Il terrore viene dal mare

di Roberto De Santo – www.corrieredellacalabria.it

Se non è ancora allarme, poco ci manca. Ma l’ipotesi che qualcosa nei fondali del Tirreno cosentino stia accadendo sembra sempre più prendere consistenza e forma. Nelle scorse settimane e per due pescate di seguito, al largo di Campora San Giovanni, alcuni pescatori locali hanno catturato quattordici esemplari di tonnetti “alletterati” (una delle specie di tonno più diffuse nel Mediterraneo, la peculiarità sta nella colorazione azzurro-bluastra sul dorso), tutti con una malformazione alla colonna vertebrale. A destare preoccupazione, soprattutto, la circostanza della ripetitività delle catture nella stessa zona. I pescatori amatoriali, infatti, allarmati dalla strana conformazione dei primi 12 tonnetti catturati, sono ritornati nei pressi dello specchio d’acqua – nei pressi del porto della popolosa frazione di Amantea – dove avevano abboccato i pesci e lì ne hanno raccolto altri due trovandoli anch’essi con la stessa anomalia.
Una vicenda che si tinge decisamente di nero alla luce di un’altra storia simile segnalata dal Corriere della Calabria lo scorso anno, quando a settembre del 2013 altri pescatori amatoriali catturarono – non lontano dalla costa di Fiumefreddo Bruzio e dunque a pochi chilometri di distanza da Campora – altri esemplari sempre della stessa specie e con l’identica malformazione scheletrica: la spina dorsale bifida. In quell’occasione un laboratorio privato, su incarico del biologo marino Silvio Greco, svolse delle approfondite analisi sui campioni di lisca di due dei quattro pesci catturati con questa anomalia (nel corso della battuta erano stati presi dieci esemplari) ed emerse un aspetto decisamente inquietante: i resti degli animali esaminati erano contaminati da metalli pesanti e da Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa). Proprio quest’ultima sostanza – ritenuta pericolosi per gli effetti sulla salute dell’uomo – presentava un valore più alto della norma. Non solo, sempre da quelle analisi – realizzate per conto di Greco – uscì fuori che nelle lische dei tonnetti erano presenti parametri al di sopra della norma di tre policlorobifenili (Pcb). Composti organici considerati altamente nocivi per gli esseri umani visto che alcuni studi scientifici ne delineano l’elevato nesso di causalità con la contrazione di malattie tumorali.Tutti aspetti che alla luce delle identiche anomalie anatomiche che presentano gli esemplari catturati a Campora fanno ritenere plausibile che anche questi siano tonnetti contaminati dalle stesse sostanze chimiche. Un’ipotesi che – se dovesse essere supportata da dettagliate analisi sui pesci catturati a largo delle coste amanteane – solleverebbe con maggiore insistenza l’allarme di una possibile contaminazione lungo il Tirreno cosentino. Soprattutto alla luce che i pesci pescati sia nel caso di Fiumefreddo sia di Campora San Giovanni sarebbero nati nella zona: la lunghezza non supererebbe, infatti, i trenta centimetri. Anche se c’è da sottolineare che i tonnetti catturati appartengono a una specie pelagica, capace cioè di percorrere centinaia di chilometri e che nella baia di Augusta, nel corso degli anni, sono stati segnalati diversi casi di pesci deformi. Un’aspetto che potrebbe lasciare intendere che da lì possano essere arrivati almeno i progenitori dei pesci catturati al largo delle coste del Tirreno cosentino. Ciononostante restano alcuni elementi inquietanti: la concomitanza delle catture nella stessa zona, la ripetitività almeno negli ultimi due anni e la giovane età degli esemplari. Circostanze, queste, che lasciano completamente aperta l’ipotesi dell’esistenza di un focolaio di contaminazione proprio in territorio calabro.

L’ANALISI DELL’ESPERTO
«È evidente che a questo punto c’è qualcosa di sospetto e che, per questo, meriti tutti gli approfondimenti del caso». Il biologo marino Silvio Greco alza il livello d’attenzione sulla vicenda degli esemplari malformati. Soprattutto dopo le nuove catture di tonnetti al largo di Campora San Giovanni che presentano la spina dorsale bifida. « La letteratura scientifica – spiega Greco – è concorde nell’affermare che questo genere di mutazione è dovuta alla contaminazione da metalli pesanti e da idrocarburi. Resta da comprendere dove sia collocata la fonte d’inquinamento e a cosa sia dovuta». Per questo il noto biologo marino invoca «la costituzione di un gruppo di esperti per capire con esattezza l’ampiezza e l’origine del fenomeno». Per fare questo senza dubbio dovranno per primi intervenire i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente calabrese. «Un primo step – sostiene Greco – per avviare un monitoraggio più ampio e più complesso con il coinvolgimento auspicabile di altri specialisti del settore».

