La stampa europea s’interessa ai residuati bellici di Molfetta

Euronews.com – Reporter :  Allarme mari Europei: acque infestate da tonnellate di armi chimiche e residuati bellici

Giovanni e Michele de Candia sono due fratelli che per decenni hanno fatto i pescatori al largo della costa italiana di Molfetta. Una vita dedicata al lavoro che, come ci spiegano, ha avuto tuttavia ripercussioni sulla loro salute. Motivo: essere rimasti esposti a lungo a questi residuati bellici e chimici finiti nei mari dell’Europa.

“Abbiamo avuto problemi di respirazione, racconta Giovanni, dopo 4 ore facevamo fatica a respirare, bruciore agli occhi e problemi alle dita, specialmente alle punte delle dita, la parte che si usa per lavorare; ci vengono sul corpo delle bolle rosse come funghetti che poi si seccano e se ne vanno”.

Le agenzie governative per l’ambiente hanno eseguito test sui questi due pescatori e su altri loro colleghi. Si aspettano ancora i risultati. Ma Michele sa perché è malato. Colpa dell’iprite conosciuto come il potentissimo “gas mostarda”.

“Il ferro esterno di queste bombe che abbiamo qui intorno, dice Michele, con il passare degli anni si corrode e fuoriesce il contenuto e cammina con l’acqua, arriva vicono alla rete. Quando andiamo a tirarla su ci bruciamo le mani e gli occhi. E quant’altro.” “Mio padre pescava con i rampini le casse piene buttate a mare dai tedeschi, dagli inglesi, qui è tutto pieno. Bombe e materiali chimici convenzionali e non convenzionali.”

Una pesante eredità per l’Italia quella dei residuati bellici degli attacchi del 1943 quando aerei tedeschi bombardarono le navi alleate nel porto di Bari. Una delle navi americane colpite, aveva a bordo l’iprite o “gas mostarda” che doveva servire nel caso la Germania avesse utilizzato armi chimiche contro l’Italia. Ovviamente era un segreto perché gli Stati Uniti, come la Germania e l’Italia avevano siglato negli anni ’20 un Protocollo a Ginevra che vietava l’uso di armi chimiche in guerra. Il potentissimo gas letale fece parecchie vittime, specie tra coloro che lavoravano al porto per ripararlo dalle devastazioni. Le munizioni sono state scaricate in mare, comprese le scorte chimiche che Benito Mussolini aveva accumulato durante il suo regime fascista.

Secondo scienziati e ricercatori marini ci sarebbero circa 90 mila residuati bellici convenzionali sulla costa al largo di Bari. La maggior parte sono munizioni, c‘è però anche una piccola percentuale di residuati chimici che comprendono appunto l’iprite, il gas di cui parlano i pescatori. Secondo questo biologo che lavora per un’agenzia governativa per la protezione dell’ambientale si corrono più rischi a spostare questi materiali che a lasciarli in mare.

“Naturalmente l’opzione di togliere questi ordigni dal fondo marino, dice Nicola Ungaro biologo presso l’ARPA, è la soluzione migliore perché si eviterebbe il problema in mare, ma il problema poi si riproporrebbe sulla terra ferma, ovvero nei luoghi dove si dovrebbero smaltire questi ordigni. Nello stampo tempo la movimentazione potrebbe causare il rilascio di queste sostanze, cosa forse peggiore rispetto al mantenimento in loco.”

Per evitare il contatto con queste sostanze tossiche, ai pescatori è stata chiesto di non pescare, e sono stati dati loro consigli su cosa fare se dovessero venire in contatto con questi tipi di residuati. Consigli utili, ma per molti non sufficienti. Le munizioni e le bombe devono essere rimossi.

Massimiliano Piscitelli, ingegnere ambientale, lancia un ulteriore allarme. Nel mare ci sarebbero anche le bombe a grappolo all’uranio impoverito sganciati, pare, dagli aerei Nato dopo il conflitto in Kosovo. Per l’Italia la priorità è occuparsi delle bombe che si trovano più vicine alla riva e ai centri abitati.

