“Effetti devastanti sull’ecosistema”, anche gli scienziati in campo contro le trivelle

di CHIARA SPAGNOLO – bari.repubblica.it

Il Salento dice no alle prospezioni in mare alla ricerca di petrolio. Per farlo chiama a raccolta gli scienziati dell’Università di Lecce – che parlano di “effetti devastanti per l’ecosistema” – e anche un pool di legali, al fine di intervenire al meglio nella procedura di Via con osservazioni ad hoc. E con un documento politico a firma di sindaci, consiglieri regionali e parlamentari chiama direttamente in causa il governo Renzi per fermare le trivelle.
Il tempo è poco in realtà, perché entro il 21 dicembre bisognerà opporsi alla richiesta della Global Med e entro il 5 gennaio a quella della Schlumberger italiana, ma i sindaci dei paesi coinvolti nel rischio trivelle, una trentina in totale, vogliono tentare il tutto per tutto. Per questo leccesi, brindisini e tarantini hanno fatto fronte comune, come dimostra la presenza dei vicepresidenti delle Province di Brindisi e Taranto (Francesco Locorotondo e Gianni Azzaro) al vertice convocato dal collega leccese Antonio Gabellone. Perché le richieste inoltrate al ministero dell’Ambiente riguardano anche i vicini di provincia, 24 comuni pugliesi nel caso della Schlumberger Italiana e 19 in quello della Global Med.

La prima ha chiesto di investigare sulla possibile presenza di idrocarburi in un’area che si estende su 4.030 km quadrati ed è ubicata nella Zona Marina “F” ovvero nel Golfo di Taranto, la seconda invece in due zone a largo di Leuca, estese rispettivamente 749 e 744 km quadrati. In entrambi i casi – come si evince dai progetti presentati a Roma – si prevede di “acquisire linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un eventuale rilievo geofisico 3D”. Ma proprio questa eventualità – ritenuta dannosa dagli esperti dell’Università –  non piace agli amministratori locali. “Per scongiurarla dobbiamo attivare sinergie indipendentemente dai colori politici delle amministrazioni – ha detto Gabellone – per fare arrivare una voce unitaria nelle sedi che contano“. Ovvero al Governo, che con il decreto Sblocca Italia ha impresso una notevole accelerata alla ricerca degli idrocarburi, evidenziandone la strategicità nella politica di diversificazione delle fonti energetiche.  Per dialogare con Roma, però, è necessario un sostegno forte da Bari, da quella Regione Puglia che non ha esitato a capeggiare le truppe dei dissidenti quando il rischio trivelle incombeva sull’alto Adriatico.

Adesso invece tocca al Salento, alla “macroregione marina che l’Europa considera il motore del Mediterraneo e su cui ha investito milioni di euro per progetti di ricerca“, ha spiegato Simonetta Fraschetti, professore presso il dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche dell’UniSalento. “Qui esiste un sistema ecologico unico, Sic, coralligeni tra i più importanti d’Italia, è una zona importantissima per le tartarughe – ha chiarito la studiosa – si tratta di una serie di habitat vulnerabili che verrebbero inevitabilmente danneggiati dal tipo di ricerche che si vogliono fare“.

Per sostenere la sua tesi, la Fraschetti ha citato l’esempio delle indagini tramite air gun effettuate nell’Oceano Atlantico, “dove è stata riscontrata una morìa del pescato, a partire dalle forme giovanili, pari al 50%”. E se quelli sono stati i risultati in un mare aperto, gli amministratori salentini temono quello che potrebbe accadere nel tratto di Ionio chiuso tra Calabria, Basilicata e Puglia, considerato che l’ampiezza delle aree interessate dalle prospezioni renderebbe necessario “sparare” onde sonore per un periodo prolungato – che potrebbe raggiungere anche i due mesi – con una potenza di 250 decibel, ad una frequenza di 10 secondi e per 24 ore al giorno. “Questo tipo di indagine preliminare ha effetti devastanti – ha concluso la Fraschetti – c’è da essere seriamente preoccupati”.

Il verbale della vergogna protegge il “PresidenteSenatoreExsindaco”

GIUNTA DELLE ELEZIONI E DELLE IMMUNITA’ PARLAMENTARI

MARTEDÌ 7 OTTOBRE 2014
46ª Seduta

Presidenza del Presidente
STEFANO

La seduta inizia alle ore 20,35.

IMMUNITA’ PARLAMENTARI

(Doc. IV, n. 5) Domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Antonio Azzollini nell’ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti (n.1592/09 RG – n. 2629/11 RG – n. 3775/13 RG GIP)
(Seguito dell’esame e rinvio)

La Giunta riprende l’esame iniziato nella seduta dell’11 marzo e proseguito nelle sedute del 25 marzo, del 10 aprile, dell’11 e del 24 giugno, del 1° e del 10 luglio, del 24 settembre e del 1° ottobre 2014.

Il PRESIDENTE riassume i termini della questione, invitando ad iscriversi a parlare i senatori interessati ad intervenire.

Il senatore D’ASCOLA (NCD), nel rilevare preliminarmente come l’aspetto riguardante il titolo di reato sia stato considerato erroneamente dirimente ai fini della applicazione, nel caso concreto, delle garanzie previste dall’articolo 68 della Costituzione, sottolinea invece come la linea discriminante in ordine alla utilizzabilità o meno di intercettazioni che coinvolgono un parlamentare resta tracciata sia dalla richiamata norma costituzionale sia, soprattutto, dalla giurisprudenza che si è consolidata sul punto. Si è così distinta la fattispecie delle intercettazioni telefoniche dirette – in quanto riguardanti direttamente un parlamentare – le quali, come tali, sono inutilizzabili senza l’autorizzazione preventiva della Camera di appartenenza, e, dall’altro lato, si è individuata la fattispecie delle intercettazioni telefoniche indirette, a sua volta classificabile in due sottofattispecie: le intercettazioni indirette in senso stretto e le intercettazioni indirette che più propriamente devono definirsi occasionali e casuali.
Queste due fattispecie danno luogo, infatti, a conseguenze diametralmente opposte: le intercettazioni telefoniche di tipo occasionale e casuale afferiscono ad utenze intestate a soggetti terzi – quindi, non coperti dalla garanzia dell’articolo 68 della Costituzione – utenze sulle quali non era prevedibile l’utilizzabilità e, conseguentemente, il coinvolgimento o la partecipazione del parlamentare. Al contrario, le intercettazioni indirette possono riguardare utenze telefoniche intestate a terzi – soggetti che non rivestono la carica di parlamentare – utenze sulle quali però era prevedibile il rischio di poter captare conversazioni telefoniche che riguardavano un parlamentare che aveva abitudine e consuetudine di rapporti con il soggetto direttamente intercettato. In quest’ultimo caso, pertanto, tutte le volte in cui è configurabile il rischio o la possibilità o la probabilità di intercettare il parlamentare, l’intercettazione stessa dovrebbe essere considerata inutilizzabile.
Ricostruiti in tali termini i criteri che devono essere necessariamente seguiti in merito alla utilizzabilità di intercettazioni che investono un parlamentare, occorre ora verificarne l’applicazione in merito alla vicenda all’esame. A suo avviso non vi è dubbio che si è di fronte ad un caso di intercettazioni telefoniche indirette in senso stretto, poiché fin dall’inizio era sussistente la possibilità di poter intercettare indirettamente il senatore Azzollini; era perciò rappresentabile agli uffici inquirenti la possibilità che intercettando le conversazioni sulle utenze telefoniche intestate a terzi si potesse intercettare indirettamente anche il parlamentare in questione, tanto più che l’ipotesi di concorso di reato – a supporto della richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari – lasciava presagire che tra i soggetti coinvolti sussistevano abituali rapporti telefonici. Era pertanto perfettamente prevedibile che il committente dell’opera in questione, cioè il senatore Azzollini, intrattenesse rapporti e colloqui abituali e ripetuti con il soggetto incaricato di realizzare l’opera stessa. Alla luce del quadro descritto, dunque, le intercettazioni telefoniche che indirettamente hanno coinvolto il senatore Azzollini necessitavano della preventiva autorizzazione da parte della Camera di appartenenza.
Ribadito pertanto che, a suo parere, la questione concernente la qualificazione del reato – nel caso concreto, cioè, l’associazione a delinquere di cui all’articolo 416 del codice penale – non appare dirimente né sul versante del diritto sostanziale né su quello del diritto processuale, conclude richiamando l’attenzione sul fatto che un componente della Giunta, la senatrice Alberti Casellati, essendosi dimessa per incompatibilità derivante dalla sua elezione a membro del Consiglio Superiore della Magistratura, non è stata ancora sostituita. In tal senso, si potrebbe sostenere che ci si trova di fronte ad un collegio incompleto e imperfetto, come tale inidoneo a decidere la questione in esame.

