I nostri pescatori continuano a pescare casse di ordigni invece che pesce

Non è la prima volta e non sarà l’ultima che i pescatori della nostra marineria pescano casse di ordigni fumanti. Quest’ultimo ritrovamento avvenuto (forse a 5 miglia dalla costa) qualche giorno fa, deve farci riflettere sul pericolo che corrono quotidianamente i nostri pescatori durante le loro battute di pesca.

 

 

“Allarme fosforo per il mare Adriatico”, sommozzatori scandagliano i fondali

di Pasquale Bergamaschi – www.ilrestodelcarlino.it

Ascoli, 29 novembre 2014 – Lo strano caso, ovvero fumo e fiamme che prendono corpo dalle reti appena tirate a bordo dall’equipaggio del motopeschereccio ‘Marpesca’ di Termoli, dell’armatore Giacomo Cannarsa, in pesca a 5 / 6 miglia all’altezza di Cupramarittima, potrebbe avere una più che concreta giustificazione.

La sostanza gelatinosa, sembra a base di fosforo, che il comandante della ‘Marpesca’ ha raccolto in due barattoli poi consegnati al comandante della Capitaneria di Porto di San Benedetto, Sergio Lo Presti, per gli esami di rito, potrebbe essere il contenuto delle ‘bombe a grappoli’ che gli aerei americani sganciavano in Adriatico al termine delle missioni nei Balcani, ai tempi della guerra fratricida dei popoli dell’ex Jugoslavia.

«Come si leggeva a quei tempi, cioè nel 1999 – dice il comandante Pietro Merlini – queste bombe a grappoli di colore giallo contenevano sostanze infiammabili e dovevano essere scaricate prima che gli aerei americani tornassero alla base. Ricordo che proprio in quel periodo un’imbarcazione di Rimini, se non sbaglio ‘Il Profeta’, incappò nel contenuto di queste bombe e prese fuoco in coperta, come è successo al ‘Marpesca’».

Chiedendo ad altri comandanti della flottiglia peschereccia sambenedettese, comunque mai incappata in questi imprevisti post–bellici, la risposta è identica. Afferma Franco Cameli: «A me non è mai accaduto, però l’unico legame potrebbe essere quello della sfortunata pesca, invece del pesce la sostanza gelatinosa infiammabile». Stessa dichiarazione del collega Umberto Cosignani che però aggiunge a sostegno di quanto detto dal comandante Merlini.

«Nel 1999, durante la guerra nei Balcani, gli aerei americani smaltivano in Adriatico le ‘bombe a grappoli’ incendiarie, tant’è che nell’anno successivo, come armatori – pescatori delle marinerie dell’Adriatico, fummo costretti a 3 mesi di fermo pesca: 1 mese e mezzo giustificato dal riposo biologico e l’altro mese e mezzo, dal fermo bellico, il tempo che servì a bonificare l’Adriatico dalle bombe infiammabili».

Stando ai fatti, non tutte sono state ‘ripescate’ e di qui l’ipotesi che potrebbe calzare a pennello al caso del ‘Marpesca’: nelle sue reti è finito una specie di barattolo con materiale infiammabile, sicuramente con larga percentuale di fosforo. Un imprevisto che non ha comportato gravi danni alle cose e alle persone dell’equipaggio del ‘Marpesca’, come invece è accaduto tanti anni fa, subito dopo la II guerra mondiale, ai motopescherecci saltati in aria per aver pescato degli ordigni bellici. «Accade ancora – dicono alcuni pescatori – ma le bombre che entrano nelle reti le buttiamo nelle zone dove non si pesca, altrimenti, per le varie questioni burocratiche si rischia di stare fermi un mese circa».

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