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Legge stabilità: altri 10 milioni al porto del senatore Azzollini. Ma è già finanziato

di Mario Portanova – www.ilfattoquotidiano.it

Nella legge di stabilità dei tagli ai ministeri e gli enti locali, c’è un Comune che si vede arrivare uno stanziamento di dieci milioni di euro non richiesto e di cui non sa neppure bene che cosa fare. Il Comune è quello di Molfetta, 60mila abitanti, in provincia di Bari, guidato fino all’anno scorso da Antonio Azzollini (nella foto, a sinistra), attuale presidente Ncd della Commissione bilancio del Senato, indagato per truffa ai danni dello Stato e altri reati dalla Procura di Trani nell’inchiesta sulla costruzione del nuovo porto cittadino. E proprio al progetto del porto sono legati i dieci milioni stanziati dalla manovra economica approvata la notte scorsa. Peccato che il porto sia già interamente finanziato, che il cantiere sia sotto sequestro dal 7 ottobre dell’anno scorso e che i lavori, a quella data, fossero già sostanzialmente fermi per la presenza in mare di migliaia di ordigni bellici che impedivano il dragaggio del fondale. E proprio l’utilizzo dei fondi per la costruzione del nuovo bacino – oltre 170 milioni di euro dal 2001 a oggi, di cui al 2012 ne risultavano incassati circa 60 – è al centro delle accuse dei pm di Trani, secondo i quali l’amministrazione Azzollini ha sistematicamente dirottato milioni di euro arrivati per la grande opera su altre voci del bilancio comunale, compresi incentivi ai dirigenti e persino 111.526 euro in “cancelleria e stampa”, si legge negli atti dell’inchiesta. In questo modo, accusano i magistrati, il Comune di Molfetta per diversi anni ha raggiunto un “fittizio equilibrio economico” e attestato “falsamente” il rispetto del patto di stabilità. Tra le contestazioni più gravi ad Azzollini e la sua amministrazione, quella di aver convenuto con il consorzio di imprese appaltatrici, guidato dalla coop rossa Cmc di Ravenna, una transazione da 7,8 milioni di euro a titolo di compensazione per lo stop dei lavori dovuto alla presenza degli ordigni.

Nonostante questo quadro, nella legge di stabilità appena approvata si annida un articolo inintellegibile ai più, beffardamente inserito alla voce “Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia finanziaria e tributaria”. Per scovare i 10 milioni bisogna cercare (trattenendo il fiato) il riferimento all’articolo 11 quaterdecies comma 20 del decreto legge 203/2005 convertito dalla legge 248/2005. Che rimanda, a sua volta, alla legge 174/2002 sugli stanziamenti per il “completamento della diga foranea di Molfetta”.

Completamento che, peraltro, doveva avvenire entro il 2012, quindi prima del sequestro della magistratura. Oggi i lavori, appaltati alla Cmc, i cui vertici sono indagati, sono realizzati soltanto al 60%. Il finanziamento in questione è entrato nella legge di stabilità dalla porta principale, nel testo preparato dal governo, e quando è stato svelato in Commissione lavori pubblici del Senato ha provocato le proteste del Movimento 5 stelle, ma pare aver lasciato “sbalordito” anche qualche parlamementre Pd. Lo stesso Pd che ha vissuto con parecchi mal di pancia il “salvataggio” di Azzollini in Senato, lo scorso 8 ottobre, dalla richiesta di utilizzo di alcune intercettazioni telefoniche avanzata dalla Procura di Trani, salvataggio per il quale i voti del partito di Matteo Renzi sono risultati determinanti.

Oggi al Municipio di Molfetta siede la nuova giunta di centrosinistra guidata dall’indipendente Paola Natalicchio, che nel giugno del 2013, quando l’inchiesta sul porto era in corso ma non ancora esplosa con la notizia dei due arresti e dei 60 indagati, ha strappato il ballottaggio al candidato di Azzollini, che non poteva più ripresentarsi per raggiunto il limite massimo di mandati. Certo, a caval donato (con i soldi dei contribuenti, s’intende) non si guarda in bocca, e i progetti da finanziare non mancano, ma negli uffici comunali confermano che l’attuale amministrazione non ha fatto alcuna pressione per ottenere questo nuovo stanziamento e che il completamento della “diga foranea”, a cui la legge di stabilità rimanda, non richiede allo stato altri fondi.

Attende soltanto il dissequestro del cantiere e, soprattutto, il completamento della rimozione degli ordigni bellici, a cui lavora dal 2009 lo Sdai (Servizio difesa antimezzi insidiosi) della Marina militare. In più, quando si è insediata, la nuova giunta ha avuto un bel da fare a rimettere ordine nel bilancio, per non correre il rischio di finire a sua volta sotto inchiesta: per esempio un appalto per la costruzione di nuovi marciapiedi, già in corso, è stato annullato e poi rifinanaziato da zero con altre risorse perché anche questo poggiava sui finanzamenti ottenuti per la grande opera portuale. Ma dal cielo di Roma i nuovi fondi della grande opera voluta dal potente senatore Azzollini sono piovuti lo stesso.

L’amministrazione comunale nega informazioni e documenti alla città e il CBM prepara una petizione

Comunicato stampa

L’amministrazione comunale nega informazioni e documenti alla città e il CBM prepara una petizione

Lunedì 1 Dicembre u.s. si è tenuta presso la sala stampa di Palazzo Giovene, a cura del COMITATO BONIFICA MARINA (CBM), una conferenza stampa sulle diverse criticità che minacciano la salute del nostro mare e sullo stato dell’arte delle attività di bonifica.

A fare da ponte con la precedente conferenza pubblica del CBM, tenutasi presso la Sala Finocchiaro l’8 aprile 2014, sono state una serie di clips-video estrapolate dall’intervento del nostro Sindaco Paola Natalicchio tenuto in quella occasione.

Il primo cittadino, allora, invitò la cittadinanza attiva a collaborare con le istituzioni sulle tematiche della bonifica del porto e di Torre Gavetone, nonché sulla necessità di costituire un osservatorio epidemiologico comunale di monitoraggio sugli effetti dell’alga tossica (Ostreopsis ovata). Tutti gli impegni presi pubblicamente dalla amministrazione sono stati tutti completamente disattesi.

