Le bombe brillano e le condizioni del nostro mare peggiorano

Lo spettacolo continua, il copione si ripete ma lo scenario non è una semplice giornata d’estate; la regia ha scelto il giorno dei festeggiamenti della Vergine Maria dei Martiri per tenere a battesimo la “Bomba della Madonna”.
Già immaginiamo il tifo da stadio e gli applausi dopo il brillamento del secondo ordigno della seconda guerra mondiale, e ci chiediamo se lo spettacolo si ripeterà per ognuno delle migliaia di ordigni rimasti nell’area portuale.
Cittadini ignari della storia di quelle bombe perché nessuno vuole parlarne e il Sindaco Senatore non può tradire il silenzio che i suoi predecessori, da Molfetta a Roma, hanno mantenuto per tutti questi anni.

Solo le centinaia di pescatori molfettesi sanno bene di cosa si tratta, qualcuno in questi anni, purtroppo, è morto portando via con sé il segreto del “fosso delle munizioni”.
Ancora oggi la nostra marineria convive con le bombe all’iprite o al fosforo, che vengono salpate a bordo dei pescherecci, con l’odore acre della mostarda all’aglio, mandando in ospedale anche i pescatori più esperti.
Oltre 60 anni di ustioni, silenzi e morte che comincia il 2 dicembre del 1943, con il bombardamento del porto di Bari. I tedeschi, allora, presero di mira le navi americane, cariche di armi chimiche. Un disastro che si trascina fino ad oggi. Tutto ciò che fu recuperato da quelle navi, ordigni e fusti contenenti iprite, il potentissimo aggressivo chimico utilizzato nella grande guerra, venne nuovamente affondato al largo delle coste del nord barese.
Al largo di Molfetta in direzione Torre Gavetone ci sono ancora migliaia di bombe anche a caricamento chimico.
Abbiamo chiesto da oltre un mese al Sindaco Azzollini notizie certe di quello che sta avvenendo nel nostro mare e di monitorare le acque per essere certi che l’iprite che sta fuoriuscendo da bombe e fusti corrosi non stia danneggiando l’ecosistema marino con conseguenze disastrose anche per la salute dei cittadini.
Non solo, ad oggi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta, ma cominciamo ad avere seri dubbi sulla correttezza delle operazioni di sminamento che stanno interessando la zona portuale di Molfetta. Non vorremmo che l’obiettivo primario dello sminamento in corso, già manifestato dal Sindaco, si realizzasse in fretta senza rispettare gli studi dell’ICRAM, creando ulteriori danni collaterali.
Ci sembra strano che le operazioni in atto siano svolte solo dallo SDAI (reparto Sminamento e Difesa Antimezzi Insidiosi) della Marina Militare di Taranto, con uno stanziamento del Comune di Molfetta di €. 50.000,00 stralciati dai fondi per la costruzione del nuovo porto.
I lavori non prevedono lo sminamento della zona costiera antistante la Torre Gavetone, che pur è prevista nella delibera regionale insieme alla zona portuale.
Inoltre la DELIB. DELLA GIUNTA REGIONALE del 25 giugno 2008, n. 1074 prevede anche la collaborazione di enti scientifici quali l’ICRAM e l’ARPA–PUGLIA per verificare e monitorare eventuali danni all’ecosistema.
Facciamo appello all’Assessore Regionale Michele Losappio, che stranamente parteciperà allo “spettacolo” dell’8 settembre, di verificare che il progetto regionale sia rispettato e che ci sia la dovuta e corretta informazione ai cittadini. Crediamo che questa sia l’ultima possibilità che offriamo alle istituzioni e in mancanza di solleciti riscontri ci rivolgeremo agli organi giudiziari per denunciare le gravi omissioni messi in atto, ad oggi, dal Sindaco Azzollini e/o altre istituzioni.

Liberatorio Politico
Matteo d’Ingeo