Di bomba in bomba…

Stamattina c’è un’altra udienza del processo sul nuovo porto di Molfetta e il Pubblico Ministero Dott. Lucio Vaira continuerà il lungo esame del  Sovrintendente del Comando Stazione del Corpo Forestate di Bari, Marcotrigiano Giuseppe. Nelle precenti udienze del 4 e 18 giugno il teste ha presentato il lavoro d’indagine svolto approfondendo le numerore annotazioni riguardanti la gestione dei finanziamenti pubblici per la realizzazione delle opere di prosecuzione e consolidamento della diga Foranea del Porto di Molfetta; la transazione di 8 milioni di euro;  il nuovo piano regolatore portuale e gli atti del progetto definitivo ed esecutivo, la mancata tutela del posidonieto San Vito a Barletta ipotesi di reato, la colmata e la discarica abusiva con le ipotesi di reato, le varianti progettuali con le ipotesi di reato, tutto il capitolo riguardante la bonifica degli ordigni bellici.

La stazione appaltante, ovvero, il Comune di Molfetta e l’ATI, l’Associazione Temporanea di Impresa, che poi ha avuto l’incarico di effettuare i lavori nel porto, erano consapevoli della presenza degli ordigni prima ancora di firmare il contratto di appalto e dare inizio ai lavori“.

Questa la dichiarazione più importante, resa nell’ultima udienza del 18 giugno scorso, del comandante Marcotrigiano del Corpo Forestale dei Carabinieri di Bari. Attraverso i riscontri documentali sono riusciti a ricostruire i vari passaggi di questa fase procedimentale.

Il primo riscontro a cui ha fatto riferimento è il verbale del Comitato Tecnico tenutosi a Ravenna negli uffici della C.M.C., il 14 maggio 2007, appena dopo la firma del contratto e un anno circa prima della consegna dei lavori, avvenuta il 26 marzo 2008. A questa riunione erano presenti Giorgio Calderoni, Carlo Alberto Marconi, Giuseppe Grondona e Luca Barbara e il punto quattro dell’ordine del giorno, era: “ricognizione per individuazione ordigni residuati bellici e affidamento”; nell’ambito della discussione il signor Giorgio Calderoni informa i presenti che la presenza di aree non bonificate da ordigni bellici potrebbe essere fonte di possibile contenzioso con l’amministrazione. Quindi già prima della consegna dei lavori l’ATI conosceva la problematica della presenza degli ordigni bellici.

Un altro riscontro è rappresentato dalla lettera dalla Ditta Lucatelli inviata al Comune di Molfetta nel marzo 2007, siglate dall’ingegnere Balducci e geometra De Pinto oltre alla sigla dell’allora Sindaco di Molfetta Antonio Azzollini, i quali chiaramente venivano messi a conoscenza della situazione in atto e del fatto che la ditta Lucatelli, già dal marzo 2007, avvertiva, quindi prima del contratto e prima della consegna del cantiere, della presenza degli ordigni nel porto di Molfetta e oltretutto specificava che in quel momento storico ( marzo 2007) non risultava che il Nucleo SDAI fosse ancora intervenuto per la rimozione degli ordigni precedentemente segnalati. Quindi il Nucleo SDAI della Marina Militare a marzo 2007 nel porto di Molfetta non aveva ancora operato. Sulla lettera risulta un’annotazione dell’allora sindaco Azzollini, rivolta al suo assessore: “Assessore parlare con l’impresa e dire che ci stiamo impegnando al massimo”. Non si è mai capito però in quale direzione fosse profuso il massimo impegno. Certo è che prima del 2008 lo SDAI nel porto di Molfetta non ci è andato e prima di quella data la bonifica non è mai iniziata.

In sostanza l’ATI, pur conoscendo la situazione dei fondali, nulla ha obiettato circa la presa in carico delle aree in cui giacevano gli ordigni che occupavano la zona che doveva essere interessata dai dragaggi e dalla costruzione dell’ultimo braccio del nuovo porto commerciale.

Mentre il Comune di Molfetta, nel contratto speciale d’appalto dichiara all’ATI “di aver già provveduto alle indagini dei fondali dello specchio acqueo relativo alla zona interessata dai lavori previsti e che, per il tramite della locale Capitaneria di Porto aveva altresì provveduto alla regolare bonifica da ordigni bellici di una parte di tali aree. La rimanente zona non ancora bonificata (definita “zona rossa”), e ubicata grossomodo in corrispondenza dell’ingresso del porto, sarebbe stata sottoposta, una volta reperite le necessarie risorse economiche e prima dell’inizio dei lavori, alle operazioni di rimozione degli ordigni bellici per il tramite del competente Nucleo SDAI della Marina Militare“.

Quindi tutti sapevano che c’erano le bombe nel porto, eppure l’ATI iscrive sul registro di contabilità il 13 novembre 2008 una riserva, laddove lamenta appunto dei danni subiti in ragione dei ritardi accumulatisi sul cronoprogramma dovuta alla presenza degli ordigni. Tutto questo poi sfocia in una lite negoziale che porterà Giorgio Calderoli della C.M.C., capofila dell’ATI, a diffidare e mettere in mora, nel dicembre 2009, il Comune di Molfetta fino ad arrivare alla delibera di Giunta Comunale numero 25 del 1° febbraio 2010 e al 4 febbraio 2010 quando viene siglato l’atto di transazione di 7milioni e 800mila euro con cui vengono ristorate le doglianze avanzate dalla CMC e tacitata per i danni subiti sino al 31/12/2011.

Quindi la transazione milionaria ristorava la richiesta dell’ATI sino al 31/12/2011 e cioè metteva a tacere ogni qualsivoglia ulteriore pretesa da parte dell’ATI. Ma tutti facevano finta di non sapere che la bonifica sarebbe durata molti anni ben oltre il 31.12.2011, tant’è la Marina Militare aveva programmato i lavori di bonifica fino alla fine del 2014. Per la cronaca, ad oggi la bonifica non è ancora conclusa.

La storia della transazione milionaria rappresenta lo snodo cruciale del processo e sicuramente avrà ulteriori risvolti.