comunali e invece voleva essere portata a vantaggio del solo Comune di Molfetta, alla luce delle complessive risorse disponibili.

Ebbi l’impressione che nell’appalto per la realizzazione del porto commerciale di Molfetta potevano esserci state delle anomalie. Senza dubbio l’attività di bonifica doveva essere preventiva all’avvio di qualsiasi opera nell’ambito della realizzazione del porto. In realtà l’Amministrazione Comunale di Molfetta operava con un progetto per la realizzazione del porto e aveva aggiudicato lavori che non potevano essere avviati se non al termine delle attività di bonifica e rimozione degli ordigni bellici e del materiale ferroso dall’intera area. È in corso un’istruttoria da parte della Regione Puglia inerente il conferimento della delega amministrativa al Comune di Molfetta per lo svolgimento di funzioni e compiti concernenti i lavori di prosecuzione e completamento della diga foranea del porto comunale. Mi riservo di portarvi elementi di aggiornamento riguardanti la proroga della predetta delega amministrativa. Non sono a conoscenza che essa sia scaduta nel 2007”.

Invece il dott. Luigi Alcaro dell’ISPRA ha confermato, speditamente e chiaramente, ciò che aveva dichiarato nell’interrogatorio delle sommarie informazioni: 

“Sono ricercatore dell’Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale. In tale veste mi sono imbattuto nei lavori per la realizzazione del nuovo porto commerciale di Molfetta.

Per quanto a mia conoscenza la Stazione Appaltante, Comune di Molfetta, era sicuramente a conoscenza della smodata presenza di ordigni bellici nei fondali del realizzando Porto, in quanto nel 2005 aveva affidato lavori di prospezione dei fondali, propedeutici all’esecuzione dell’opera, alla ditta specializzata LUCATELLI s.r.l..

Alla fine dell’anno 2007 la Regione Puglia, il Ministero dell’Ambiente, l’ICRAM (ora ISPRA) e l’ARPA Puglia hanno sottoscritto l’Accordo di Programma per la Definizione del Piano di Risanamento delle Aree Portuali del Basso Adriatico; l’obiettivo dell’accordo doveva essere raggiunto mediante il Piano di caratterizzazione e bonifica dagli ordigni bellici delle aree portuali del Basso Adriatico.

Faccio rilevare che, nel corso della riunione del 30.06.2008 del Comitato di Coordinamento Tecnico Scientifico, erano presenti anche il Senatore AZZOLLINI e l’ingegner Vincenzo BALDUCCI. Le attività previste dall’accordo non erano ancora partite e AZZOLLINI, con un atteggiamento intimidatorio, sollecitò l’avvio dei lavori di prospezione proprio partendo dal Porto di Molfetta. Ricordo che parlava in dialetto molfettese e non proferiva parole gentili, fondamentalmente inveiva contro la Regione Puglia dicendo che avrebbe fatto un casino in Senato. Nel corso della riunione si decise di pianificare gli interventi di risanamento tenendo conto dell’urgenza di procedere alla prospezione e bonifica degli ordigni bellici nel Porto della Molfetta, giacché interessato dalla contestuale realizzazione del nuovo Porto commerciale. Preciso che l’attività di cui all’accordo di programma non era finalizzata al rilascio della certificazione di avvenuta bonifica, mentre il Comune di Molfetta, nella persona dell’ingegner BALDUCCI, pretendeva ricevere una certificazione in tal senso.

Ricordo che nel mese di Luglio del 2010 si tenne una riunione presso il cantiere del porto di Molfetta finalizzata a stabilire le procedure autorizzative per l’avvio delle operazioni di dragaggio. Alla riunione erano presenti anche GABELLINI, responsabile di un Dipartimento dell’ex ICRAM, la Dott.ssa Iolanda LISI dell’ISPRA, il Dott. MORETTI della Regione Puglia, l’ingegner BALDUCCI, l’ingegner PARMIGIANI, il Comandante della Capitaneria di Porto di Molfetta, il professor Matarrese di Bari ed altre persone che adesso non ricordo. Al termine della riunione l’ingegner BALDUCCI offrì un pranzo presso un ristorante tra Giovinazzo e Molfetta, vicino Torre Gavetone. Io partecipai allo stesso pranzo ma non ricordo se tutte le persone presenti alla riunione vi presero parte.