Il senatore Mario FERRARA (GAL) ricorda che nella seduta del 10 luglio scorso avanzò la richiesta di acquisire copia dell’ordinanza di proroga delle indagini preliminari e degli atti richiamati emessa dal Tribunale di Trani il 27 gennaio 2012, richiesta che, non avendo ricevuto avviso contrario da parte del relatore, fu poi accolta dalla Giunta. Tali atti quindi sono stati poi effettivamente acquisiti e la Giunta ha successivamente provveduto ad audire, in due distinte occasioni, il senatore Azzollini. Rileva, peraltro, che nella stessa esposizione introduttiva svolta dal relatore nella seduta dell’11 marzo scorso si precisava che il giudice per le indagini preliminari aveva ritenuto inutilizzabili i tabulati telefonici di utenza sottoposta ad intercettazione – relativi a tre tentativi di chiamata da parte di utenza intestata al senatore Azzollini – effettuati il 4 maggio 2010, per i quali il pubblico ministero richiedeva l’autorizzazione all’utilizzo.
Lo stesso relatore, nella successiva seduta del 24 settembre scorso, faceva presente che dagli atti si desumeva che il senatore Azzollini fosse iscritto nel registro degli indagati il 9 febbraio 2010, per il reato di cui al combinato disposto dagli articoli 323 e 110 del codice penale. In pari data, il pubblico ministero operava la secretazione degli atti di indagine in relazione alla predetta iscrizione, formulando, in data 23 marzo 2010, apposita richiesta di autorizzazione all’effettuazione di intercettazioni in ordine alla sopracitata fattispecie criminosa.
Tale ricostruzione denota, a suo parere, un atteggiamento non conforme tenuto dall’autorità giudiziaria competente che, da un lato, richiede stranamente la secretazione di atti per un reato quale l’abuso di ufficio e, dall’altro, opera inizialmente intercettazioni dirette che coinvolgono il senatore Azzollini. Inoltre, in base alla documentazione successivamente acquisita, emerge in modo incontestabile una serie di inaccortezze compiute dalla stessa autorità giudiziaria in ordine alla iscrizione del senatore Azzollini nel registro degli indagati per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale. Considerato altresì che, come emerso nel corso della sua audizione, l’indagine penale prende avvio proprio da un atto dello stesso senatore Azzollini, rileva che le circostanze esposte descrivono in modo inequivocabile un’attività di intercettazione non casuale a carico del senatore stesso.
Ritiene pertanto che la Giunta sia chiamata a decidere non solo da un punto di vista giuridico-costituzionale, ma soprattutto dal punto di vista politico: il punto nodale della questione ruota intorno al rispetto delle garanzie sancite dall’articolo 68 della Costituzione, garanzie che non possono essere aggirate o eluse come, purtroppo, si è dovuto constatare in numerose circostanze. Pertanto, è auspicabile che la Giunta si riappropri delle prerogative che discendono dalla richiamata norma costituzionale, impedendo che l’utilizzo delle intercettazioni che coinvolgono parlamentari siano sempre e comunque concesse per un errato scrupolo nei confronti del principio di trasparenza di fronte all’opinione pubblica, così privando in partenza il parlamentare della garanzia di cui all’articolo 68 della Costituzione.
In conclusione ritiene che se quelle garanzie sussistono e sono riconosciute dalla Carta costituzionale è anche perché occorre tutelare la vita democratica del Paese.

Il senatore PAGLIARI (PD) non condivide le ultime considerazioni espresse dal senatore Ferrara in merito ad una valutazione di ordine politico che la Giunta sarebbe chiamata ad effettuare riguardo all’articolo 68 della Costituzione: tale norma, a suo avviso, non può rappresentare la fonte di un privilegio, bensì lo strumento per evitare interferenze nell’esercizio della funzione parlamentare. In questa ottica, pertanto, le autorizzazioni ad acta vanno concesso nel caso in cui sussistano i requisiti oggettivi previsti dalla normativa vigente.
Sottolinea, tuttavia, alcuni dubbi e perplessità che sottopone all’attenzione del relatore e che discendono dal fatto che potrebbe sembrare difficile scindere l’imputazione del senatore Azzollini dagli altri concorrenti per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale. Occorre quindi interrogarsi se nel momento in cui è stata avviata l’indagine penale, emersa un’ipotesi di concorso di reato nel senso menzionato, era pertinente distinguere l’imputazione del senatore Azzollini nel quadro del complessivo disegno criminoso. Tiene a precisare che la vicenda sottesa agli atti appare sconcertante, ferma la presunzione di innocenza di tutti i soggetti coinvolti; tuttavia, l’oggetto dell’esame cui è chiamata la Giunta deve essere concentrato sugli aspetti in precedenza richiamati al fine di evitare che l’iscrizione nel registro degli indagati possa essere considerata in qualche modo reticente per eludere il dettato dell’articolo 68 della Costituzione, così ravvisando gli estremi di un fumus persecutionis a carico del parlamentare in questione.
Infine, sollecita il Presidente a fornire risposta al dubbio di ordine procedurale sollevato dal senatore D’Ascola per quanto concerne la composizione della Giunta, un cui membro – dimessosi dal Senato – non è stato ancora sostituito.