Tutte le interpellanze, e successivi solleciti, presentate dal CBM all’amministrazione comunale non hanno mai avuto risposte. Questo atteggiamento poco rassicurante è ancora più inaccettabile dal momento che la nostra comunità è inserita nel circuito delle CITTÀ SANE.

A rappresentare la marineria molfettese Vitantonio Tedesco (Vice Presidente del CBM) che ha delineato un quadro, a dir poco preoccupante, sullo stato di salute del comparto della pesca, flagellato appunto anche dalla presenza di ordigni bellici inesplosi e dalla presenza di anomale masse di mucillagini marine. A tal proposito è stato proiettato un documento filmato di Daniele Marzella e prodotto dal Nucleo Sub Molfetta, in collaborazione del Comitato Bonifica Molfetta, a testimoniare le più importanti criticità del nostro mare; gli ordigni, l’alga tossica e gli scarichi delle acque degli impianti di depurazione.

A fine conferenza è stata illustrata la petizione che il CBM promuoverà nei prossimi giorni in città per :

– l’istituzione di una commissione comunale di studio tecnico-scientifico sull’esposizione cronica alle tossine dell’Ostreopsis ovata (alga tossica);

–   la creazione di un osservatorio che rilevi le ricadute della stessa sull’ecosistema;

– la convocazione di un “Forum cittadino” permanente di comunicazione e informazione sulle problematiche inerenti l’alga tossica.

     Molfetta, 20.12.2014

                                                                                 Comitato Bonifica Molfetta

Chemical city, guai a inalare quei fumi…

di Daniele Camilli – www.tusciaweb.eu

Finita la guerra, della Chemical City non si seppe più niente fino al gennaio del 1996 quando una “nuvoletta” sfuggì al controllo nel corso dell’operazione “Coscienza pulita” investendo in pieno un ciclista che stava passando proprio da quelle parti mandandolo dritto dritto in ospedale.

Lago di Vico – “Passavamo accanto a magazzini aperti, senza porte. Dentro c’erano fusti in orizzontale sopra ad assi di ferro. E’ da quei fusti che usciva un materiale visibile anche di notte, che da terra evaporava. Dovevamo stare attenti a non inalarlo…”.

Andrea, nome di fantasia per garantirgli l’anonimato, ha fatto il militare di leva, tra il ’92 e il ’93, nella Chemical City del lago di Vico. La zona militare voluta dal fascismo nella seconda metà degli anni ’30 per produrre iprite, fosgene e altre armi chimiche per sterminare il nemico.

Durante la prima bonifica della zona militare del lago di Vico – a breve ne seguirà un’altra – vennero trovate “almeno 150 tonnellate di iprite del tipo più micidiale, mescolata con arsenico.

“In più – evidenzia Di Feo nel libro Veleni di Stato – c’erano oltre mille tonnellate di admsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza. E oltre 40 mila proiettili di tutti i calibri”.

Dal terreno sono poi sbucate “60 cisterne di fosgene assassino, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine”.

Molto si è scritto sulla Chemical City e molto è stato fatto grazie alla collaborazione tra associazioni, Legambiente, istituzioni e militari per disinnescare definitivamente una bomba chimica situata a poche decine di metri dal lago di Vico e al confine con una delle più importanti riserve naturali della regione Lazio. Poco si sa della vita quotidiana all’interno della zona militare prima dell’incidente del ’96. Ora sembra aprirsi uno spiraglio.

Quali erano i vostri incarichi all’interno della zona militare del Lago di Vico?
“Facevamo dei pattugliamenti, giorno e notte. Svolgevamo un servizio di guardia armata con la possibilità di sparare a vista e dovevamo stare molto attenti ai giornalisti. Il pattugliamento consisteva in un percorso, che effettuavamo prevalentemente di notte. Passavamo accanto a dei magazzini privi di porte. Erano completamente aperti. E al loro interno c’erano dei fusti messi in orizzontale sopra delle assi di ferro che li tenevano alzati da terra. E dai fusti usciva del materiale visibile anche di notte. Il materiale che usciva formava poi dei ruscelletti che si infiltravano nel terreno. Inoltre, dai ruscelletti veniva su anche del fumo. Come se quel materiale stesse evaporando. E dovevamo stare molto attenti a non inalare questi fumi”.

Erano previste delle protezioni per i soldati di pattuglia?
“Sì. Avevamo delle maschere antigas. Però non le indossavamo mai. Quando passavamo davanti ai magazzini che contenevano i fusti… trattenevamo il fiato”.

Quale era la distanza tra voi e i magazzini?
“Circa una ventina di metri”.

Perché non indossavate le maschere antigas?
“Perché eravamo giovani e ingenui. Ovviamente il maresciallo ci diceva di indossarle, soprattutto se vedevamo fuoriuscire del fumo”.

Sapeva che i fusti contenevano sostanze chimiche?
“No. Ne eravamo completamente all’oscuro. Tant’è vero che il nome Chemical City l’abbiamo scoperto dopo. Noi la chiamavamo la “Polveriera”. L’unica cosa che ci avevano detto era che dovevamo fare i pattugliamenti”.

Quanti fusti ci saranno stati?
“Non ricordo bene, probabilmente oltre cento a magazzino”.

Come si strutturava la zona militare del Lago di Vico?
“C’era una casa a due piani, dove si trovava il reparto e da dove partivamo per i pattugliamenti. Al pian terreno si mangiava e al primo piano si trovavano i dormitori. Lì sotto c’era una garitta che puntava direttamente verso il cancello. Quando eravamo di pattuglia si passava in mezzo al bosco dove si trovava un sentiero che si avvicinava sempre di più ai magazzini. Saranno stati in tutti 5 capannoni, gli ultimi due pieni di maschere antigas e casse chiuse. Dopodiché c’era una villetta. Lì era vietato arrivare. L’ordine era di passare ad almeno 200 metri di distanza perché – ci dicevano – potevamo entrare a contatto con delle radiazioni. Subito dopo si scendeva a valle e il percorso ‘costeggiava’ il lago fino a ritornare al punto di partenza”.