 

Bari, rimossi dal porto 2.200 ordigni bellici: ormeggi più sicuri per le navi da crociera

fonte: bari.repubblica.it

Oltre 2.200 ordigni bellici piccoli e medi (proiettili, granate, bombe a mano, inneschi) sono stati scoperti e rimossi dai palombari del gruppo operativo subacquei (Gos) del comando subacquei e incursori della Marina militare nel porto di Bari, di fronte alla zona di ormeggio delle navi da crociera e grandi navi veloci.

L’operazione subacquea ha consentito di individuare moltissimi residuati bellici per i quali è stata disposta la bonifica urgente. In sintesi sono stati svolti 99 giorni di attività d’immersione che hanno consentito di rimuovere e distruggere un totale di 2.219 ordigni, ripristinando così le condizioni di sicurezza del porto.

“Operazioni analoghe si sono tenute anche in Toscana e in Veneto: complessivamente – precisa una nota della Marina Militare – nelle tre operazioni sono stati neutralizzati, con la collaborazione dell’esercito 4.813 ordigni esplosivi convenzionali”.

I Dirigenti del Ministero degli Interni spiegheranno, domani, come giungevano al Comune di Molfetta i finanziamenti per il nuovo porto

Domani 8 ottobre, alle ore 14.00, presso il Tribunale di Trani nell’ambito del processo sulla costruzione del nuovo porto di Molfetta saranno ascoltati i dirigenti del Ministero degli Interni, dott. Serra Marco, dott. Verde Giancarlo e dott.ssa Pittalis Maria Giovanna, in merito alla regolarità del flusso dei finanziamenti pubblici utilizzati per la costruzione del nuovo porto e la possibilità di realizzare opere di natura sociale, culturale e sportiva connesse alle opere portuali.

Secondo l’accusa gli ex amministratori comunali, sottoposti alle indagini, non notiziando gli enti erogatori dell’impossibilità di procedere nei lavori di costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta per la presenza di uno straordinario quantitativo di ordigni bellici sui fondali, omettevano la rendicontazione prescritta dall’art. 158 del T.U.L.E.L. (D. Lvo 18.8.2000, n. 267).  Tali omissioni, nonostante la richiesta del Ministero dell’Interno in persona del dott. Marco Serra, inducevano in errore gli enti eroganti e quelli deputati al controllo, e consentivano al Comune di Molfetta di percepire indebitamente e/o a trattenere, pur dovendoli restituire, pubblici finanziamenti pluriennali ed erogazioni “una tantum” concessi  per il mero completamento della “diga foranea”, per il “dragaggio” e per il “raccordo stradale alla strada statale n. 16-bis” e non per la realizzazione di un “nuovo porto commerciale”.

In questo modo si era creato un ingiusto profitto per le casse comunali (i finanziamenti, peraltro, venivano utilizzati anche per la artificiosa presentazione e conseguente approvazione di bilanci di previsione comunali virtuosi e spesso essi venivano anche distratti dalle finalità della loro concessione) con grave danno patrimoniale dello Stato (Ministero del Tesoro e della Programmazione Economica; Cassa Depositi e Prestiti; Ministero dell’Interno).

Per questi fatti risultano interessanti le sommarie informazioni rese dal dirigente del Ministero dell’Interno Marco SERRA.

In data 03.05.2012, Marco SERRA, Dirigente dell’Area III “Trasferimenti Speciali agli Enti Locali” del Ministero dell’Interno, sentito a sommarie informazioni presso il Palazzo di Giustizia di Trani, ha dichiarato quanto segue:

Sono il Dirigente dell’Area III “Trasferimenti Speciali agli Enti Locali” del Ministero dell’Interno, dal 24.09.2007. Tale Area si occupa dei trasferimenti di somme agli Enti locali.
Sono stato interessato in relazione ai finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno all’Ente locale – Comune di Molfetta per i lavori di completamento, banchinamento, dragaggio e raccordo stradale della diga foranea di Molfetta. Il tutto nasce dalla Legge n. 174 del 30.07.2002 che, all’art. 2, prevede un contributo di 2.500.000 euro annui, per venti anni a decorrere dall’anno 2002, erogabili entro il primo semestre di ciascun anno, quale concorso statale per l’attivazione di un mutuo da parte dell’Ente. Tale erogazione, preciso, viene effettuata automaticamente dal 2002 e, nel caso di specie, senza neanche verificare l’avvenuta attivazione del mutuo da parte dell’Ente. L’accredito viene effettuato con un ordine di pagamento a favore del conto 63851 aperto presso la Sezione Provinciale di Tesoreria di Bari (430). Soltanto recentemente, a seguito di una mia richiesta, ho saputo per le vie brevi, se non ricordo male dall’ingegner Vincenzo BALDUCCI, che era stato stipulato un contratto di mutuo bancario presso un istituto di credito dell’importo di Euro 31.476.417,02.