Il PRESIDENTE, non essendovi altri senatori che chiedono di intervenire in discussione generale, cede la parola al relatore per la replica.

Il relatore, senatore CASSON (PD), evidenzia che, al di là della “cortina fumogena” che si è voluta innalzare sulla vicenda in esame, i termini della questione appaiono, a suo giudizio, chiari.

Il senatore D’ASCOLA (NCD) reputa inaccettabile il tono e lo spirito con i quali il relatore ha esordito nel proprio intervento.

Il PRESIDENTE richiama il relatore ad assumere un atteggiamento più moderato e rispettoso verso tutte le opinioni emerse durante il dibattito.

Il relatore, senatore CASSON (PD), prosegue nella replica, osservando che la questione sottoposta all’attenzione della Giunta coinvolge ben 62 indagati, per una serie complessa di imputazioni che hanno originato due procedimenti penali. In particolare, l’autorità giudiziaria competente ha avanzato richiesta di autorizzazione all’utilizzo di intercettazioni riguardanti il senatore Azzollini, intercettazioni di numero esiguo e relative ad un ristrettissimo arco temporale. Precisa altresì che tali intercettazioni hanno ad oggetto utenze telefoniche che riguardano il responsabile unico del procedimento che è stato fin dall’inizio indagato per il reato previsto dall’articolo 416 del codice penale. Alla luce degli atti acquisiti, sostiene la natura del tutto casuale delle intercettazioni che coinvolgono il senatore Azzollini poiché tale captazione è stata fortuitamente effettuata su utenze telefoniche che non potevano essere riferibili al senatore in questione.
In questi termini, ribadisce conclusivamente la propria proposta di concedere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche riguardanti il senatore Azzollini.

Il PRESIDENTE tiene a precisare che già nella precedente seduta ha avuto modo di verificare l’assoluta regolarità dei lavori della Giunta, la quale, non può essere considerata un organo perfetto; infatti, ricorda che i collegi perfetti sono quelli che possono deliberare solo con la presenza di tutti i membri; tuttavia, in tale fattispecie non possono ricomprendersi gli organi politici e legislativi che, quindi, devono essere considerati collegi imperfetti che possono deliberare con la presenza di un numero legale, numero legale che tanto nella scorsa seduta quanto in quella odierna è stato ampiamente superato.

Si procede quindi alle dichiarazioni di voto.

Il senatore GIOVANARDI (NCD) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sulla proposta formulata dal relatore Casson, evidenziando che nel caso di specie sono state aggirate ed eluse le disposizioni contemplate all’articolo 68 della Costituzione in materia di intercettazioni. Lo stesso approccio poco rispettoso delle guarentigie costituzionali è stato seguito dalla Procura di Palermo relativamente all’espressione da parte della stessa di parere favorevole alla deposizione del Capo dello Stato, insieme a due esponenti della malavita organizzata, al processo per la trattativa Stato-mafia.

Il senatore BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sulla proposta avanzata dal relatore Casson, evidenziando che nel caso di specie la Procura di Trani ha indebitamente intercettato le conversazioni di un parlamentare, senza chiedere preventivamente l’autorizzazione alla Camera di appartenenza dello stesso.

Il senatore GIARRUSSO (M5S) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole sulla proposta del relatore Casson, evidenziando che nel caso di specie le intercettazioni si configurano come occasionali e conseguentemente può essere autorizzato l’utilizzo delle stesse.
Relativamente alle considerazioni espresse dal senatore Giovanardi in merito alla deposizione del Capo dello Stato nella trattativa Stato-mafia, prospetta l’opportunità che il Presidente della Repubblica rassegni le proprie dimissioni.

Il senatore Mario FERRARA (GAL) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sulla proposta formulata dal relatore Casson, sottolineando che le guarentigie contemplate all’articolo 68 della Costituzione tutelano il libero esercizio del mandato parlamentare, evitando qualsivoglia condizionamento in ordine allo stesso.
Nel caso di specie le intercettazioni di cui al documento in titolo non erano sicuramente occasionali, in quanto è del tutto inverosimile la tesi sostenuta dalla Procura in base alla quale l’imputazione per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale avrebbe riguardato le ditte appaltatrici, i funzionari comunali che hanno seguito i lavori, e non il principale referente politico del comune che ha commissionato tale appalto.

Il senatore CUCCA (PD) chiede una breve sospensione della seduta.

La seduta, sospesa alle ore 21,40, riprende alle ore 22,10.

Il PRESIDENTE, previa verifica del numero legale, pone ai voti la proposta, formulata dal relatore Casson, di concedere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche di cui al documento in titolo.

La Giunta respinge, a maggioranza, la proposta messa ai voti dal Presidente.

Il relatore CASSON (PD) annuncia la propria sospensione dal Gruppo del Partito democratico.

Caso Azzollini, il Pd dice no alla richiesta dei pm e Casson si autosospende dal gruppo

www.repubblica.it

Dopo mesi e mesi di rinvii, la giunta per le autorizzazioni e per le le immunità del Senato ha preso la sua decisione sul caso Azzollini e il Pd si è spaccato: tutto il gruppo ha votato contro la richiesta di utilizzo delle intercettazioni a carico del senatore di Ncd e il relatore, l’ex pm Felice Casson, si è sospeso dal gruppo. Ora si dovrà nominare un nuovo relatore. Ma in Aula si va con la proposta di non autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni.

La giunta ci ha messo 9 mesi a votare sulla richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazioni di Antonio Azzollini (Ncd), presidente della Commissione bilancio del Senato, trasmessa a Palazzo Madama dalla procura di Trani nell’ambito dell’inchiesta sul porto di Molfetta. Il gruppo Pd, dopo aver chiesto dieci minuti di sospensione dei lavori parlamentari, ha votato no alla richiesta dei pm che invece era sostenuta dal relatore, il collega di partito Felice Casson. Vistasi bocciata la proposta dal suo stesso gruppo, Casson si sarebbe immediatamente sospeso dal gruppo. Il presidente della giunta, Dario Stefano (Sel), dovrà ora nominare un nuovo relatore, per l’Aula, tra quelli che hanno detto ‘no’ alla proposta del relatore. In Aula, la giunta si presenterà comunque proponendo di respingere la richiesta della procura di Trani. I magistrati pugliesi avevano chiesto di poter utilizzare le intercettazioni e i tabulati telefonici relativi all’utenza del senatore, alfaniano ed ex sindaco di Molfetta, indagato dal gennaio scorso nell’inchiesta su una presunta frode da 150 milioni di euro legata ai lavori del nuovo porto di Molfetta. Azzollini sarebbe indagato anche per reati ambientali in relazione alla mancata bonifica dei fondali del porto.

Il decreto “Sblocca Italia”, con le sue contraddizioni, rischia di sancire la nuova via italiana al petrolio

INSOSTENIBILE, INCOMPATIBILE, NON DISCUSSO… IL DECRETO “SBLOCCA ITALIA” E’ ANCHE INCOSTITUZIONALE!