Quanti eravate all’interno della zona militare?
“Se non sbaglio, eravamo in tutto dalle 12 alle 14 persone. C’erano anche delle guardie giurate”.

Da quante persone era composta la pattuglia?
“Due persone che si alternavano con altre due ogni tre ore”.

Ci sono mai state delle persone che sono svenute?
“Uno di noi si è sentito male. Anche io ho avuto dei giramenti di testa. Ma nessuno di noi ha ricollegato il malore alla fuoriuscita di materiale dai fusti”.

Lei si è mai avvicinato ai fusti?
“Sì, una volta l’ho fatto. Trattenendo il respiro. Il fusto era lacerato e usciva del materiale”.

Daniele Camilli

Cosa è accaduto a Torre Gavetone il 2 e 3 dicembre, ricognizione o bonifica?

Mentre attendiamo ancora risposte dall’Amministrazione Comunale alle nostre interrogazioni, denunce e diffide, la scorsa settimana al silenzio delle istituzioni, si è aggiunta la beffa. L’ufficio stampa del Comune nella mattinata di sabato 29 novembre ha pubblicato sul sito istituzionale un comunicato stampa in cui si diceva:

“Partirà martedì 2 dicembre 2014 la prima operazione di ricognizione per la bonifica dagli ordigni bellici delle acque di Torre Gavetone. Quel tratto di costa è tra le spiagge libere più amate dai molfettesi ma abbiamo dovuto vietare la balneazione per la nota presenza di ordigni bellici. È per questo che siamo grati alla Marina Militare per aver accolto il nostro invito a operare anche in quella zona da anni oggetto di interdizione”…. E poi : “Il nucleo Sdai – spiega il sindaco – ha nelle ultime settimane effettuato la bonifica in un’area importante del porto, una zona di ingresso ad alta densità di ordigni, inerti e cavi in acciaio che sarà presto interessata dai lavori di messa in sicurezza. Come previsto dal contratto dopo lo Sdai entra in acqua una società privata incaricata di effettuare nelle stesse aree la verifica necessaria per ottenere la seconda e definitiva certificazione delle aree. Durante questa seconda fase il nucleo Sdai è libero di operare e per questo motivo abbiamo richiesto l’intervento nella zona antistante Torre Gavetone”.

Il sindaco ha anche emanato un’ordinanza di interdizione al traffico veicolare e pedonale dell’area a ridosso di Torre Gavetone, nel tratto compreso tra l’area di parcheggio terza cala fino al confine col Comune di Giovinazzo per una distanza dalla battigia fino a cinquanta metri, verso l’entroterra.

Un’ordinanza “fuori ordinanza”, sarebbe il caso di dire, perché oltre ad essere stata pubblicata alle ore 13,00 del 1 dicembre u.s., quindi 48 ore dopo l’annuncio dell’ufficio stampa e dopo l’inizio delle cosiddette “attività di ricognizione per la bonifica” annunciate dal Sindaco. Infatti, l’ordinanza così recitava: Ordinanza di interdizione al traffico veicolare e pedonale dell’area a ridosso di Torre Gavetone, nel tratto compreso tra area di parcheggio terza cala fino al confine con il Comune di Giovinazzo per operazioni di bonifica specchio acqueo antistante la battigia” (Ord. n. 79046 del 28.11.2014). Il Sindaco, ordina altresì al Vice-Comandante della Polizia Locale-Municipale ci concordare con le associazioni di volontariato preposte alla protezione civile di mettere a disposizione le unità di personale, necessarie a garantire la sicurezza della pubblica e privata incolumità, secondo le direttive impartite dal comandante del Nucleo SDAI di Taranto. Ebbene, la mattina dell’1 Dicembre abbiamo voluto verificare l’attendibilità del comunicato stampa del 29 novembre; dopo aver constatato che all’albo pretorio fino alle 12.00 non era stata pubblicata alcuna ordinanza e nemmeno il sito della Capitaneria di Porto riportava alcuna notizia, siamo giunti a Torre Gavetone, ma non abbiamo notato, almeno fino alle 12.30, alcuna attività.

Eppure l’ordinanza (che è apparsa nella tarda mattinata del 1 dicembre sul sito del comune) parlava di inizio bonifica dall’1 al 3 dicembre. L’unica novità era il transennamento della battigia della zona antistante la pinetina di Torre Gavetone. Abbiamo ricevuto notizie delle attività svolte nei giorni 2 e 3 dicembre, ma non risulta esserci stato alcun salpamento di ordigni con relativo trasferimento in cava, o altro sito, con relativo brillamento. Tra l’altro sono state pubblicate le foto del sindaco e assessore in compagnia di Polizia Municipale e volontari che passeggiavano tranquillamente nella zona interdetta dalla dubbia ordinanza n. 79046 del 28.11.2014. Forse si riferiva alla loro incolumità quando nell’ordinanza si invocava la presenza di Forze di Polizia e volontari necessarie a garantire la sicurezza della pubblica e privata incolumità”? A questo dobbiamo aggiungere anche la presenza di inconsapevoli cittadini a bordo di piccole imbarcazioni che pescavano polpi a pochi metri dai mezzi militari e all’interno delle coordinate interdette senza che alcun pubblico ufficiale presente li abbia invitati ad allontanarsi.