Nonostante il Comune di Molfetta non avesse mai presentato alcuna rendicontazione, il Ministero erogava ed eroga tuttora l’importo di 2.500.000 Euro annui.
La seconda norma è la Legge n. 350 del 24.12.2003 che, nella tabella 1, prevede un ulteriore finanziamento ventennale di 2.500.000 euro, fino al 2024, sempre quale concorso statale per l’attivazione di un mutuo. Anche tale erogazione viene effettuata automaticamente, a decorrere dall’anno 2005, senza verificare l’avvenuta attivazione del mutuo. Tuttavia, in questo caso, il Comune di Molfetta ha comunicato, con nota n. 48805 del 29.10.2004, di aver acceso un mutuo ventennale presso la Cassa Depositi e Prestiti di Euro 33.025.056,05.

Anche per tale seconda fonte di finanziamento il Comune di Molfetta non ha mai rendicontato alcunché al Ministero.
Il percorso dei finanziamenti a regime viene completato con il D.L. n. 203 del 30.09.2005 che, all’art. 11- quaterdecies, comma 20, prevede che per la prosecuzione degli interventi previsti della Legge n. 174/2002 nonchè per la realizzazione di opere di natura sociale, culturale e sportiva, venga riconosciuto un contributo quindicennale di euro 1.000.000 annui. In riferimento a tale ulteriore forma di finanziamento il Comune di Molfetta ha sottoscritto, in data 19.12.2006, un contratto di prestito con la Cassa Depositi e Prestiti di euro 11.111.717,15. Tuttavia, in questo caso, la rata viene pagata alla C.D.P. direttamente dal Ministero dell’Interno, con cadenza semestrale (30.06/31.12). A corredo vi consegno copia del citato contratto di prestito.

Preciso che la situazione dei finanziamenti testè descritta è stata da me, per così dire, ereditata in quanto come premesso mi trovo nell’ufficio preposto dal 24.09.2007.
Oltre ai finanziamenti a regime il Comune di Molfetta ha beneficiato, nell’ambito dell’appalto per la realizzazione del nuovo porto commerciale, anche di erogazioni una tantum a partire dall’anno 2009. In primis con la legge n. 203 del 22.12.2008 (finanziaria 2009), che nella tabella D elenca tutte le norme rifinanziate tra cui l’articolo 11-quaterdecies, comma 20, prevedendo l’importo di spesa di Euro 12.000.000. Preciso che a seguito della previsione del predetto rifinanziamento, la Direzione Centrale della Finanza Locale, con nota n. 2448 del 29.04.2009, che mi riservo di consegnarvi, ha chiesto a Ministero dell’Economia e Finanze di chiarire le modalità di erogazione del predetto contributo di 12.000.000 di euro. Il MEF, con nota n. 68460 del 23.06.2009, ha risposto che l’erogazione doveva avvenire con un versamento immediato del 20%, a titolo di anticipo, ed il restante, pari a 9.600.000 di euro, per stato di avanzamento lavori. Tale erogazione, che non prevede, quindi, l’attivazione di mutuo, avveniva direttamente a favore del predetto conto di Tesoreria. Ad oggi sono stati erogati l’anticipo con D.M. 5569 del 29.07.2009 e il saldo con D.M. 16767 del 25.11.2010; quest’ultimo soltanto dopo che il Comune di Molfetta, con nota n. 66698 del 19.11.2010, ha attestato le spese effettuate.

