Il processo sul porto continua nel silenzio assordante della politica e dell’informazione

Dopo il lungo controesame del Luogotenente Roberto Serafino, in servizio presso il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, durato sette udienze, e dei  marescialli della Guardia di Finanza di Molfetta Giuseppe Ciullo e Pio Crispino, si terrà oggi una nuova udienza del processo sul nuovo porto di Molfetta.  Il collegio giudicante guidato dalla Dott.ssa Marina Chiddo e il Pubblico Ministero Dott. Lucio Vaira cominceranno l’esame del Sovrintendente del Comando Stazione del Corpo Forestate di Bari, Marcotrigiano Giuseppe. Il suo esame, e controesame, si prolungherà  fino alla pausa estiva, per poi riprendere a settembre. Il Sov.te Marcotrigiano sicuramente fornirà ai giudici una visione molto ampia di tutti gli elementi che formano le decine e decine di fascicoli d’indagine  su cui si fondano le accuse nei confronti dei 35 imputati.

L’esame del teste sarà seguito attentamente dalle parti civili  del “Comitato cittadino per la bonifica marina a tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre (Comitato Bonifica Molfetta) della Legambiente “Circolo di Molfetta”, rappresentate dall’Avv. Annamaria Caputo. Mentre per il Ministero dell’Ambiente e dell’Interno, della Regione Puglia e del Comune di Molfetta,  si spera di vedere almeno la presenza fisica degli avvocati che li rappresentano.

Il Pubblico Ministero esaminerà il Sov.te Marcotrigiano, probabilmente, sulle annotazioni e verbali d’indagine relativi ai reati ambientali.
Molti degli imputati, AZZOLLINI Antonio, BALDUCCI Vincenzo, BERNARD Alain, CALDERONI Giorgio, CATTEAU Pierre, DEFENDI Daniele, FOSCHINI Dario, GIUFFRIDA Francesco, GRIMALDI Franco, GRONDONA Giuseppe, LEONARDI Roberto, LOLIVA Gianluca, MARCONI Carlo Alberto, MAZZOLA Osvaldo, MENCHINI Gian Luca, PARMIGIANI Carlo, TURBOLENTE Paolo, devono rispontere dell’accusa di:
1) aver iniziato opere che comportavano indebitamente la trasformazione urbanistica di immobili in violazione del Piano Regolatore Portuale;
2) eseguito nuove costruzioni in un’area protetta;
3) aver eseguito senza autorizzazione  lavori su beni paesaggistici e, comunque, su immobili ed aree che, per le loro caratteristiche paesaggistiche, erano state dichiarate di notevole interesse pubblico, e che, in ogni caso, costituivano territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, e corsi d’acqua inscritti negli appositi elenchi e zone umide;
4) distruggevano, e comunque alteravano, le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità;
5) distruggevano, e comunque deterioravano, cose immobili di interesse storico e artistico;
6) fuori dei casi consentiti dalla legge distruggevano, e comunque deterioravano (compromettendone lo stato di conservazione) un habitat (posidonieto) all’interno di un sito protetto;
perchè, in concorso fra loro (nelle rispettive qualità) e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in un’area tutelata dal Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio (P.U.T.T.) della Regione Puglia approvato con deliberazione della Giunta Regionale 15.12.2000 n. 1748 e da quel Piano inserita nell’Ambito Territoriale Esteso di valore “rilevante“ “B” e “distinguibile” “C” (perché zona ambientale protetta e zona umida dalla Basilica della Madonna dei Martiri del Comune di Molfetta fino ai margini dell’ambito costruito del Comune di Bisceglie, lungo la linea di costa) nonchè assoggettata a:
1. vincolo storico paesaggistico ex lege 1497/1939 apposto a tutela dell’assetto paesaggistico del porto, delle banchine e delle aree limitrofe al sito Madonna dei Martiri;
2. vincolo ambientale-naturalistico perché parzialmente ricadente nel sito di importanza comunitaria (SIC) n. 9120009 denominato “Posidonieto San Vito – Barletta”;
3. vincolo idrologico derivante dalla lama “Marcianise”.

Questa è solo una minima parte dell’impianto accusatorio che riguarderà anche la discussa transazione di euro 7.800.000.00 tra il Comune di Molfetta e l’appaltatrice A.T.I. (Cooperativa Muratori & Cementisti (C.M.C.)  la Società Italiana (SIDRA) s.p.a.  e l’Impresa Pietro Cidonio s.p.a.;  la mancata bonifica delle aree portuali prima  della consegna delle stesse; le mancate analisi e caratterizzazione dei fondali interessati ai dragaggi; il contenuto della “colmata”; la distrazione di fondi ministeriali e tante altre accuse mosse dalla Procura di Trani.