Processo sul porto di Molfetta, si è concluso il lungo esame del Lgt. della Guardia di Finanza Roberto Serafino

Si è tenuta oggi una nuova udienza per il processo sul nuovo porto di Molfetta. Nelle ultime udienze si è proceduto all’esame del Luogotenente Roberto Serafino in servizio presso il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, Sezione Anticorruzione, autore di diverse e corpose informative redatte nell’ambito delle indagini preliminari. Una lunga narrazione dalla genesi dell’inchiesta e dall’analisi delle forniture, il dubbio sulla qualità del materiale che giungeva in cantiere, la mancata tutela del posidonieto d’interesse comunitario, le ispezioni nelle cave, le fasi dei dragaggi e i ritardi delle relative autorizzazioni, i reati ambientali, il mancato rispetto delle prescrizioni ministeriali, la presenza di ordigni e l’occultamento di parte di essi, e tanto altro ancora. Nella prossima udienza, prevista per il prossimo 23 aprile, è previsto il contro-esame del  teste Roberto Serafino da parte degli avvocati delle parti civili del Ministero dell’Ambiente e dell’Interno, della Regione PugliaComune di Molfetta, della LegambienteCircolo di Molfetta” e del “Comitato cittadino per la bonifica marina a tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre (Comitato Bonifica Molfetta) e dei difensori degli imputati

Dopo la sentenza breve del 5 marzo scorso, escono di scena cinque imputati; Barbara Luca, Didone Maurizio, Mattiello Giuseppe per alcuni reati andati in prescrizione e l’estinzione del reato per morte di Matteucci Massimo e Scrimieri Pietro, ora il processo continua nei confronti di 36 imputati e non più 41.

Riteniamo degna di nota la prescrizione dei reati dell’ex Tenente Giuseppe Mattiello, oggi Capitano, che era stato rinviato a giudizio con Vincenzo Balducci (per Mattiello i reati sono prescritti, invece Balducci ha rinunciato alla prescrizionein relazione ai reati di cui agli artt. 317 (entrambi), 378 (solo il Mattiello) c.p., 196, commi 1 e 2, c.p.m.p. (solo il Mattiello), perché, entrambi pubblici ufficiali. 

Il Mattiello, quale ex Comandante della Tenenza G.d.F. di Molfetta e il secondo, quale dirigente del Settore dei Lavori Pubblici del Comune di Molfetta, abusando delle rispettive qualità e poteri, tenevano le seguenti condotte minatorie con le quali costringevano e, comunque, inducevano i marescialli della Guardia di Finanza Giuseppe Ciullo e Pio Crispino, entrambi in servizio presso la Tenenza G.d.F. di Molfetta ed impegnati in attività di polizia giudiziaria presso il cantiere del nuovo porto commerciale di Molfetta, a non proseguire oltre negli accertamenti relativi alla natura del materiale inerte che, in quel momento, stava per essere scaricato nel predetto cantiere da n. 6 automezzi pesanti a cura della ditta DELL’ERBA Gaetano di Trani:

– il Mattiello, sopraggiunto in borghese nel corso dei controlli ed urlando, proferiva le seguenti parole nei confronti dei suoi inferiori di grado “sono cazzi vostri, qua nessuno vi ha autorizzati! “, così anche offendendo l’onore, il prestigio e la dignità dei predetti sottoposti marescialli;
– il Balducci, sopraggiunto nel cantiere nel corso dei controlli, proferendo nei confronti degli ufficiali di polizia giudiziaria operanti le seguenti parole (al Ciullo) “andate via che qua c’è Roma dietro!” -così implicitamente minacciando ritorsioni da parte del Sindaco di Molfetta Antonio Azzollini, Senatore della Repubblica e comunque da parte del Governo Centrale – e (al Crispino) “ fate attenzione che questa è una cosa più grande di voi! ”.
Il Mattiello, inoltre, con la condotta minatoria di cui sopra impediva il sequestro probatorio di iniziativa degli automezzi pesanti (che si dileguavano con il loro contenuto da analizzare) e, in tal modo, aiutava i responsabili dei probabili reati di cui all’art. 356 c.p e di cui all’art. 256 D. Lvo n. 152 del 2006 ad eludere le investigazioni dell’autorità  (In Molfetta il 12.6.2008).