Lo spiaggiamento di un capodoglio, avvenuto a Polignano a Mare lo scorso 29 settembre, è l’ennesima dimostrazione dell’incompatibilità esistente tra trivellazioni petrolifere e sviluppo di un’economia sana ed ecosostenibile.

Molti studi scientifici parlano espressamente di un collegamento esistente fra gli spiaggiamenti di capodogli e tartarughe e le prospezioni petrolifere effettuate tramite air-gun, con successivi danni ambientali, ricadute d’immagine per i territori e costi sociali per la rimozione delle carcasse, che finiscono per ricadere sulle tasche della collettività.

Ritenere che le amministrazioni regionali non debbano aver nessun peso sulla determinazione di questo tipo di scelte, è un palese controsenso. Da anni i territori chiedono un tavolo aperto per discutere delle scelte energetiche del Paese, con una visione chiara e nel rispetto del ruolo di ognuno.

L’accelerazione che il Governo sta imponendo sulla conversione in legge del Decreto Sblocca Italia, con particolare riferimento agli artt. 36, 37 e 38, è tuttavia l’evidente dimostrazione di non volere alcuna interlocuzione con i territori.

In esso, oltre alla drastica e riduttiva semplificazione delle procedure per l’ottenimento delle autorizzazioni per prospezioni e trivellazioni petrolifere, è previsto il totale esautoramento di ogni potere concorrente delle Regioni, sacrificando gli artt. 117 e 118 della Costituzione all’altare di una nuova “era del petrolio”.

La definizione di un’ “Intesa” con le Regioni è un elemento fondamentale, sancito dalla Costituzione e a più riprese riconosciuto da diverse sentenze della Corte Costituzionale, e tuttora vigente data la non ancora intervenuta modifica del Titolo V della Costituzione.

A maggior ragione, questo vale per i procedimenti riconosciuti dallo Stato come “strategici”, fermo restando che, all’improvviso, non tutte le attività di produzione di energia possano diventarlo per decreto.

A fronte di questo attacco, riteniamo valido ma chiaramente insufficiente il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni il 19 settembre 2014, teso a una pur attenta “revisione” degli articoli relativi agli idrocarburi.

Chiediamo con forza, alla Regione Puglia di approvare un nuovo o.d.g. con il quale venga sancito l’impegno al ricorso alla Corte Costituzionale in via principale in caso di mancata revisione degli articoli sulle trivellazioni petrolifere che non rispettano i principi costituzionali, alla stregua di quanto fatto dai Consigli regionali di Basilicata e Abruzzo.

Chiediamo con forza, alla Regione Puglia di farsi promotrice di tale istanza verso le altre regioni e verso la Conferenza stessa, riavviando il percorso che aveva portato cinque consigli regionali (Puglia, Veneto, Abruzzo, Molise e Marche) ad approvare una proposta di legge alle Camere riguardante il “divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi”.

Chiediamo con forza, ai parlamentari pugliesi e ai rappresentanti tutti della Commissione Ambiente di non essere responsabili dell’avvallo a un atto legislativo che, in maniera manifesta, non rispetti i principi della Carta Costituzionale, rendendo “strategiche” tutte le attività energetiche fatta eccezione per quelle rivenienti da fonti rinnovabili.

Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi

Brindisi Bene Comune

Comitato Balneari Puglia

Comitato No al Carbone Brindisi

Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili

Comitato per la Tutela del Mare del Gargano

Comitato Tutela Porto Miggiano

Contramianto e altri rischi onlus

Coordinamento Naz. No Triv

Coordinamento No Triv – Terra di Bari

Garganistan

Gruppo Archeologico Garganico Silvio Ferri

Legambiente Puglia

Movimento Stop Tempa Rossa Taranto

PeaceLink

Rete No Triv Gargano

Salviamo il Paesaggio – Terra di Bari

Wwf Puglia

(PUGLIA)

Comitato Med No Triv

Comitato No Scorie Trisaia

Ola – Organizzazione lucana ambientalista

(BASILICATA)

Comitato No al Petrolio nel Vallo di Diano

(CAMPANIA)

Associazione culturale Sciami

Comitato No Triv Sicilia

(SICILIA)

La storia infinita delle intercettazioni del senatore Azzollini

GIUNTA DELLE ELEZIONI E DELLE IMMUNITA’ PARLAMENTARI

MERCOLEDÌ 1 OTTOBRE 2014
45ª Seduta

Presidenza del Presidente
STEFANO

La seduta inizia alle ore 13,35.

Il senatore GIOVANARDI (NCD) propone di invertire la trattazione degli argomenti all’ordine del giorno dell’odierna seduta, svolgendo prioritariamente l’esame del documento relativo ad una richiesta di deliberazione sull’insindacabilità delle opinioni espresse, avanzata dal senatore Albertini.

Il PRESIDENTE fa presente che, con riferimento all’argomento posto al primo punto all’ordine del giorno, è prevista l’audizione del senatore Azzollini, evidenziando tuttavia che la trattazione del caso relativo al senatore Albertini potrà avvenire subito dopo.

IMMUNITA’ PARLAMENTARI

(Doc. IV, n. 5) Domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Antonio Azzollini nell’ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti (n.1592/09 RG – n. 2629/11 RG – n. 3775/13 RG GIP)

La Giunta riprende l’esame iniziato nella seduta dell’11 marzo e proseguito nelle sedute del 25 marzo, del 10 aprile, dell’11 e del 24 giugno, del 1° e del 10 luglio e del 24 settembre 2014.

Il PRESIDENTE  STEFANO (SEL) ricorda che a seguito di apposita richiesta, avanzata per le vie brevi dal senatore Azzollini, volta a chiedere di essere nuovamente audito, la Giunta, nella seduta del 24 settembre ha deliberato di accogliere la predetta richiesta.

La Giunta ascolta quindi, ai sensi dell’articolo 135, comma 5, del Regolamento, il senatore AZZOLLINI (NCD), il quale lamenta preliminarmente che la disposizione limitativa contenuta nell’articolo 135, comma 4, del Regolamento ha nel caso di specie cagionato una lesione del proprio diritto di difesa, atteso che l’applicazione di tale norma ha determinato in concreto la preclusione della possibilità di conoscere la documentazione integrativa trasmessa dall’autorità giudiziaria.
Rileva poi che la predetta disposizione regolamentare determina una disparità rispetto a quanto previsto nell’articolo 135-bis, comma 2, in relazione ai casi di autorizzazione a procedere per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione.

Il senatore PAGLIARI (PD) chiede di sospendere l’audizione, al fine di consentire alla Giunta di valutare le questioni avanzate dall’audito in via pregiudiziale.

Il PRESIDENTE, accogliendo la richiesta avanzata dal senatore Pagliari, sospende l’audizione del senatore Azzollini.

Il senatore Azzollini si allontana temporaneamente dall’Aula.