Pertanto, non essendo molto chiara la situazione, ci chiediamo che tipo di attività abbiano realmente svolto i militari dello SDAI nelle mattinate del 2 e 3 dicembre? Il comunicato del 29 dicembre parlava di “prima operazione di ricognizione”, mentre l’oggetto dell’ordinanza del 28.11.2014 parlava di “operazioni di bonifica specchio acqueo antistante la battigia”. Non crediamo si possa giocare con le parole quando si tratta di sicurezza e salute pubblica, la cittadinanza deve conoscere la verità ed essere aggiornata sulla presenza di ordigni convenzionali e chimici nello specchio acqueo antistate Torre Gavetone e all’interno delle coordinate dell’Ordinanza del 3.2.2011. Il Sindaco risponda a queste domande e anche a quelle che abbiamo inoltrato, con sollecito e diffida, da aprile ad oggi.

Il consiglio di gestione    “Comitato Bonifica Molfetta”

Ordinanza.T.Gavetone1.12.2014

NO TRIV… Un nuovo capitolo

notriv-terradibari.blogspot.it

Apprendiamo dal sito del Ministero dell’Ambiente che lo Stesso ha richiesto in data 14/11/2014, alla Global Petroleum Limited, d’integrare i documenti inviati dalla società australiana in merito ai quattro permessi di ricerca d’idrocarburi liquidi e gassosi lungo le coste pugliesi, risalenti ad inizio giugno.
Importante è il riferimento agli ordigni inesplosi presenti nella zona individuata dalla multinazionale australiana per le ricerche, come documentato dalle osservazioni inviate dal Comitato Bonifica di Molfetta.
Come Coordinamento No Triv Terra di Bari pensiamo che questo sia un primo passo per chiedere il definitivo annullamento delle quattro richieste della Global Petroleum. Se l’azienda invierà tra 60 gg. i documenti richiesti dal Ministero, saremo pronti sul piano amministrativo a confrontarci con nuove osservazioni e sul piano politico a coinvolgere tutte quelle parti sociali che in questi anni si sono opposte alla scellerata politica delle trivellazioni dentro e fuori della Puglia, proseguendo il percorso intrapreso quest’estate.
Le integrazioni richieste dal Ministero ribadiscono, seppur a grandi linee, quanto siano dannose per l’habitat marino le operazioni di ricerca condotte dalle multinazionali del petrolio. Ci sembra, però, importante sottolineare come lo stesso Ente sia poco attento o non conosca i nostri fondali, tanto da accettare le richieste della Global Petroleum nonostante le carte nautiche e della marina militare indichino la pericolosità del sito scelto per le stesse a causa della presenza di numerose quantità d’ordigni bellici della seconda guerra mondiale e del conflitto nella ex – Jugoslavia. Forse le scelte di sviluppo sono più importanti dell’incolumità delle persone (e di coloro che avrebbero condotto le operazioni di ricerca in caso di autorizzazione ministeriale)!
Adesso più che mai è importante che i comuni interessati dalle richieste, ovvero, Molfetta, Giovinazzo, Bari, Mola, Polignano, Monopoli, Fasano, Ostuni, Carovigno, Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo, si attivino per chiedere alla Regione Puglia di ricorrere alla Corte Costituzionale per l’abrogazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia, creando un fronte comune che dal Salento alla Capitanata reclama la tutela dell’autonomia dei territori rispetto alle scelte energetiche del governo centrale.
Questo spiraglio che si apre può e deve portare a creare un fronte ampio che si opponga a tutte le altre richieste presentate sul territorio pugliese e supporti quelle regioni che oggi si stanno attivando contro il decreto Sblocca Italia.
La collaborazione tra “comitatini” ha dimostrato come le competenze di chi lavora quotidianamente sulle emergenze ambientali siano indispensabili nel confronto con processi economici spudorati che non hanno rispetto dei luoghi da cui intendono trarre profitto. Non essendo stati ascoltati a fine luglio, quando inviammo le osservazioni insieme al Comitato Bonifica di Molfetta, al Coordinamento No Triv Mediterraneo ed all’Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi, dalle amministrazioni locali che hanno scelto di non farle proprie, oggi auspichiamo un confronto serio sui territori che metta la politica di fronte alle vere responsabilità ed alla necessità di risolvere, prima di tutto, le emergenze ambientali provocate da scelte di sviluppo scellerate.

Stabilità, 10 milioni al porto di Molfetta. Per cui è indagato il senatore Azzollini

www.ilfattoquotidiano.it

La legge di stabilità destina 10 milioni di euro per il completamento del porto di Molfetta (Bari). Non solo Palazzo Madama ha bloccato l’uso delle intercettazioni del senatore e presidente della commissione Bilancio Antonio Azzollini (Ncd), indagato per la presunta maxifrode per quello stesso progetto (risalente a quando era sindaco), ora arriva anche il nuovo finanziamento. I cantieri sono attualmente sotto sequestro e per di più i lavori sono stati fermati per la presenza di numerose mine belliche nelle acque del futuro scalo.

L’annuncio del finanziamento è avvenuto oggi in commissione Lavori pubblici al Senato. “Quando la relatrice”, racconta a ilfattoquotidiano.it il senatore M5s Andrea Cioffi, “del Partito democratico Laura Cantini è arrivata al punto sul porto di Molfetta siamo rimasti tutti stupiti. Anche nella maggioranza Pd ci sono stati commenti sbalorditi: ‘Non ci facciamo ridere dietro ancora una volta’, ha detto qualcuno”. Azzollini è anche presidente della commissione Bilancio a Palazzo Madama e questo, secondo i 5 stelle, avrebbe influito sulla decisione di finanziamento: “Siamo sicuri che ha avuto un ruolo nella stesura della legge di stabilità e ci sembra una decisione davvero sospetta. Al di là delle valutazioni infrastrutturali, è una scelta fuori luogo. E per questo chiediamo lo stralcio di questo passaggio”.