“L’operazione di bonifica, fa notare Piscitelli, attraverso la rimozione degli ordigni localizzati in prossimità della costa è un’operazione costosissima che richiede tempo e molti uomini; è anche rischiosa ma è l’unica cosa che si può fare per rimuovere gli ordigni che sono stati depositati a poche centinaia di metri dalle spiagge dove la gente fa il bagno, o all’interno dei bacini portuali utilizzati dai pescatori per ormeggiare le barche.”

L’Italia non è, tuttavia, l’unico paese a subire le conseguenze dei residuati tossici e bellici. Dal Baltico al Mare del Nord, milioni di munizioni chimiche inesplose infestano i fondali europei. Qui siamo a circa 500 metri dalla costa del Belgio, ci sono circa 35 mila tonnellate di residuati chimici della prima guerra mondiale. La pesca e il nuoto sono vietati. Anche se per gli scienziati marini questo materiale sepolto viene strettamente monitorato. E quindi non dovrebbe dare grandi problemi.

Jan Mees, Direttore dell’Istituto Marino delle Fiandre, fa notare che in Belgio state usate armi chimiche come il “gas mostarda” durante la seconda guerra mondiale. E i residui sono per il Paese un’eredità scomoda. “Abbiamo tonnellate e tonnellate di munizioni. Principalmente sono residuati bellici tedesci, sottolinea il Direttore dell’Istituto Marino delle Fiandrema, ma non solo. Moltissimo materiale chimico è stato trovato in giro nei campi delle Fiandre. Tutta l’area è piena. Ci si doveva sbarazzare in qualche modo di tutto questo. E così il governo ha preso una decisione molto rapida e semplice: cercare tutti quanti insieme nella sabbia dove sono state sotterrate le bombe, in modo da spostarle in mare, senza dover organizzare dei trasporti troppo complicati. Per sei mesi ogni giorno una nave piena di testate chimiche ha lavorato e scaricato materiale. “

Jan Savelkoels lavora per una società belga specializzata nella rimozione dei residuati bellici nei fondali marini. Qui ci mostra come, con il tempo, il tappo di protezione del dispositivo di fusione, si corrode. Ecco perché durante i primi anni ’90 diverse bombe e munizioni hanno avuto delle perdite di materiali tossico. Tutto questo deve esere monitorato costantemente. Anche se l’operazione costa molti soldi. “Dobbiamo coinvolgere le autorità politiche che è esattamente quello che cerca di fare la mia associazione, soprattutto nei paesi baltici. Stanno cercando di spiegare da un punto di vista della sicurezza qual‘è il problema di tali munizioni inesplose che si trovano sul fondo del mare. Nel Mar Baltico ci sono circa 1,6 miliardi di tonnellate di munizioni. Mentre nel Mare del Nord si trovano circa 1,3 miliardi di tonnellate.”

Torniamo in Italia. Matteo d’Ingeo ha appena costituito un gruppo a Molfetta per sensibilizzare i cittadini sul tema dell’ambiente. Qui ci mostra dove le armi chimiche rinchiuse in contenitore di cemento sono a circa 50 metri dalla spiaggia. La sua piccola organizzazione chiede la rimozione immediata di questo materiale.

Il dibattito sulle discariche di munizioni e di rifiuti si è riacceso dopo il caso delle scorte chimiche provenienti dalla Siria e dirette in un porto italiano per la distruzione. Dopo il trasferimento su una nave statunitense, le armi verranno smantellate in mezzo al mare. Un’operazione complessa che non piace agli ambientalisti.

“Siamo preoccupati, racconta d’Ingeo, anche da quando abbiamo appreso che lo smaltimento delle armi chimiche poteva approdare sulle coste italiane; qualcuno ci deve spiegare se la procedura prevista, quella dell’idrolisi, sia quella giusta; non ci hanno ancora detto dove veranno smaltiti i contenitori, su quale fondale, alcuni parlano del Mediterraneo, altri dell’Oceano, ma in qualsiasi mare avvenga è un problema.” Nel frattempo Michele e Giovanni, i due fratelli pescatori, sono ancora in attesa di risposte, e dei risultati dei test sulla loro salute.