Il PRESIDENTE, in relazione alla questione sottolineata in via pregiudiziale dal senatore Azzollini, evidenzia che l’articolo 135, comma 4, del Regolamento disciplina specificamente il diritto dei senatori ad accedere ai documenti trasmessi alla Giunta dall’autorità giudiziaria. In particolare tale disposizione consente ai soli componenti della Giunta il diritto di prendere visione di tali atti e, peraltro, la prassi applicativa di tale norma è stata sempre orientata in tale direzione.
Per completezza ricorda che l’indagato, nell’esercizio del proprio diritto di difesa, può accedere ai documenti giudiziari che lo riguardano solo nei modi e nelle forme previste dal codice di procedura penale e presso le Cancellerie dei competenti Tribunali.

Il senatore BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) rileva che in qualsiasi tipo di procedimento deve essere garantito il principio irrinunciabile del contraddittorio. Pertanto, nella fattispecie in discussione, reputa che il senatore interessato vada messo a conoscenza degli atti che lo riguardano, al di là delle norme e della prassi che non possono di certo essere declinate in modo non conforme al rispetto del menzionato principio del contraddittorio.

Il senatore D’ASCOLA (NCD), nel condividere le considerazioni espresse dal senatore Buemi, ritiene che non possa essere convincente l’interpretazione strettamente letterale dell’articolo 135, comma 4, del Regolamento: infatti, se è certamente comprensibile che soggetti diversi ed estranei rispetto ai componenti della Giunta non possono prendere visione degli atti, non appare giustificabile che tale preclusione possa estendersi anche al senatore – non componente della Giunta – rispetto agli atti che lo riguardano direttamente e sui quali ha diritto di difendersi e di essere ascoltato. Se così non fosse, il diritto di difesa sarebbe privato del suo contenuto essenziale che attiene nella sostanza alla conoscibilità degli atti.
Sulla base delle argomentazioni esposte, dunque, la norma regolamentare e la prassi vanno interpretate alla luce degli articoli 24 e 111 della Costituzione, i quali affermano la valenza del principio del contraddittorio non solo all’interno del processo penale, ma in ogni tipo di procedura. D’altro canto, la fase in cui attualmente si trova l’esame presso la Giunta può essere in qualche modo accostata a quella nella quale gli elementi emersi nel corso dell’indagine penale sono conoscibili da parte dell’indagato in virtù di quanto previsto dall’articolo 415bis del Codice di procedura penale.

Il senatore BUCCARELLA (M5S) non concorda con quanto sostenuto dai senatori intervenuti, in primo luogo perché la Giunta non è organo giurisdizionale che, nel caso concreto, sta promuovendo un procedimento a carico del senatore Azzollini. Infatti, l’oggetto dell’esame cui è chiamata la Giunta si concentra esclusivamente sulla verifica della legittimità della richiesta – avanzata dalla autorità giudiziaria competente – in merito all’utilizzazione delle intercettazioni concernenti conversazioni che riguardano il senatore Azzollini. Circoscritto in tal modo il perimetro entro il quale deve svolgersi l’esame della Giunta, si deve conseguentemente concludere che non ha senso invocare in questo caso l’esercizio di un diritto di difesa.
Per quanto concerne poi il presunto contrasto tra l’articolo 135, comma 4, del Regolamento e il successivo articolo 135bis – il quale a differenza del primo consente al diretto interessato di prendere visione degli atti che lo riguardano – rileva che si tratta di fattispecie del tutto distinte. Alla luce delle considerazioni svolte, quindi, si dichiara contrario ad una interpretazione innovativa del comma 4 dell’articolo 135 del Regolamento.

Ad avviso del relatore, senatore CASSON (PD), sulla base delle norme vigenti, non sussiste alcun dubbio sul fatto che il comma 4 dell’articolo 135 del Regolamento consente esclusivamente ai componenti della Giunta di prendere visione degli atti concernenti le richieste di autorizzazione dell’autorità giudiziaria, con conseguente esclusione di tutti gli altri senatori. De iure condendo, appaiono, d’altro lato, condivisibili le argomentazioni che mettono in risalto la rilevanza della conoscibilità degli atti da parte del senatore interessato. Tuttavia, ciò esige una modificazione della norma regolamentare di cui si discute, fermo restando che il diritto di difesa da garantire nei confronti del senatore interessato va necessariamente controbilanciato con gli eventuali vincoli di riservatezza che potrebbero essere apposti sugli atti. In conclusione, nel dichiararsi favorevole ad un allargamento del diritto di difesa, ritiene che allo stato bisogna prendere atto del quadro regolamentare vigente, nella formulazione posta dal comma 4 dell’articolo 135 del Regolamento.

Ad avviso del senatore AUGELLO (NCD) la norma regolamentare menzionata è diretta solo ad evitare che altri senatori accedano agli atti, ma non impedisce al senatore direttamente interessato della richiesta dell’autorità giudiziaria di poter prendere visione degli atti che lo riguardano. A suo parere, tale interpretazione è la sola plausibile anche tenendo conto di quanto previsto dal successivo articolo 135bis rispetto al quale, altrimenti, si creerebbe un contrasto ed una incompatibilità sulla base delle norme costituzionali che tutelano il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Pertanto, nella fattispecie in questione a nulla vale richiamare una prassi fin qui seguita che può essere senz’altro interrotta, ristabilendo un equilibrio tra le due norme regolamentari citate, nel senso di permettere al senatore interessato di poter prendere visione degli atti che lo riguardano. Del resto, sarebbe profondamente contraddittorio se il senatore interessato dalla richiesta di autorizzazione dell’autorità giudiziaria, qualora componente della Giunta, potesse accedere agli atti, mentre, qualora non fosse componente della Giunta, si troverebbe di fronte ad una preclusione che, alla luce di quanto esposto, determinerebbe una disparità irragionevole.

Il senatore GIARRUSSO (M5S), nell’aderire a quanto sostenuto dal relatore Casson, rileva che non si è di fronte ad una procedura relativamente alla quale possa invocarsi il rispetto del diritto di difesa e del principio del contraddittorio. A suo giudizio, quindi, l’unica interpretazione possibile del comma 4 dell’articolo 135 del Regolamento è quella letterale poiché consente esclusivamente ai componenti della Giunta l’accesso agli atti. Una possibile modifica di tale disposizione deve pertanto essere affrontata nelle sedi opportune, ma allo stato dei fatti la norma vigente va senz’altro applicata, anche tenendo conto del fatto che senatori appartenenti alla stessa forza politica del senatore Azzollini, in quanto membri della Giunta, hanno la possibilità di conoscere gli atti del documento in titolo. Nota infine che il presunto contrasto con il successivo articolo 135bis sia del tutto apparente perché tale norma investe reati ministeriali che danno luogo ad un procedimento giurisdizionale speciale.

Il senatore GIOVANARDI (NCD) condivide quanto osservato dal senatore Augello, soprattutto con riferimento alla contraddizione che si manifesterebbe tra il senatore che, in quanto componente della Giunta, avrebbe la possibilità di visionare gli atti, anche in relazione ad un procedimento che lo riguarda, e qualsiasi altro senatore che, pur implicato in una richiesta di autorizzazione dell’autorità giudiziaria che investe la competenza della Giunta, non può accedere agli atti solo perché non fa parte di tale organo. In tal senso, respinge qualsiasi interpretazione dell’articolo 135, comma 4, del Regolamento che sarebbe inconciliabile oltre che con la Costituzione anche con il buon senso dal momento che è pacifico che il senatore interessato vanta il diritto di poter conoscere e visionare gli atti che lo riguardano.

