Gli ordigni inesplosi nel basso adriatico fermeranno le trivellazioni della Global Petroleum?

Comunicato Stampa del “Comitato Bonifica Molfetta”- 23.11.2014

Apprendiamo con grande soddisfazione dal sito del “Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” che sono state accolte le nostre osservazioni in opposizione alle istanze di permesso della Società Global Petroleum Limited, per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti di: “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare” al largo delle coste pugliesi.

Nel corpo delle osservazioni, tra le altre cose, avevamo dichiarato che in tutti i progetti per le quattro zone d’indagine si parla delle possibili opere di mitigazione delle Aree   Marine   Protette,   delle   Zone   di   Ripopolamento   e   le   Zone   Marine   di   Tutela   Biologica, dei siti sensibili di Rete Natura 2000, dei SIC, delle zone marine e costiere interessate da “Important Bird Areas”, ma non è stata scritta una sola parola sulla vasta aerea che spesso è sovrapposta, o confinante, alle quattro zone d80 F.R-.GP, d81 F.R-.GP, d82 F.R-.GP, d83 F.R-.GP, rappresentata dalle zone di affondamento di ordigni bellici indicata nelle mappe militari, nautiche e le stesse fornite dalla Società Global Petroleum Limited e indicate chiaramente con la dicitura “ORDIGNI INESPLOSI”; anzi diremo che la società ha ignorato il problema più grave, e significativo, che potrebbe interferire con le indagini geofisiche e perforazioni nel basso adriatico con possibili disastri ambientali e pericolosi per la salvaguardia dell’ecosistema e della salute pubblica .

Il C.B.M. di Molfetta fondava la richiesta di rigetto delle istanze della Società Global Petroleum Limited sulla mancanza di una qualsiasi proposta di mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in una vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate alle odierne richieste, ma anche di altre sotto costa.

Ricordando le parole del Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola:i residuati bellici a caricamento chimico si trovano in uno stato di conservazione pessimo, a seguito della prolungata azione della corrosione marina; ciò determina ulteriori difficoltà di rimozione ed elevati rischi per gli operatori, oltre a richiedere l’impiego di mezzi tecnologicamente avanzati, con conseguente aumento dei costi”; lasciamo immaginare cosa accadrebbe se pur una sola bomba caricata ad iprite, o altra sostanza chimica, fosse casualmente incrociata da una trivella o dall’azione di un potente air-gun. Purtroppo non parliamo di una sola bomba ma di migliaia di bombe sparse a macchia di leopardo, dalla costa fino a 40 miglia al largo, e dal faro di Vieste ad Otranto.

Ebbene, con la nota n.0003772 del 3.11.2014, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale del Ministero, ha richiesto alla Società Global Petroleum varie integrazioni documentali tra cui gli “approfondimenti normativi, scientifici e presso le Istituzioni competenti, della compatibilità dell’esecuzione delle indagini sismiche previste con le aree di deposito di ordigni inesplosi in mare “. Pertanto, tra 60 giorni conosceremo i contenuti dei documenti integrativi che la Società Global Petroleum presenterà, nel frattempo non faremo mancare il nostro contributo specifico al Coordinamento No Triv della provincia di Bari e a tutti i comitati No Triv regionali e nazionali.

per il Consiglio di gestione CBM – Matteo d’Ingeo

RICHIESTA INTEGRAZIONI DEL MINISTERO

OSSERVAZIONI DEL “COMITATO BONIFICA MOLFETTA”