Il passaggio che prevede il finanziamento al porto di Molfetta compare nel testo della legge di stabilità ora in discussione al Senato: “Per quanto riguarda”, si legge, “le variazioni introdotte con il disegno di legge in esame, all’interno della missione 3, (“Relazione con le autonomie territoriali”), si segnala un rifinanziamento di 10 milioni di euro per l’anno 2015, relativo agli interventi per il completamento della diga foranea di Molfetta”

Caparezza folgorato da Stendhal

 di Angela Mayr – ilmanifesto

Sotto i folti ricci si è instal­lato un plo­tone di bol­sce­vi­chi, «trotz­ki­sti» pun­tua­lizza men­tre pran­ziamo in un risto­rante romano. Nella piazza Rossa di Mosca è stato arre­stato dalla poli­zia per­ché ritratti le sue idee, così nel nuovo video che accom­pa­gna Avrai ragione tu nuovo sin­golo del suo ultimo album Museica che si è por­tato a casa oltre a un disco di pla­tino anche una pre­sti­giosa Targa Tenco come «miglior disco 2014» che gli verrà con­se­gnata que­sta sera. Capa­rezza comu­ni­sta? «Nel dub­bio pre­fe­ri­sco l’ideologia al ‘cogno­mi­smo dei giorni nostri’dice. Insomma meglio comu­ni­sti che ren­ziani, gril­lini.… Tra realtà e fin­zione la testa di Michele Sal­ve­mini in arte Capa­rezza vola alto, tra molti mondi. Desti­na­zione pre­fe­rita chi­na­town , la città dell’inchiostro, della scrit­tura pro­di­gio di sal­vezza, «basta un foglio bianco altro che Freud» come spiega l ‘omo­nima can­zone. Album auto­pro­dotto che scop­pia di can­zoni –per alcune non c’era più posto– e temi, con­ce­pito come audio­guida al pro­prio museo per­so­nale museica.

Intanto sono rico­min­ciati i con­certi del can­tau­tore rap­per di Mol­fetta lungo lo sti­vale, dopo una paren­tesi «live» prima euro­pea e poi ame­ri­cana. Reduce di un tour prima euro­peo e poi ame­ri­cano lo abbiamo incon­trato a Roma, pochi giorni dopo.

Hai vinto la targa Tenco
È un pre­mio che mi fa dav­vero pia­cere rice­vere a dif­fe­renza di altri pen­sati solo per avere un arti­sta o qual­cuno di popo­lare in un certo posto. Qui c’è una giu­ria di gior­na­li­sti, per­sone che non ho pagato per otte­nerlo. Mi inor­go­gli­sce per­ché ho messo l’anima per fare que­sto cd e credo che sia piut­to­sto com­plesso rispetto a molte cose che ascolto in giro.

Lo spunto del disco sono alcuni capo­la­vori dell’arte moderna e non dal sociale e dalle dif­fi­coltà del reale così come ci hai abi­tuato. Per­ché?
A 41 anni sen­tivo la neces­sità di con­cen­trarmi su qual­cosa che mi pia­cesse. Sic­come sono una per­sona par­ti­co­lare, e rara­mente mi piac­ciono le cose, ho una visione della vita, anche sor­ri­dendo, piut­to­sto nega­tiva. Tutto ciò che di posi­tivo mi col­piva era di ori­gine crea­tiva, let­te­ra­tura, cinema, danza, musica pit­tura. A met­termi in crisi le mie lacune sulla pit­tura che ho voluto col­mare stu­diando e visi­tando musei. Lì ho avuto le mie fol­go­ra­zioni, le mie sin­dromi di Stendhal.

Le situa­zioni dif­fi­cili, la rab­bia da ela­bo­rare. Que­sto motore non c’è più?
Que­sta cosa c’è sem­pre, la mia scrit­tura è rea­zio­na­ria, uso una brutta parola. Rea­zio­na­ria, nel senso che ricevo qual­cosa che mi infa­sti­di­sce e rea­gi­sco di con­se­guenza. Io che non ho que­sta visione edi­fi­cante dell’essere umano in gene­rale tro­van­domi di fronte a que­ste opere che met­tono in risalto la figura umana, sal­vano la figura stessa, capo­vol­gendo la mia visione gene­rale del mondo. Non che sia meno cata­stro­fi­sta di prima, però sicu­ra­mente più solare.

La scin­tilla ini­ziale di museica è par­tita da Van Gogh. «..fai la coda per lo smart­phone, tu sei pazzo Mica van Gogh» recita la canzone.

Alcuni aspetti della parte che cri­tico (i ragazzi messi a con­fronto con il pit­tore, nda) sono anche miei e di molti di noi. Mi ha col­pito la genia­lità di Van Gogh, la sua osses­sione per l’arte che era per lui qual­cosa di più, il suo espres­sio­ni­smo, il punto di vista per­so­nale nelle sue raf­fi­gu­ra­zione. In par­ti­co­lare La natura morta con bib­bia per la sua rap­pre­sen­ta­zione dei due mondi incon­ci­lia­bili tra padre e figlio: la bib­bia del padre al cen­tro, aperta, e il volume di Emile Zola ‘La gioia di vivere’ che Vin­cent non doveva leg­gere chiuso in un angolo. Ho pen­sato che non poteva certo essere l’opera di un folle, ma di una per­sona con una luci­dità spic­cata e sen­si­bi­lità molto alta.