Secondo il senatore PAGLIARI (PD)  si imporrebbe un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 135, comma 4, del Regolamento in modo da non comprimere o eludere il rispetto del principio del contraddittorio. Nella fattispecie, peraltro, le memorie cui accennava il senatore Azzollini nell’avvio della sua audizione sono palesemente conosciute dallo stesso; tuttavia, se pure allo stato non si pone alcun problema di natura effettiva, de iure condendo appare necessaria una interpretazione costituzionalmente orientata della norma regolamentare citata affinché il senatore interessato possa conoscere gli atti che sono oggetto del giudizio della Giunta, fermo restando il rispetto derivante da eventuali vincoli che discendono dal segreto istruttorio.

La senatrice LO MORO (PD), nel concordare con le valutazioni espresse dal senatore Pagliari, ritiene che, in qualsiasi tipo di procedimento in cui è riconosciuto al diretto interessato la possibilità di essere ascoltato, va garantito il principio del contraddittorio, tanto più che, nel caso in esame, il relatore ha fatto riferimento ad atti e circostanze che l’audito può non conoscere. Mette poi in evidenza come l’articolo 135bis sia norma successiva nel tempo rispetto all’articolo 135 e, in quanto tale, sembra aver fatto propri i principi del contraddittorio che nel frattempo si sono consolidati all’interno dell’ordinamento giuridico.

Il senatore AUGELLO fa presente che non tutti i documenti agli atti della Giunta sono in possesso o a conoscenza del senatore Azzollini.

Il relatore, senatore CASSON (PD), rileva che, nell’avvio della sua audizione, il senatore Azzollini ha richiamato l’attenzione su due memorie difensive che sono senz’altro a sua conoscenza. Per quanto riguarda tutti gli altri atti trasmessi dall’autorità giudiziaria competente si rimette alle argomentazioni già svolte in precedenza, le quali richiamano la necessità di attenersi alla norma regolamentare attualmente vigente. De iure condendo, si può senz’altro dibattere sull’esigenza di un cambiamento di siffatta disposizione, in modo da consentire al senatore interessato di poter prendere visione degli atti che lo riguardano, ma anche dando facoltà allo stesso relatore di poter estrarre copia degli atti medesimi.

Il PRESIDENTE, alla luce del dibattito ampio e articolato che si è svolto, assume l’impegno ad avanzare una proposta di modifica dell’articolo 135 del Regolamento, che si riserva di sottoporre alla valutazione della Giunta e di inoltrare quindi per i canali ufficiali.

Il senatore D’ASCOLA, concordando con il senatore Augello, richiama l’attenzione sul fatto che le questioni poste dal senatore Azzollini attengono alla mancata conoscibilità di atti diversi rispetto alle memorie difensive che sono di sua conoscenza.

Il senatore BUEMI (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) manifesta la propria contrarietà ad un’interpretazione dell’articolo 135, comma 4, del Regolamento che non garantisca una effettiva parità delle armi per il senatore interessato.

Il senatore PAGLIARI tiene a precisare che è stato certamente utile ed opportuno che la Giunta si interrogasse sulle interpretazioni da dare alla norma regolamentare più volte citata; tuttavia, ritiene che tale dibattito non possa essere utilizzato in modo strumentale.

Il relatore, senatore CASSON, ricorda che è stato il senatore Azzollini ad avanzare, per le vie brevi ed informali, la richiesta di essere nuovamente audito dalla Giunta.

Il PRESIDENTE avverte che riprende l’audizione del senatore Azzollini, iniziata nella presente seduta e sospesa nel corso della stessa.

Il senatore AZZOLLINI, svolge le proprie argomentazioni difensive, finalizzate a prospettare l’assenza del requisito di casualità delle intercettazioni in questione, in quanto il procedimento penale in questione trae origine proprio da un documento a propria firma, del 15 ottobre 2009, contenente deduzioni difensive in relazione ai provvedimenti adottati dall’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture in relazione alla procedura per l’affidamento dei lavori di costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta. Tale ricostruzione è ulteriormente confermata dalla memoria difensiva del 9 dicembre 2011, la quale inerisce a una richiesta di proroga del termine per il compimento delle indagini preliminari depositata dal pubblico ministero in data 7 novembre 2011, per una serie di reati, tra i quali anche quelli di cui all’articolo 416 del codice penale, richiesta accolta con ordinanza del giudice per indagini preliminari del 27 gennaio 2012.

Congedato il senatore Azzollini, il PRESIDENTE invita il relatore Casson a precisare se dagli elementi acquisiti nel corso dell’odierna audizione emergano o meno profili in grado di determinare una riformulazione della proposta conclusiva in precedenza prospettata.

Il relatore CASSON chiarisce che nella odierna audizione non è emerso alcun elemento nuovo, confermando quindi la propria indicazione che la Giunta proponga all’Assemblea la concessione dell’autorizzazione all’utilizzazione delle conversazioni telefoniche intercettate, di cui al documento in titolo.

Il senatore MALAN (FI-PdL XVII), intervenendo nel dibattito, evidenzia che dalla nota del 21 agosto 2014, sottoscritta dai pubblici ministeri dottor Ruggero e dottor Savasta, emergono taluni evidenti profili di contraddittorietà.
I pubblici ministeri in tale nota sostengono che l’iscrizione per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale sia stata effettuata per la prima volta a carico del senatore Azzollini in data 5 agosto 2013. Tale affermazione risulta tuttavia in contrasto con la richiesta di proroga del termine di scadenza delle indagini preliminari del 7 novembre 2011 – citata nella stessa nota quale “allegato 1” – dalla quale emerge per tabulas che il senatore Azzollini era indagato a tale data anche per il reato di cui all’articolo 416.
La contraddittorietà della ricostruzione della Procura emerge in maniera ancora più evidente se si considera il documento, tratto dal sistema RE.GE., richiamato nella nota come “allegato 11”, dal quale emerge chiaramente che il senatore Azzollini era iscritto fin dal 16 marzo 2009 anche per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale.
Nel caso di specie, quindi, emerge una gravissima negligenza della quale si è resa responsabile la Procura ed è forse ipotizzabile anche un’ipotesi di falso, della quale andrebbe investita l’autorità giudiziaria competente.

