Ancora un brillamento di ordigni bellici al largo del porto di Molfetta

Con Ord. n. 12 del 13 marzo 2019, la Capitaneria di Porto ha interdetto la navigazione, l’immersione e qualsiasi altra attività, nello specchio acqueo al largo della diga Salvucci, interessato dalle attività di brillamento di ordigni residuati bellici, corrispondente alle coordinate geografiche (Datum WGS 84) LAT. 41°13.7′ N — LONG. 016°36.3′. Entro un raggio di 500 (cinquecento) metri dal punto di brillamento, viene interdetto alla navigazione, transito, ancoraggio e sosta di qualsiasi mezzo navale, ed in generale, a qualsiasi attività di superficie e subacquea; nonché, entro un raggio di 1100 (millecento) metri dal medesimo punto. Il punto di brillamento è meglio indicato nello stralcio cartografico allegato. Le operazioni di brillamento avverranno dalle ore 09.00 alle ore 12.00 del 15 marzo, e comunque sino al termine delle attività del Nucleo SDAI della Marina Militare.

Non si hanno notizie sulla provenienza e tipologia degli ordigni.

 

Monopoli, al largo spunta un paradiso di coralli

fonte: FLAVIO CAMPANELLA – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

«Nella carriera di un ricercatore una fortuna del genere capita una sola volta». È palpabile l’eccitazione del professor Giuseppe Corriero, direttore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari, mentre racconta la scoperta a nord di Monopoli, nella profondità del mare, di una scogliera corallina. «È la prima volta – dice – che nel Mediterraneo se ne scopre una, modificata da madrepore, con caratteristiche molto simili alle barriere coralline di memoria equatoriale. Questo tipo di comunità marina negli oceani di tutto il mondo è stato osservato soltanto in un altro caso: nel mar Rosso a 200 metri di profondità».

La chicca naturalistica, ritrovata in ambiente di media profondità (tra i 40 e i 55 metri), a circa due chilometri dalla linea di costa in un’area di studio che si estende per 2,5 chilometri, solleverà questioni di conservazione e finirà per costituire un richiamo per il turismo di nicchia, considerando anche le prospettive: lo studio ha descritto quella situazione su un tratto limitato, ma, secondo gli studiosi, è presumibile una presenza molto più ampia, con una distribuzione a macchia di leopardo, su un tratto che da Bari arriva almeno fino a Otranto. «L’aspetto paradossale – spiega Corriero – è che ce l’avevamo davanti agli occhi e non l’abbiamo mai vista. Eppure ha caratteristiche imponenti sia in senso batimetrico (la batimetria è una branca dell’oceanografia che si occupa della misura delle profondità, della rappresentazione grafica e dello studio morfologico dei fondali marini e lacustri, ndr) sia per spessore, dovuto all’accumulo nel tempo degli scheletri di madrepore».
Il modello è identico a quello tipicamente equatoriale. La peculiarità di questa scogliera corallina, però, è che non cresce in acque superficiali e ben illuminate. «Nel caso delle barriere delle Maldive o di quella australiana – aggiunge Corriero – i processi di simbiosi tra le madrepore e le alghe unicellulari, alla base dei processi vitali che si svolgono nella comunità, sono facilitati dalla luce. La nostra invece vive a circa 50 metri di profondità in penombra e quindi le madrepore costruiscono queste strutture imponenti di carbonato di calcio in assenza di alghe. Da noi c’è molto meno pesce e i colori dominanti sono più soffusi e dati da spugne policrome con tonalità che vanno dal’arancione, al rosso, al viola. L’aspetto rilevante di tutto questo è che non ci eravamo mai accorti di cosa ci fosse perché lo sforzo di ricerca di base indirizzato verso l’ambiente marino è stato in passato modesto. Durante le fasi di studio (iniziate tre anni fa, ndr) ho notato qualcosa di strano e per investigare è stato attivato un subacqueo specializzato».

Sembrerà strano, ma quello sotto i quaranta metri è un ambiente marino pressoché inesplorato. La scoperta (allo studio hanno partecipato anche i ricercatori di Scienze della Terra dell’Uniba, dell’Università del Salento e di Roma Tor Vergata) è stata possibile grazie a una tecnologia di immersione che permette di raggiungere quote impegnative stazionando più a lungo rispetto a quanto è consentito da bombole con tecnologia tradizionale. I subacquei professionisti, con robot filoguidati e dotati di telecamera, hanno setacciato la zona facendo venire a galla un… mondo ancora sconosciuto. «Pensiamo – conclude Corriero – che questa sia una scoperta di assoluto rilevo, tanto da immaginare di poter istituire una zona protetta in modo da evitare pesca, ancoraggio e attività che per una scogliera corallina sono letali. In questo senso abbiamo già allertato informalmente l’Ufficio Parchi e Tutela della Biodiversità della Regione Puglia. Sono consapevoli del valore dell’emergenza naturalistica e quindi della necessità di iniziare le procedure. Inoltre, una scoperta del genere può assolutamente fare da ulteriore volano per lo sviluppo dell’economia turistico-naturalistica. È un settore di nicchia che in Italia muove tanti soldi».

Ancora interdetta la spiaggia di Torre Gavetone per la presenza di ordigni bellici inesplosi

 

Dalle ore 11:00 di ieri 6.3.2019, con Ord. n. 9/2019 della Capitaneria di porto e Ord. n.106 del Sindaco, per motivi di sicurezza e pubblica incolumità, è stato interdetto al transito veicolare e pedonale il tratto di costa prospiciente località Torre Gavetone (LAT.41°11.67 N e LONG.16°3 8.24 E). La zona interdetta è stata già delimitata, da transenne e nastro bianco rosso, per operazioni di bonifica dello specchio acqueo antistante la battigia per la presunta presenza di ordigni bellici inesplosi; la durata del provvedimento sarà subordinata alle cessate esigenze di termine delle operazioni.