Giova qui riportare quanto riferito all’allora P.M. Michele Ruggiero dal Maresciallo Capo Giuseppe Ciullo e dal Maresciallo Capo Pio Crispino (in data 09.02.2010; fogli 185 e 190 del fascicolo n. 1592-2009) in relazione a quanto accadde quel 12.6.2008:

  • CIULLO Giuseppe: “Da almeno un mese prima di quell’intervento io ed il collega Crispino assistevamo al continuo passaggio davanti alla nostra caserma, vicina al cantiere di cui ho detto, di mezzi pesanti che, privi di teli di copertura, trasportavano rocce e terriccio che si disperdeva in nubi di polvere sollevandosi dai cassoni”;
  • CRISPINO Pio: “Ricordo che quell’indagine era stata da me intrapresa a seguito di attività info-investigativa che mi aveva riferito di frodi nella pubblica fornitura dei materiali impiegati nella realizzazione dei lavori suddetti (lavori il cui cantiere si trovava assai vicino alla nostra caserma). In particolare avevamo appreso che la ditta che doveva fornire il materiale lapideo da posare in banchina, c.d. tout venant, in realtà forniva a C.M.C. (aggiudicatrice dell’appalto) terriccio e pietre di scarto rivenienti da cumuli di scarti in discariche dimesse: detto materiale, di basso costo e qualità e comunque inidoneo all’esecuzione delle opere in corso ed appaltate, avevo visto viaggiare su mezzi pesanti privi di teloni di copertura; avevamo avuto modo di vedere direttamente (perché passavano più volte al giorno dinanzi alla caserma) nuvole di polvere rossa alzarsi dai cassoni in transito (decine di camion al giorno per almeno un mese, prima del nostro intervento del 12/6/2008), ma anche scaricare quella mistura di terra, sabbia e pietra, qualificabile come rifiuto speciale, direttamente in mare: una volta scaricato in mare, la pala meccanica immergeva il braccio meccanico nello specchio acqueo (frattanto diventato rossastro come il colore argilloso riversato) e letteralmente dilavava il materiale che veniva poi sparso in banchina e compattato: era un’attività che veniva fatta quotidianamente. Io stesso seguii uno dei mezzi pesanti nel tragitto dal cantiere alla cava e filmai con delle riprese h24  il carico di quel materiale – ripeto qualificabile come rifiuto – presso una cava dimessa in agro di Bisceglie: carico prelevato da una montagnola di rifiuti costituenti scarti di roccia. Era netta la differenza di quei materiali rispetto a quelli in precedenza forniti alla CMC dalla ditta Di Salvo che effettuava carichi di pietra bianca sempre dello stesso colore, su mezzi muniti di copertura e senza dispersione in atmosfera di pulviscolo.”
  • CIULLO Giuseppe: “Sul posto erano presenti n. 6 mezzi pesanti carichi di terra e roccia condotti da sei soggetti che provvedemmo ad identificare; rilevammo che vi erano eccedenze di diversi quintali sul peso massimo consentito sui convogli e per questo due militi condussero i trasportatori nella vicina caserma per la redazione delle contravvenzioni. Io ed il mar.llo Crispino unitamente al prof. Laricchiuta restammo sul cantiere e facemmo ingresso nel container adibito ad ufficio dove a riceverci vi era il direttore Barbara Luca che ci esibì i documenti di trasporto della merce caricata sui mezzi che noi bloccammo per accertamenti sulla natura e composizione del materiale caricato. Avrebbe dovuto trattarsi di fornitura di c.d. “tout venant” mentre appariva ictu oculi, a vista, che si trattava di mistura di terriccio, pietre: gli stessi rapporti di prova che risultavano rilasciati dal prof. Nuovo in relazione ad alcuni carichi evidenziavano la natura del carico in termini non già di tout venant ma – come io e Crispino avevamo direttamente visionato – rifiuti speciali (terra