Successivamente, la legge 23.12.2009 n. 191 (finanziaria 2010) nella tabella D ha elencato tutte le norme rifinanziate tra cui nuovamente l’articolo 11-quaterdecies comma 20 prevedendo un ulteriore importo una tantum di 12.000.000 di Euro.
Pertanto, la Direzione Centrale della Finanza Locale, con nota n. 1693 del 12.03.2010, ha tempestivamente interessato il MEF, al fine di conoscere dettagli sulle modalità di erogazione di questa seconda tranche una tantum. In particolare la richiesta era volta a conoscere se tale erogazione fosse una prosecuzione della prima, per cui la somma di 12.000.000 era erogabile per intero a stato di avanzamento lavori. Preciso che a tale richiesta il MEF non ha mai dato esito.
È in questo momento storico, all’incirca verso la metà del 2010, che decido di farmi un’idea precisa di come vengono utilizzati, quanto meno, i finanziamenti erogati una tantum atteso che, fino a quel punto, il Comune di Molfetta non aveva inviato nessuna rendicontazione. Preciso che già ad agosto del 2009, con nota n. 5676, dopo aver concesso l’anticipo del 20%, avevo chiesto all’Ente Locale di indicare, al momento della richiesta delle successive erogazioni, lo stato di avanzamento del progetto, un cronoprogramma dei lavori ed altro ancora.

Ciò premesso, sollecitai prima il Dirigente del Settore Economico Finanziario del Comune di Molfetta, Giuseppe Domenico de Bari e, successivamente, il R.U.P. ingegner Vincenzo BALDUCCI affinchè mi trasmettessero quanto già da me richiesto nell’agosto del 2009.
Se non ricordo male, tra il mese di maggio ed il mese di giungo del 2010, vennero direttamente al Ministero dell’Interno il Senatore AZZOLLINI, il dott. De Bari ed una donna, della quale non ricordo il nome. Nella circostanza furono ricevuti dal Direttore Centrale della Finanza Locale, dott. Giancarlo VERDE; all’incontro ero presente anch’io ed una collega, Maria Giovanna PITTALIS, nella sua qualità di ex Segretario Comunale con specifiche competenze. Noi rappresentammo che era importante ricevere dal Comune di Molfetta una documentazione giustificativa degli stati di avanzamento lavori, ma il Senatore con linguaggio colorito ci disse: “ma che vanno cercando questi della Ragioneria. Ci parlo io con loro” e ci fece manifestamente intendere la sua volontà di ricevere il finanziamento indipendentemente dai S.A.L. e, quindi, in un’unica erogazione. Spiegammo che ciò non era possibile, soprattutto in virtù dei chiarimenti forniti dal MEF. Quindi, il Senatore AZZOLLINI andò via dicendo che avrebbe risolto lui la vicenda presso il Ministero dell’Economia e Finanze. Successivamente, fu lo stesso AZZOLLINI a consegnare brevi manu al Ministero la predetta nota n. 66698 del 19.11.2010 con cui si attestavano le spese effettuate e veniva richiesta l’erogazione della restante parte (9.600.000) del contributo una tantum anno 2009.

Orbene il D.L. 13.08.2011, n. 138, all’art. 5 comma 1ter, ha consentito di superare il problema del parere fornito del MEF nell’anno 2009, prevedendo la possibilità per l’Ente Locale di richiedere l’erogazione di contributi per il potenziamento di infrastrutture, la cui spesa è iscritta nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, con semplice istanza dell’Ente medesimo che, solo all’esito dell’utilizzo delle risorse, ha l’obbligo di rendicontazione.

Mi accorsi immediatamente che tale norma consentiva di superare le indicazioni formulate dal MEF con riguardo all’erogazione dei contributi per stato di avanzamento lavori e, con nota n. 85163 del 11.11.2011, rappresentai tale circostanza al Comune di Molfetta, atteso che la norma calzava a perfezione al caso di specie, richiedendo che l’Ente, in ogni caso, congiuntamente alla richiesta di erogazione, dichiarasse alcuni elementi quali: la descrizione degli interventi, stati di progettazione, affidamenti lavori, ed altro.

A corredo della nota ho trasmesso una scheda particolareggiata con richiesta di compilazione da parte dell’Ente medesimo.
A riscontro di tale nota il Comune di Molfetta, con nota n. 67978 del 21.11.2011, ha richiesto l’erogazione dell’importo di euro 3.500.000, relativo al contributo una tantum anno 2010, allegando la scheda debitamente compilata. Rappresento che rimasi colpito dal quadro economico; in particolare cominciai a notare, con riferimento alla somma di 11.111.717,15, di cui al D.L. 203/2005, che essa veniva utilizzata, per la quota parte di 6.000.000 di Euro, per i lavori di realizzazione di una pista di atletica leggera. Tuttavia ritengo che, in virtù dell’art. 11-quaterdecies, comma 20, del citato D.L., ciò fosse possibile. Testualmente, esso prevede che tali contributi erano funzionali alla prosecuzione degli interventi previsti dall’articolo 2 della legge n. 174 del 30.07.2002, ma anche per la realizzazione di opere di natura sociale, culturale e sportiva. Ulteriori finanziamenti una tantum sono stati previsti per l’anno 2011, per l’importo di Euro 15.000.000, dalla Legge n. 220 del 13.12.2010 (tabella E) e per l’anno 2012, per l’importo di Euro 15.000.000, dalla Legge n. 183 del 12.11.2011 (tabella E) che ad oggi non sono stati ancora erogati.