In quali aspetti di Van Gogh ti iden­ti­fi­chi di più?

Credo nell’ossessione, quella che mi porta forse ad essere intrat­ta­bile durante la pre­pa­ra­zione dei dischi. L’ossessione della ricerca, di come viene un pezzo, la paura di non essere accet­tato, giu­di­cato, che era un po’ la sua, di non essere capito, di venire recen­sito in malo modo, come I man­gia­tori di patate che furono recen­siti come un quadraccio.

‘Comun­que dada’ è la can­zone più didat­tica dell’album, spiega alla per­fe­zione cosa era quel movimento…

Il dadai­smo mi ha fol­go­rato, è diven­tato una mia pic­cola osses­sione. Tutto, dal con­te­sto sto­rico dei dadai­sti al loro rifiuto di andare in guerra per ritro­varsi poi in un ter­ri­to­rio neu­trale a Zurigo. Creare un arte che distrug­gesse l’arte men­tre fuori si distrug­geva l’umanità. Que­sto ripar­tire da zero, un per­corso che è nato e poi morto, per­ché non poteva reg­gere. Sono i padri dell’arte moderna, trovo geniali le loro intui­zioni. A me piace poi molto l’idea del diser­tore, la trovo molto patriot­tica. Per­ché in fondo il diser­tore decide di non pat­teg­giare per quella parte di patria, per quel modello di patria, met­tendo a rischio e peri­colo la sua vita. Anche chi va in guerra rischia la vita, però lo fa con tutti gli onori del caso, men­tre il diser­tore viene sem­pre visto come un vile. Non c’è niente di vile nell’avere la con­sa­pe­vo­lezza che la vita è una sola, è piut­to­sto razio­ci­nio. Hugo Ball che si inven­tava le parole ha molto più senso dell’intera arma bel­lica. Mi sono inna­mo­rato del dadai­smo, ma mi sono reso conto che non poteva soprav­vi­vere, doveva diven­tare altro..

‘La mia testa nei morsi di gogna, i sensi di colpa nei sorsi di cognac’ in Fai da tela. Stu­pi­sce leg­gere que­ste parole pen­sando ai tuoi suc­cessi sem­pre cre­scenti, al pub­blico che ti adora.

In quel testo mi rife­ri­sco ai giu­dizi. Non tutti sono dei miei esti­ma­tori, c’è chi mi cri­tica mosso da pre­giu­di­zio. Lo scon­forto è anche se qual­cuno mi ha rite­nuto non meri­te­vole delle atten­zioni che ricevo. Sono stato oggetto di cri­ti­che feroci da parte di gente che fa rap in Ita­lia, sem­pli­ce­mente per­ché riten­gono il genere ‘di loro pro­prietà. L’unica ancora di sal­vezza, al meno per me, è ras­se­gnarmi: l’essere umano è fatto così. A volte deve distrug­gere, ecco per­ché dico fai da tela.

So che in pas­sato hai dovuto subire attac­chi ed offese pesan­tis­simi. E’ una ferita rima­sta aperta? Nel Sogno ere­tico, tuo album pre­ce­dente, quella tema­tica era sparita

Ha cam­biato pelle, per­ché in Gior­dano Bruno comun­que par­lavo anche dei suoi tor­menti in maniera diversa, l’eretico che viene bru­ciato per le sue idee per saziare la fame di vio­lenza e di ven­detta del pub­blico. L’esposizione sulla pub­blica piazza. È que­sto essere oggetto di vio­lenza, anche di scherno, è una ferita sem­pre aperta. Si creano mito­lo­gie intorno a te quando diventi popo­lare. Col web poi è espo­nen­ziale: si leg­gono dei com­menti in rete agghiac­cianti. Una forma di odio che non posso far finta che non esi­sta, al limite la metabolizzo.

Par­liamo di una tua can­zone diven­tata cult Eroe, forse la più bella can­zone sul lavoro moderna. Per Renzi gli eroi sono gli imprenditori…

Io sostengo che gli ope­rai siano alla base di tutto. Sono gli ope­rai che fanno in modo che esi­sta l’imprenditore. Un impren­di­tore senza ope­rai non può esi­stere. Men­tre può esi­stere una fab­brica senza impren­di­tori se gli ope­rai si autogestiscono.…

Cosa pensi dell’abolizione dell’articolo 18 voluto dal governo Renzi

È pos­si­bile che io abbia dei limiti cere­brali ma pro­prio non rie­sco a capire che rela­zione ci sia tra la cre­scita di un’impresa e il licen­zia­mento di un ope­raio bises­suale, o comu­ni­sta, testi­mone di Geova, con la «erre» moscia. Per­ché licen­ziare un lavo­ra­tore per futili motivi dovrebbe por­tare un’impresa a cre­scere eco­no­mi­ca­mente. Per­ché pagar­gli una buona uscita dovrebbe essere più remu­ne­ra­tivo che integrarlo?

Chiu­diamo con la Puglia. Hai mai pen­sato di fare un’ opera rock sulle sue cri­ti­cità, come le bombe chi­mi­che di Mol­fetta, la minac­cia tri­velle, il quar­tiere Tamburi.

No, non ho mai pen­sato di fare un’opera rock sulla Puglia. Sento di aver già messo in luce le con­trad­di­zioni della mia regione per cui sarebbe poco sti­mo­lante per me tor­nare ad affron­tare l’argomento. Con­ti­nuerò a farmi gui­dare dalla mia «luc­ci­canza» come in Shi­ning, giu­sto per fare un esem­pio rassicurante.