Ci hanno detto che i pescatori di Molfetta si devono mettere la tuta con la maschera anti-gas, e io ho detto ma noi stiamo lavorando in mare o in una fabbrica chimica?”

Rifiuti, residuati bellici, armi chimiche: un problema per ambiente e salute sul quale i governi devono lavorare ancora parecchio

“Danger zone”, trasporto ordigni al fosforo e cloruro di benzene.

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Proseguono le operazioni di trasporto, già iniziati il 10 Febbraio scorso, da Molfetta a Corato (cava Leone) di 34 ordigni bellici ritrovati nei fondali del nuovo porto. Per la prima volta il sindaco di Molfetta ha emesso una ordinanza di interdizione della zona interessata dal passaggio.

La “danger zone”, che sarà circoscritta dalla polizia municipale, va dal luogo di salpamento degli ordigni sulla banchina del Nuovo Porto a quello dall’attraversamento dell’autocolonna composta dai mezzi su cui saranno trasportati gli ordigni, limitatamente alle ore di passaggio, dalle ore 11 alle ore 12.30 (orario di massima).
Gli ordigni verranno trasportati con una scorta di viabilità  predisposta dall’11° reggimento dei guastatori di Foggia. Si tratta di ordigni della seconda guerra mondiale “a caricamento speciale”, cioè bombe incendiarie al fosforo e cloruro di benzene.
Nel corso dell’intera bonifica del porto di Molfetta, iniziata nel 2009, come certificato da un recente verbale trasmesso all’ente dalla Prefettura di Bari, contenente le affermazioni dei tecnici interessati nelle operazioni, sono già stati fatti brillare 289 ordigni a caricamento speciale su un totale di 50.256 ritrovamenti sui fondali tra altri armamenti e vario materiale ferroso.
La colonna sempre scortata partirà dal nuovo porto, attraverserà il piazzale antistante la Basilicadella Madonna dei Martiri, via Mininni, prenderà l’ex SS16 in direzione Bisceglie, via dei Lavoratori e la statale SS16 per arrivare a Corato, Comune che già negli anni passati ha accompagnato questo passaggio con ordinanza sindacale.

L’Opac va al porto, il prefetto incontra i sindaci e il ministro Bonino protesta per i ritardi della Siria

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REGGIO CALABRIA – Sopralluogo in mattinata e vertice in serata in prefettura sul trasbordo delle armi chimiche siriane al porto di Gioia Tauro. Una delegazione internazionale ha effettuato il sopralluogo e a seguire una riunione nella Capitaneria di porto. In particolare, un corteo di auto, scortate da polizia, carabinieri e guardia di finanza, ha condotto i funzionari dell’Opac sulle banchine per il sopralluogo in relazione alle operazioni di trasbordo delle sostanze chimiche siriane. Nessuna indiscrezione è trapelata sull’esito della giornata gioiese dell’Opac. Nel corso della serata si è tenuto un vertice in prefettura con i sindaci dei comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, e con tutte le autorità civili e militari interessate.

Alla riunione hanno preso parte anche i rappresentati del ministero degli Esteri e dell’Interno. Nel corso dell’incontro è stata data assicurazione che in ogni modo, anche con strumenti d’avanguardia, verranno privilegiati i profili di massima sicurezza sia per la popolazione che per gli operatori portuali ed è stato deciso di avviare una massiccia campagna informativa, che sarà attuata quanto prima distribuendo alla popolazione un depliant informativo.
Il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, ha annunciato inoltre che, durante le fasi di trasbordo, la prefettura attiverà h24 la sala operativa per un monitoraggio costante di tutte le attività in corso. La strumentazione per il monitoraggio ambientale, fornita dal ministero dell’Interno, sarà posizionata dai vigili del fuoco, che anche durante le fasi di trasbordo saranno affiancati dai gruppi specifici del ministero dell’Interno.
Intanto il ministro degli Esteri Emma Bonino ha annunciato che le armi chimiche siriane destinate al porto di Gioa no sono ancora state consegnate per il trasbordo né sono state ancora caricate nel porto di Latakia sulle navi scandinave che dovranno trasportarle in Italia. Il ministro da Beirut dove si trova in visita ufficiale ha stigmatizzato i ritardi che si stanno accumulando: «Tutto avviene con il contagocce. Lo stesso consiglio esecutivo dell’Opac ha reso molto chiaro che questo ritardo non è più accettabile», per poi aggiungere che Gioia Tauro sarà solo un «porto di trasbordo per le operazioni che si svolgeranno in 36-48 ore, ma tutto dipende da quando arriva il carico che non è ancora partito perchè le navi danese e norvegese non sono cariche».