Vi consegno un pro-memoria che ho predisposto riepilogativo delle somme erogate, ad oggi, attraverso finanziamenti a regime all’Ente Comune di Molfetta a seguito delle norme citate.”

Le dichiarazioni fornite dal dirigente del Ministero dell’Interno confermano quanto già era emerso dalle intercettazioni telefoniche. In particolare, nella conversazione telefonica n. 1611 intercettata con R.I.T.272/10, alle ore 09:38:33 del 20.05.2010, Marco SERRA comunica a Vincenzo BALDUCCI che anche per l’anno 2010 il Comune di Molfetta è stato ammesso a beneficiare di un contributo di dodici milioni di euro (Legge 191/2009), erogabile a stato d’avanzamento lavori, sollecitandogli l’invio dell’indispensabile documentazione che rendiconta le lavorazioni eseguite oltre che il cronoprogramma di quelle da eseguire. Peraltro, il dirigente lamenta la mancata trasmissione di analoga documentazione relativa al contributo dell’anno 2009 (Legge 203/2008).

Riprende il processo sul nuovo porto di Molfetta, prossima udienza l’8 ottobre

Dopo la pausa estiva, lunedì scorso 24 settembre, c’è stata la ripresa del processo sulla costruzione del nuovo porto di Molfetta. E’ stata un’udienza lampo in cui il collegio giudicante non era lo stesso delle precedenti sedute. A presiedere c’era la dott.ssa Giulia Pavese, con la dott.ssa Marina Chiddo e il dott. Camporeale Luigi. Gli avvocati difensori di tutti gli imputati non si sono opposti e hanno prestato il consenso all’utilizzabilità delle prove assunte dal precedente collegio giudicante in diversa composizione. In questo modo hanno dimostrato di non voler creare alcun intralcio ai lavori processuali. Erano presenti, dei 35 imputati, solo l’ex senatore Antonio Azzollini, l’Ing. Enzo Balducci e l’Ing. Gianluca Loliva. Per le parti civili era presente, in prima battuta, solo l’Avv. Annamaria Caputo per “Comitato Cittadino per la Bonifica Marina a Tutela del Diritto alla Salute e all’Ambiente Salubre” e “Legambiente – Circolo di Molfetta“; presente anche per il “Comitato Bonifica” il rappresentate legale Matteo d’Ingeo. Successivamente è giunto l’avvocato della Regione Puglia, avv. Antonella Loffredo che sostituiva e rappresentava, con delega, l’avvocato Raffaele Marciano ancora una volta assente, che rappresenta gli interessi del Comune di Molfetta. Assenti le altre parti civili.

Doveva essere l’udienza del controesame del Comandante della Stazione del Corpo Forestate di Bari Marcotrigiano Giuseppe che per problemi personali ha chiesto di rimandare l’esame a dicembre. Pertanto è stato esaminato solo il sig. Zaza Giuseppe del Nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Bari. Il pm dott. Lucio Vaira gli ha chiesto di confermare le attività di prospezione subacquea per la verifica dello stato del posidonieto in prossimità dell’area portuale; tale incarico lo aveva ricevuto dal Corpo Forestale di Bari.

Al termine dell’esame del testimone, la dott.ssa Pavese ha chiesto al pm Vaira di indicare i testi per le nuove udienze; vengono invitati per il giorno 8 ottobre i testi, dott. Serra Marco, dott. Verde Giancarlo e dott.ssa Pittalis Maria Giovanna, dirigenti del Ministero degli Interni che saranno ascoltati sulla regolarità dell’utilizzo dei finanziamenti per la costruzione del nuovo porto. Inoltre il pm dott. Vaira dichiara di rinunciare ai testi Pistarà, Santoro, Misceo, Milella, Bruni e Paparella, militari della Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco.

Dopo la prossima udienza dell’ 8 ottobre, alle ore 14:00, seguiranno le udienze del 22 ottobre, 5 e 19 novembre, 3 e 17 dicembre.