Il senatore AUGELLO rileva che nel caso di specie non è chiaro se le erronee informazioni fornite dalla Procura alla Giunta siano frutto di una negligenza o se, al contrario, se le stesse siano imputabili a comportamenti dolosi.
Le integrazioni documentali per ultimo trasmesse dall’autorità giudiziaria accrescono i dubbi e le contraddittorietà dell’impianto complessivo della vicenda. L’oratore richiama l’attenzione sul documento citato nella nota trasmessa dalla Procura del 21 agosto 2014 (indicato come “allegato 11”), nel quale è riportato un attestato del RE.GE. da cui emerge senza ombra di dubbio che il senatore Azzollini era indagato per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale fin dal 16 marzo 2009.
Anche le ordinanze di proroga delle indagini preliminari emesse dal GIP partono dal presupposto della sussistenza di una contestazione anche per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale, come risulta per tabulas dall’esame dei documenti.
Rileva poi che nel caso di specie le intercettazioni sono prive del requisito della necessità e altresì che dalle modalità anomale, con le quali è stata condotta l’intera vicenda, emerge un fumus persecutionis.

Il senatore D’ASCOLA chiede di poter svolgere il proprio intervento nella prossima seduta, atteso che sarà a breve impegnato, come altri componenti della Giunta, nei concomitanti lavori della Commissione giustizia.

Il PRESIDENTE apprezzate le circostanze, rinvia il seguito dell’esame.

Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 15.

Benvenuti petrolieri di tutto il mondo, lo “sblocca Italia” sblocca anche le trivelle

E’ accaduto tutto nello stesso giorno. Mentre sulla spiaggia di Punta Penne, a Vasto, dall’esame necroscopico delle tre carcasse di capodogli spiaggiati si ipotizzava il nesso con l’attività di prospezione petrolifere (con tecniche air-gun) dei fondali della vicina Croazia, e in contemporanea il presidente del Consiglio Renzi parlava a Bari, per l’inaugurazione della Fiera del Levante, e i movimenti “No TAP” e “No Triv” manifestavano dietro le transenne, sulla Gazzetta Ufficiale si pubblicava, ed entrava in vigore, il decreto legge 12 settembre 2014, n. 133 recante oggetto: ”Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita’ produttive“. Leggete con attenzione gli articoli 36 e 38 .

L’articolo 36 stabilisce “Misure a favore degli interventi di sviluppo delle regioni per la ricerca di idrocarburi.” Prevede l’esclusione dal patto di stabilità per “spese sostenute dalle regioni per la realizzazione degli interventi di sviluppo dell’occupazione e delle attivita’ economiche, di sviluppo industriale e di miglioramento ambientale nonchè per il finanziamento di strumenti della programmazione negoziata nelle aree in cui si svolgono le ricerche e le coltivazioni di idrocarburi, per gli importi stabiliti con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro il 31 luglio di ciascuno anno“.

Mentre l’articolo 38, anticipando i contenuti della revisione del Titolo V della Costituzione, riporta in capo ai ministeri le autorizzazioni ambientali per le concessioni e le procedure autorizzative (VIA) per istanze e permessi di ricerca.  E poi, tutte le prospezione, ricerche e coltivazioni di idrocarburi sono dichiarati di pubblica utilita’, indifferibilita’ ed urgenza con l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi, conformemente al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

Infine il decreto stabilisce che, se le Regioni non applicano da sole le direttive dello “sblocca trivelle”, il Governo può avocare a sè i titoli minerari pendenti, cioè per quelli non definiti entro il 31 dicembre 2014  (comma 4 articolo 38).

Quindi caro Presidente del Consiglio della Regione Puglia, Introna, e capogruppo di S.E.L., Losappio, quando le associazioni, movimenti, comitati e comuni NoTRIV (quelli presenti) erano seduti con voi, giovedì mattina 11 settembre, a trovare le ragioni e le strategie per opporsi alle trivellazioni, voi sapevate già che il decreto “sblocca Italia-sblocca trivelle” era già in dirittura d’arrivo?

No trivelle 1-1

Trovati capodogli arenati sulla spiaggia di Punta Penna

www.zonalocale.it

Sono stati trovati questa mattina sulla spiaggia di Punta Penna, da alcuni surfisti che erano in zona, 7 capodogli arenati a riva. Quattro di loro sono sicuramente vivi e si agitano, altri due sembrerebbero morti.
Sul posto i veterinari della Asl che sostengono si tratti dello stesso gruppo di cetacei segnalato qualche giorno fa in difficoltà sulle coste della Croazia.
L’intervento non è semplice, in questo momento gli esperti stanno valutando il da farsi per salvare i capodogli.
Contattato il Centro Nazionale Cetacei di Padova, in arrivo da San Benedetto del Tronto il gruppo dei sommozzatori della Guardia Costiera.
Il sindaco Lapenna sul posto con i veterinari e le forze dell’ordine
“Faremo tutto il possibile per salvarli – dichiara il tenente di vascello Giuliano D’Urso – ma non è un’operazione semplice, non possiamo certo prendere i cetacei e spostarli in mare, non è così che si procede. Vanno tenuti calmi, non possono sentire rumori, possono infastidirli. Inoltre l’area va delimitata”.

Il Governo non comprometta le scelte ecosostenibili della Puglia

www.consiglio.puglia.it

No alle torri petrolifere off-shore, sì ai mari puliti, contro l’oro nero, a favore dell’economia blu. Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna ha riunito a Bari gli “stati generali” del movimento anti trivelle, per difendere il futuro dei pugliesi e per valorizzare la scelta della Puglia di uno sviluppo ecosostenibile. “Ho voluto incontrare le Amministrazioni comunali e le associazioni ambientaliste per riflettere sul contenuto di una nota che intendo consegnare al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, nella cerimonia inaugurale della Fiera del Levante, sabato 13 settembre, con la richiesta di non compromettere con la minaccia di pessimo e scarso petrolio l’economia che si affida alle acque pulite dell’ Adriatico e dello Ionio”, ha detto Introna.
La Puglia è leader delle produzioni energetiche rinnovabili – ma anche fossili, con le centrali di Cerano e Taranto – ed è capofila delle Regioni che hanno adottato proposte di legge alle Camere per la moratoria della ricerca di idrocarburi nei fondali.

Il Consiglio regionale pugliese, sempre unito a tutela dei mari, ha promosso un confronto del territorio per mandare un messaggio al Governo nazionale: le scelte ambientali si fanno insieme ai pugliesi, non sulla loro testa.
Tutte le amministrazioni comunali che si affacciano sui mari sono sulla nostra linea: testarda e intransigente contro il petrolio ma aperta al dialogo”, ha sottolineato il presidente Introna. “E con la rete ambientalista abbiamo voluto affrontare i temi da illustrare al premier, per esporre le preoccupazioni sulle ricadute delle norme ‘sblocca trivelle’ contenute del Decreto Sblocca Italia. Non è un presa di posizione ideologica, ma partiamo dalla consapevolezza di offrire già un contributo maggioritario alla bolletta energetica nazionale, con la produzione da fonti fossili e rinnovabili, che supera di molto le esigenze regionali”.
Istituzioni, enti locali e società civile chiedono pacatamente di rivedere strategie che espongono a un rischio ingiusto dieci anni di politiche ecocompatibili del Governo regionale pugliese, che hanno trasformato in una risorsa turistica fondamentale la sostenibilità ambientale e le bellezze della Puglia. “Un documento di forte valore politico che interpreta la volontà cittadini e spiega allo Stato le motivazioni del No al petrolio Si’ all’ambiente “, questa la sintesi delle dichiarazioni dei rappresentanti del Consiglio regionale intervenuti: i capigruppo Michele Losappio e ei consiglieri Angelo Disabato, Tommy Attanasio, Francesco Laddomada e Antonio Scianaro.
All’incontro hanno partecipato il sindaco di Monopoli Emilio Romani (anche in rappresentanza dell’ANCI e delle Amministrazioni comunali costiere pugliesi), assessori e consiglieri di Taranto, Ostuni, Fasano e Polignano, il presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini, il prof. Niccolò Carnimeo per il WWF, esponenti di Greenpeace e dei Comitati No petrolio-Sì energie rinnovabili di Monopoli, Comitato Bonifica Molfetta, Tutela del mare del Gargano, Stop Tempa Rossa Taranto e delle Reti No Triv del Gargano e di Terra di Bari. (fel)