argillosa e rocce) che la pala meccanica vedevamo spargeva sul molo facendo sollevare nubi di polvere rossa. Poiché, quindi, appariva evidente che eravamo al cospetto di rifiuti speciali inidonei alle opere in via di esecuzione, trasportati (quindi gestiti) senza le prescritte autorizzazioni e f.i.r. ed infine abusivamente scaricati in mare e sparpagliati per terra, era evidente che eravamo al cospetto della consumazione del reato di gestione abusiva dei rifiuti e di discarica abusiva e che era nostra intenzione valutare se procedere ad un sequestro preventivo”;
  • CRISPINO Pio: “Ebbene, a seguito di dette mie preliminari indagini decidemmo di intervenire sul cantiere il 12/6/2008 unitamente al collega Ciullo ed ai graduati Salzano, Pretorino e Lucia. La verifica era da noi effettuata al fine di confermare ulteriormente i nostri sospetti su violazioni della normativa ambientale con riguardo ai materiali utilizzati per il riempimento del tratto terminale della “banchina giorno”. Giungemmo sul cantiere unitamente all’ausiliario di p.g. prof. Laricchiuta ed al tecnico di prevenzione dell’ASL dr.ssa Giovine. Sul posto erano presenti n. 6 mezzi pesanti carichi di terra e roccia condotti da sei soggetti che provvedemmo ad identificare; rilevammo che vi erano eccedenze di diversi quintali sul peso massimo consentito sui convogli e per questo due militi condussero i trasportatori nella vicina caserma per la redazione delle contravvenzioni. Io ed il mar.llo Ciullo unitamente al prof. Laricchiuta restammo sul cantiere e facemmo ingresso nel container adibito ad ufficio dove a riceverci vi era il direttore Barbara Luca che ci esibì i documenti di trasporto della merce caricata sui mezzi che noi bloccammo per accertamenti sulla natura e composizione del materiale caricato. Dalla documentazione mostrataci dal Barbara Luca il materiale lapideo che doveva essere oggetto di fornitura era del tipo c.d. “tout venant” mentre appariva ictu oculi, a vista, che si trattava di mistura di terriccio rosso e pietrame: gli stessi rapporti di prova che risultavano rilasciati dal prof. Nuovo in relazione ad alcuni carichi evidenziavano la natura del carico in termini non già di tout venant ma – come avevo direttamente visionato – rifiuti speciali (terra argillosa e rocce). Poiché, quindi, appariva evidente che eravamo al cospetto di rifiuti speciali inidonei alle opere in via di esecuzione, trasportati (quindi gestiti) senza le prescritte autorizzazioni e f.i.r. ed infine abusivamente scaricati in mare e sparpagliati poi per terra, era evidente che il reato che si andava delineando era quello di gestione abusiva di rifiuti e di discarica abusiva e che era nostra intenzione valutare se procedere ad un sequestro preventivo.”

Era stato ascoltato dal P.M. Michele Ruggiero anche il chimico prof. Onofrio LARICCHIUTA (cfr. foglio 193 del fascicolo n. 1592-2009) che ha dichiarato testualmente:
Sono chimico di professione dal 1986, iscritto all’Albo dei consulenti presso il Tribunale di Bari e ho in molte occasioni ricevuto ed espletato incarico di consulente per le Procure della Repubblica, specialmente in materia di rifiuti…….Omissis……. Fu il 12/6/2008, se mal non ricordo, che facemmo il sopralluogo sul cantiere e lì notai che vi erano dei camion carichi di terra e roccia: da una prima visione emergeva con evidenza che non si trattava di tout venant e che erano rocce e terreno; peraltro, notai che quel materiale appena veniva scaricato in mare produceva una colorazione rossastra molto evidente dello specchio acqueo che riceveva il materiale: reazione che assolutamente non si sarebbe verificata in caso di scarico di tout venant.