“Armi chimiche nel mare” – intervista con Nicolas Koutsikas

Chemical cemetery under the sea

Versione in francese

Traduzione in Italiano

FIFE in 2014: “Chemical Weapons in the Sea” – interview

The Blog Stops Here documentary about a movie explosive investigation, presented for the first 6 February at the International Festival of Environmental Film of Paris, in partnership with the Cultural Actions ARTE . ” Chemical Weapons in the Sea “approach is indeed a phenomenon kept secret defense landfills chemical weapons which sometimes lie for over 100 years on the seabed, threatening the health and the environment.

The documentary will be broadcast on ARTE on February 25 at 20:50, with the web of a “second screen” device. Meanwhile, interview with Nicolas Koutsikas, one of the directors of this exciting (and scary) documentary that finally makes the invisible visible survey, participates in ecological awareness and raises an unprecedented debate about the war and ecology .

arte-cultural actions

The documentary Blog: What led you to start this investigation on dumped chemical weapons?

Nicolas Koutsikas: If I had ever heard of the phenomenon by fishermen in the Baltic Sea there ten years, the film has really sprouted when I met in 2009 a team of American scientists who sought to assess the harmfulness of dumped chemical weapons. But the military forbade any camera accompanies them. I then started my investigations, starting with the meeting with the Italian journalist Gianluca Di Feo had discovered through the archives of Winston Churchill, the chemical arsenal Mussolini was buried at specific points, underground and seabed. But at the time I thought it was a local problem, perhaps even exaggerated. Until I realized that the phenomenon was global, that worldwide large quantities of chemical weapons were thrown overboard by the States, and since the First World War. It seemed necessary to make a film to alert the public about it and assess risks to health, the food chain and the environment …

What challenges have you faced to complete this survey?

Three years were needed to build this film because it is a difficult story to tell. First, because our subject is hidden 100, sometimes 1,000 meters deep. The first challenge of the film was therefore to find these chemical weapons. We made our own trails with divers in Italy, and locate these munitions has proved difficult because of currents that move, and sometimes overlying sediments so that the cameras do not see.And most importantly, the army has not yet revealed the positions of underwater discharges, classified top secret until 2017! So, besides some rare documents provided by the U.S. military, the only information available comes from fishermen, some scientists and historians, and they are scattered around the world. You must gather as a big puzzle where he still missing a part, where the information must be constantly checked and cross-checked because of financial interests, tourism, military are of course involved … Hence the long time needed for the preparation of documentary.

Why France, yet concerned with the problem, it is absent from the film?

Unlike Germany or Italy for example, there are no records about it in France, and there is no scientific, military historian or even – if not from the perspective General history – which looks at the phenomenon. In fact, the issue is simply not raised, and chemical weapons in general is somehow ignored the position of France remains incomprehensible to me. Involved in two world wars, she said they have no stock this type of ammunition – how was she then destroyed? – And it will open its first factory of chemical weapons destruction in 2016! That is why now recovered weapons in Syria are treated in Britain, Germany and the United States. Yet, there are indeed landfills identified off the French coast, especially in front of Saint-Tropez or the Bay of Biscay …

Fortunately, some countries seem more concerned …

Indeed. And the most advanced country on the issue are those who are around the Baltic Sea, which is the most polluted in the world. In Poland, for example, there is even a real political will in this regard, and scientists funded by the European Union have initiated exploration. But their investigations are very limited, because of the means, but also their dependence vis-à-vis the military authorities. Not only do they lend equipment, such as small robots needed to capture images in great depths and to collect samples, but mainly it is impossible to manipulate chemical weapons without their permission. And if specific interventions are provided when certain types of ammunition wash ashore or represent a danger, the military plan in no way embark on a demining work large-scale …

 

Why the destruction of dumped chemical weapons discovered is not yet systematic?

