Il caso-porto si sgonfia «A Molfetta nessun abuso»

La sensazione è che sulla vicenda giudiziaria per i presunti illeciti nella costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta cali il sipario già dopo la sentenza di primo grado. Le assoluzioni, nel merito e piene, dalle più pesanti accuse e le conclusioni a cui, il 18 novembre, era approdata la requisitoria del pubblico ministero Giovanni Vaira sembrano profilare questo scenario.

L’ex senatore-sindaco Antonio Azzollini e tutte le altre 28 persone fisiche imputate ne escono immuni; anche se qualcuno per prescrizione ma limitatamente a un paio di reati. Solo 3 delle 5 società, imputate come persone giuridiche, sono state condannate per illecito amministrativo alla pena pe- cuniaria di 52mila euro. Le conclusioni del procedimento penale, costoso in termini di tempo e di quattrini, sono, dunque, in- versamente proporzionali al clamore delle indagini e alle premesse della richiesta di rinvio a giudizio (firmata dai sostituti Michele Ruggiero e Antonio Savasta e controfirmata dall’allora procuratore aggiunto Francesco Giannella) che fu quasi integralmente accolta dal gup Francesco Messina l’11 novembre 2016.

A ottobre del 2013 l’indagine condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Guardia di Finanza era sfociata negli arresti domiciliari del responsabile unico del procedimento del Comune, Vincenzo Balducci, e del procuratore speciale della Cooperativa Muratori & Cementisti (Cmc) di Ravenna, nonché direttore tecnico d’appalto, Giorgio Calderoni: poi tornati in libertà.

Il cantiere fu sottoposto a sequestro preventivo dal giudice delle indagini preliminari Francesco Zecchillo. Poi la riconsegna al Comune per ultimare, a sue spese, i lavori di bonifica e di sicurezza avviati dal Servizio Difesa Antimezzi Insidiosi sotto il controllo della Procura e dell’amministratore giudiziale.

All’esito dell’udienza preliminare, il gup prosciolse, dalle accuse di falso per induzione e abuso d’ufficio, solo l’ex segretario generale comunale Michele Camero.

Due i versanti dell’inchiesta poi unificati: quello del pm Savasta sui profili ambientali e quello del pm Ruggiero sui profili amministrativi-finanziari. La Procura tranese sostenne che i lavori per la realizzazione del nuovo porto sarebbero stati faraonici e costati 147 milioni di euro: più del doppio rispetto ai 72 inizialmente previsti. Fiumi di soldi pubblici piovuti – si disse – con varie leggi di finanziamento dal 2001 in poi ma che, secondo quanto ipotizzarono gli inquirenti, sarebbero serviti, sotto mentite spoglie, anche a ripianare buchi di bilancio del Comune di Molfetta.

Tra novanta giorni il deposito delle motivazioni della sentenza pronunciata ieri dal Tribunale collegiale di Trani. Prima di ciò l’ex senatore Azzollini è atteso da un’altra sentenza: quella sul crac di Casa Divina Provvidenza, prevista per il 29 gennaio prossimo

Tutti i nomi degli imputati e gli incarichi ricoperti

Erano 34 gli imputati (29 persone fisiche e 5 giuridiche) a processo per il nuovo porto commerciale di Molfetta: il senatore Antonio Azzollini, ex sindaco di Molfetta ed ex presidente della Commissione Bilancio del Senato; Vincenzo Balducci, responsabile unico del procedimento; Giuseppe Domenico De Bari, dirigente del settore economico-finanziario del Comune di Molfetta; Pasquale Botta, autista della ditta «Dell’Erba Gaetano» subappaltatrice della Srl Fantozzi Group; Giorgio Calderoni, procuratore speciale della Cmc in qualità di direttore tecnico d’appalto; Alfio Capraro, capo cantiere della Fantozzi Group Srl; Maurizio Cavaliere, dipendente della Cmc; Pierre Catteau, procuratore speciale della Sidra; Silvestro Costa, dipendente della Cmc; Nicola Cuccovillo, collaboratore esterno della direzione lavori con funzioni di direttore operativo; Daniele Defendi, direttore dei lavori di dragaggio condotti dalla Sidra; Gaetano Dell’Erba, titolare dell’omonima ditta in qualità di fornitore e trasportatore del materiale inerte da cava; Giuseppe Dell’Erba, amministratore di fatto della ditta Dell’Erba Gaetano; Giuseppe De Pinto, geometra al settore Lavori pubblici del Comune di Molfetta; Michele Ettorre, capocantiere e responsabile di produzione della Sidra; Massimo Fantozzi, legale rappresentante della Fantozzi Group Srl; Dario Foschini e Francesco Giuffrida, presidenti del cda della Molfetta Newport; Franco Grimaldi, legale rappresentante dell’Idrotec Srl; Giuseppe Grondona, direttore tecnico e procuratore speciale della Spa Pietro Cidonio; Gerardo Lavolpe, dipendente della Fantozzi Group Srl; Roberto Leonardi, presidente del cda della Molfetta Newport; Gianluca Loliva, componente dell’ufficio della direzione dei lavori con incarico di direttore operativo; Carlo Alberto Marconi, direttore tecnico e procuratore speciale della Sidra; Osvaldo Mazzola, amministratore unico della spa Cidonio; Gianluca Menchini, presidente del cda della Molfetta Newport; Carlo Parmigiani, direttore tecnico della Cmc; Paolo Turbolente, legale rappresentante della Srl Acquatecno di Roma; Piergiorgio Zannini, titolare dell’omonima ditta per l’attività di bonifiche subacquee da ordigni esplosivi e residuati bellici con sede legale a La Spezia.

Ventinove, dunque, cui si aggiungevano cinque società interessate ai lavori portuali: Cooperativa Muratori e Cementisti (Cmc) di Ravenna; Pietro Cidonio Spa, con sede a Roma; Società Consortile Molfetta Newport; Società Italiana Dragaggi Spa (Sidra); Fantozzi Group Srl, anch’esse con sede a Roma. Solo le ultime 3 sono state condannate al pagamento di 52mila euro, ciascuna, per illeciti amministrativi.

Per Loliva, Parmigiani, Calderoni, Marconi, Fantozzi, Cavalieri, Botta, Ettorre, Capraro, Gaetano e Giuseppe Dell’Erba il Tribunale ha dichiarato la prescrizione per i reati di truffa e frode nelle pubbliche forniture contestati a vario titolo. Alcuni di loro rispondevano anche di altre contestazioni da cui sono stati assolti nel merito.

fonte: ANTONELLO NORSCIA – www.lagazzettadelmezzogiorno.it