Corruzione, il Senato reagisce e dà un segnale: salvati due politici indagati

di F. Q. – www.ilfattoquotidiano.it

Il Pd commissariato a Roma, un assessore comunale e un consigliere regionale costretti alle dimissioni. E il premier-segretario Matteo Renzi che giusto ieri sera a Bersaglio mobile di Enrico Mentana riproponeva il “daspo” a vita per i corrotti, una sorta di “eragastolo”, così lo ha definito, che li tenga lontani per sempre dalla gestione della cosa pubblica. Ma alla prova dei fatti, l’effetto del terremoto provocato dall‘inchiesta Mafia capitale si è già smorzato. In aula al Senato il Pd ha votato contro l’autorizzazione all’uso di alcune intercettazioni contro il parlamentare Ncd Antonio Azzollini, indagato nell’inchiesta sugli appalti per il porto di Molfetta, in provincia di Bari. La decisione rispecchia a linea tenuta dal Pd in giunta per le immunità il 7 ottobre, che aveva provocato una mezza rivolta nel partito, con il senatore Felice Casson (membro della giunta) che si era autospeso dal gruppo bollando la scelta come una “difesa della Casta” e Pippo Civati che aveva vergato un post di fuoco chiedendo “spiegazioni”. Spiegazioni poi fornite a ilfattoquotidiano.it dal capogruppo Giuseppe Cucca, secondo il quale le intercettazioni in cui era rimasto impigliato il parlamentare – in modo indiretto – perché alcuni suoi interlocutori avevano il telefono sotto controllo “non erano casuali, nel senso che i pm sapevano che Azzollini, essendo sindaco di Molfetta, era un interlocutore degli indagati”. Quindi, secondo Cucca, i magistrati avrebbero dovuto “chiedere l’autorizzazione”.

Ma non è tutto: con una giravolta rispetto al voto espresso in Giunta per le elezioni, i dem hanno bloccato l’utilizzo delle intercettazioni per il loro compagno di partito Antonino Papania, indagato a Palermo per corruzione, con l’accusa di aver garantito appalti in cambio di assunzioni clientelari. Il 19 novembre, in Giunta i rappresentanti Pd si erano divisi, e così, con un solo voto di scarto, era passato il via libera solo ad alcune delle conversazioni richieste dal Tribunale del capoluogo siciliano. Questo dopo che il gip aveva già ridotto la portata della richiesta del pm, limitando il numero delle intercettazioni da poter utilizzare. E pazienza se Papania era già da tempo stato definito “impresentabile” dalla commissione di garanzia del Pd, in occasione delle politiche del 2013.

Oggi, in aula, un’ulteriore retromarcia, con la scelta di rimandare il dossier in giunta. A innescare la decisione, l’intervento del senatore palermitano di Gal Mario Ferrara, che ha sollevato perplessità sulla datazione di alcune intercettazioni. Tanto è bastato perché il Pd, con Lega, Fi e Ncd, votasse per il rinvio in giunta, lasciando soli a protestare il Movimento 5 Stelle e alcuni rappresentanti del gruppo Misto. “E’ grave la scelta del Pd – ha commentato Maurizio Buccarella, M5S, relatore della richiesta di concessione dell’autorizzazione – soprattutto il giorno dopo la decisione di commissariare il partito romano per fatti di corruzione e mafia”. E sempre i 5 Stelle fanno notare che la decisione di sospendere l’esame per far tornare di nuovo tutto in Giunta si vota con la semplice alzata di mano, “senza che resti alcuna registrazione di chi abbia votato a favore o contro”. Risultato, un conseguente allungamento dei tempi che potrebbe determinare lo stralcio della posizione di Papania dal procedimento penale attualmente in corso.

Il relatore Buccarella (M5S): “Scelta grave proprio dopo il commissariamento del Pd romano Papania, si legge nella relazione di Buccarella che ripercorre le accuse dei magistrati palermitani, “nell’ambito della gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) Trapani 1, diretto da Salvatore Alestra, avrebbe istituito un accordo criminoso”. La gestione dei rifiuti è stata data in concessione all’Aimeri Ambiente Srl. Papania avrebbe ricevuto da Orazio Colimberti, direttore dell’Area Sud della concessionaria, “in più occasioni utilità consistite nell’assunzione di numerose persone a lui gradite e da lui segnalate”. In pratica, “in cambio dell’assunzione di personale imposto da Alestra e dal senatore Papania”, Colimberti avrebbe ottenuto per la sua società “il benestare degli organi di governo ambientale sugli appalti e sull’irregolare svolgimento del servizio”. E questo si sarebbe protratto, sempre secondo l’accusa, dal 2010 fino al maggio 2012.

Molto pesante anche il quadro dipinto dagli investigatori pugliesi intorno ad Azzollini, attuale presidente della Commissione bilancio di Palazzo Madama. Il senatore Ncd è indagato nell’inchiesta sulla presunta maxifrode da 150 milioni per la costruzione del nuovo porto di Molfetta. Le indagini della procura hanno accertato che per la realizzazione della diga foranea e del nuovo porto commerciale sia stato trasferito in favore del Comune barese, di cui all’epoca dei fatti Azzollini era sindaco, un ingente “fiume di denaro pubblico”: oltre 147 milioni di euro, 82 milioni dei quali ottenuti dall’ente comunale, a fronte di un’opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro. Ma la Giunta per le immunità ha aspettato ben 9 mesi prima di esprimersi sul caso.