The World Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons [2013 Nobel Peace Ed] has established a specific protocol and costly destruction, like the one currently followed for Syrian arms. So, when munitions are found, they are often discarded at sea is thus strongly suspect the North Stream company to have done so during the construction of a gas pipeline in the Baltic Sea, although its leaders sayotherwise.’s omerta is also very heavy among fishermen who prefer to reject the weapons taken in their nets to avoid the administrative hassle, which is not without problems of food security. For fish caught with these weapons most often found on our plates. So far, Denmark is the only country to have taken precautionary measures to that effect, and when I asked the European Commissioner for fisheries, he told me that it was not a matter of concern …

How long will it according to that we begin to find solutions?

When the Convention on the Prohibition of Chemical Weapons was adopted in 1992, it only took into account the current stock of chemical weapons, or about 100,000 tons, but she ignored the million tonnes of dumped munitions. While some countries such as Poland and Norway, and the Canadian Terrance P.Long, president of international dialogues on underwater weapons, regularly alert the organization in The Hague, no action has been taken today. And even when the secret defense will be lifted, we can finally make an inventory of landfills and start researching their harmfulness, it will in my years, even decades, to find solutions. Especially since we know nothing yet of the Russian chemical arsenal, at least as important as that of the United States …

ap_arte_armes_chimiques_okYou went to Japan to film the unique existing mine sites … How have you had access?

Only to have implemented real technical process of systematic destruction of chemical weapons are indeed Japanese. But we could not film the demining if the Japanese national television NHK, agreed to enter into the production of the film, which she refused four times – the subject is too sensitive by them in the countries – before finally accepting. Thus, we not only able to film the demining, but also attract a Chinese co – is exceptional, especially on a politico-scientific subject. With the first ARTE confidence, the film has acquired a truly international dimension, with no less than thirty countries involved. It will thus be released in the coming months around the world in no less than five different languages.

What do you broadcast your film?

I hope it becomes a unique communication tool around the subject. Thanks to the support of the Foundation Prince Albert II of Monaco, engaged in the protection of the seabed, we will conduct several awareness and disseminate the film in The Hague under the Organization for the Prohibition of Chemical Weapons . I am pleased that the documentary can thus participate in a campaign for the application of the precautionary principle: it is allowing the sea is never a dump. And I am proud and happy that the film can finally start a debate so far never addressed: the question of the impact of war and conflict on the environment, military waste and its treatment. I remain quite optimistic about it, because environmental concerns have emerged since the 70s, even in the military minds. I even met senior members considering, even if it may seem absurd at first glance, to create ammunition “green”.

Mancano pochi giorni alla prima del film-documentario: “ARMES CHIMIQUES SOUS LA MER”

« ARMES CHIMIQUES SOUS LA MER » un film di Bob Coen, Eric NadlerNicolas Koutsikas (90minuti), co-prodotto da ARTE France, GEORAMA TV Film Productions, Japan Broadcasting Corporation, Heilongjiang TV Stazione MacGuff  (2013-90 minute)- Francia /Giappone/Cina, verrà presentato in anteprima Giovedi, 6 febbraio, al Cinema Filmmakers di Parigi per il “Festival Internazionale del Film Ambientale 4-11 febbraio 2014″. La proiezione sarà seguita da un dibattito con il regista Nicolas Koutsikas, guidati da Jean-Philippe Braly, giornalista scientifico. Un milione di tonnellate di armi chimiche utilizzate in entrambe le guerre mondiali sono state sistematicamente affondate in mare in tutto il mondo fino al 1972.

Nei video, che seguono, alcune sequenze delle riprese fatte dal co-regista BOB COEN a Molfetta nel maggio 2013.