Monopoli, al largo spunta un paradiso di coralli

fonte: FLAVIO CAMPANELLA – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

«Nella carriera di un ricercatore una fortuna del genere capita una sola volta». È palpabile l’eccitazione del professor Giuseppe Corriero, direttore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari, mentre racconta la scoperta a nord di Monopoli, nella profondità del mare, di una scogliera corallina. «È la prima volta – dice – che nel Mediterraneo se ne scopre una, modificata da madrepore, con caratteristiche molto simili alle barriere coralline di memoria equatoriale. Questo tipo di comunità marina negli oceani di tutto il mondo è stato osservato soltanto in un altro caso: nel mar Rosso a 200 metri di profondità».

La chicca naturalistica, ritrovata in ambiente di media profondità (tra i 40 e i 55 metri), a circa due chilometri dalla linea di costa in un’area di studio che si estende per 2,5 chilometri, solleverà questioni di conservazione e finirà per costituire un richiamo per il turismo di nicchia, considerando anche le prospettive: lo studio ha descritto quella situazione su un tratto limitato, ma, secondo gli studiosi, è presumibile una presenza molto più ampia, con una distribuzione a macchia di leopardo, su un tratto che da Bari arriva almeno fino a Otranto. «L’aspetto paradossale – spiega Corriero – è che ce l’avevamo davanti agli occhi e non l’abbiamo mai vista. Eppure ha caratteristiche imponenti sia in senso batimetrico (la batimetria è una branca dell’oceanografia che si occupa della misura delle profondità, della rappresentazione grafica e dello studio morfologico dei fondali marini e lacustri, ndr) sia per spessore, dovuto all’accumulo nel tempo degli scheletri di madrepore».
Il modello è identico a quello tipicamente equatoriale. La peculiarità di questa scogliera corallina, però, è che non cresce in acque superficiali e ben illuminate. «Nel caso delle barriere delle Maldive o di quella australiana – aggiunge Corriero – i processi di simbiosi tra le madrepore e le alghe unicellulari, alla base dei processi vitali che si svolgono nella comunità, sono facilitati dalla luce. La nostra invece vive a circa 50 metri di profondità in penombra e quindi le madrepore costruiscono queste strutture imponenti di carbonato di calcio in assenza di alghe. Da noi c’è molto meno pesce e i colori dominanti sono più soffusi e dati da spugne policrome con tonalità che vanno dal’arancione, al rosso, al viola. L’aspetto rilevante di tutto questo è che non ci eravamo mai accorti di cosa ci fosse perché lo sforzo di ricerca di base indirizzato verso l’ambiente marino è stato in passato modesto. Durante le fasi di studio (iniziate tre anni fa, ndr) ho notato qualcosa di strano e per investigare è stato attivato un subacqueo specializzato».

Sembrerà strano, ma quello sotto i quaranta metri è un ambiente marino pressoché inesplorato. La scoperta (allo studio hanno partecipato anche i ricercatori di Scienze della Terra dell’Uniba, dell’Università del Salento e di Roma Tor Vergata) è stata possibile grazie a una tecnologia di immersione che permette di raggiungere quote impegnative stazionando più a lungo rispetto a quanto è consentito da bombole con tecnologia tradizionale. I subacquei professionisti, con robot filoguidati e dotati di telecamera, hanno setacciato la zona facendo venire a galla un… mondo ancora sconosciuto. «Pensiamo – conclude Corriero – che questa sia una scoperta di assoluto rilevo, tanto da immaginare di poter istituire una zona protetta in modo da evitare pesca, ancoraggio e attività che per una scogliera corallina sono letali. In questo senso abbiamo già allertato informalmente l’Ufficio Parchi e Tutela della Biodiversità della Regione Puglia. Sono consapevoli del valore dell’emergenza naturalistica e quindi della necessità di iniziare le procedure. Inoltre, una scoperta del genere può assolutamente fare da ulteriore volano per lo sviluppo dell’economia turistico-naturalistica. È un settore di nicchia che in Italia muove tanti soldi».