NO TRIV, Sel: “Portare la mobilitazione anche in Parlamento”

Il Comune di Molfetta approva un odg su “No Triv”, ma senza osservazioni

CITTÀ DI MOLFETTA    PROVINCIA DI BARI

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE     del 1/08/2014

OGGETTO. Ordine del Giorno della Commissione Esecutiva del Forum di Agenda 21 della Città di Molfetta sul tema della prospezione nel mare della Global Petrolum Limited. (su richiesta di Consiglieri).

IL CONSIGLIO COMUNALE DELLA CITTA’ DI MOLFETTA

PREMESSO CHE:

la società Global Petroleum Limited con sede legale in Australia, infatti, di recente ha comunicato di aver inviato al Min. dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare ai sensi dell’art. 23 del D.Lgsl nr. 152/2006 le istanze per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto: Intervento di indagine geofisica 2D, ed eventualmente 3D, nell’aree dell’istanze di permesso di ricerca in mare “d80 F.R.-.GP, d81 F.R.-.GP, d82 F.R.-.GP, d83 F.R.-.GP” – “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare”. Il progetto è localizzato nel bacino dell’Adriatico meridionale all’interno dell’area marina “F”. Le aree in istanza hanno rispettivamente un’estensione che varia in un range tra 744,8 km2 e 749,9 Km2 per un totale di quasi 3000 chilometri quadrati che coprono quasi la metà della costa pugliese, interessando i Comuni di Molfetta, Giovinazzo, Bari, Mola di Bari, Polignano a Mare, Monopoli, Fasano, Ostuni, Carovigno, Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo;

VISTO CHE:

la Puglia continua a ribadire il suo fermo “NO” al Petrolio. Infatti, in perfetta sinergia tra società civile ed istituzioni, la popolazione in diverse occasioni è scesa in piazza e la Regione Puglia si è resa megafono di tali istanze nonché collante tra le regioni adriatiche e ioniche in questa battaglia anche attraverso le proposte di legge alle Camere (MORATORIA CONTRO LE RICERCHE PETROLIFERE E LE TRIVELLAZIONI NELL’ADRIATICO), per vietare la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque dell’Adriatico, approvate da cinque Assemblee regionali (Puglia, Veneto, Abruzzo, Molise e Marche);

RIBADENDO
Il proprio NO alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto proposto dalla società Global Petroleum Limited riaffermando il parere favorevole alla proposta di MORATORIA CONTRO LE RICERCHE PETROLIFERE E LE TRIVELLAZIONI NELL’ADRIATICO

IMPEGNA

Il Sindaco Paola Natalicchio ad attivarsi e farsi promotore, in ogni sede istituzionale utile, con la massima urgenza, con i Sindaci dei Comuni interessati dalle attività della Global Petroleum (Giovinazzo, Bari, Mola di Bari, Polignano a Mare, Monopoli, Fasano, Ostuni, Carovigno, Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo) per la costituzione di un tavolo congiunto per la presentazione comune delle osservazioni (che scadono il 4 agosto prossimo) e per l’individuazione di eventuali carenze normative nella documentazione presentata, anche attraverso la nomina di professionisti specifici, nonché di eventuali ulteriori iniziative che si dovessero rendere necessarie.

Non è bastato lo scempio

Apprendiamo dal sito del Ministero dell’Ambiente che la Global Petroleum Limited ha avanzato ben 4 istanze per ricerche di giacimenti di idrocarburi nel mar Adriatico. L’area interessata, complessivamente di oltre 700 km2, è quella compresa tra i territori di Molfetta e Brindisi.

Pensiamo sia superfluo sottolineare che coinvolge comunità da sempre basate su pesca e  turismo. Per questo eventuali permessi concessi dal governo segnerebbero una violenza evidente nei confronti di tali territori. Vogliamo evidenziare che le analisi esplorative utilizzate dalla multinazionale del petrolio per cercare eventuali giacimenti petroliferi sono estremamente impattanti sull’ambiente. Ci sono inchieste e studi che denunciano come l’utilizzo della tecnica “Air-gun” (consistente nello “sparare” a grande velocità aria compressa sul fondale provocando vere e proprie esplosioni) risulti dannosa per molte specie marine. Ci chiediamo che effetto possa produrre, per esempio, nelle acque al largo di Molfetta e Giovinazzo, risaputamente sature di ordigni bellici affondati lì dopo la bonifica del porto di Bari, dopo il bombardamento del 2 dicembre 1943, e delle bombe inesplose della guerra del Kosovo rilasciate nella stessa area.

Ci lasciano esterrefatti le parole del Ministro all’Ambiente (sic!) Gianluca Galletti che sostiene “l’opportunità offerta dal petrolio” e accoglie a braccia aperte le trivellazioni nel nostro mare.
Eppure basterebbe scorgere cosa è avvenuto e avviene in altre regioni a noi vicine a causa del petrolio per capire che sarebbe molto meglio farne a meno.

In Emilia Romagna le istituzioni locali hanno revocato i permessi per le operazioni di estrazione a seguito dello studio scientifico che ha messo in relazione le attività di trivellazione con le potenti scosse sismiche che hanno distrutto gran parte della provincia emiliana nel 2012.

Ma per smontare tutte le mistificazioni rispetto ai grandi vantaggi di cui il petrolio è portatore basta spostarsi di qualche chilometro, in Basilicata.

Quando in Lucania, venti anni fa, si scoprì il petrolio, tutti i politici locali e nazionali accolsero la novità urlando che la popolazione si sarebbe arricchita e sarebbe piovuto lavoro per tutti.

Dopo vent’anni ci troviamo di fronte allo stupro di un territorio ricco di storia e natura, dovendo evidenziare che gli unici ad essersi arricchiti sono stati i petrolieri.

Infatti, secondo l’Istat  la Basilicata è la regione più povera d’Italia.  La popolazione sta diminuendo a vista d’occhio: sono oltre 3000 all’anno i giovani che lasciano la regione per emigrare altrove. I dati della Cgil denunciano un tasso di disoccupazione costantemente in crescita: «Nella sola Val d’Agri (dove è più intensa l’attività dei petrolieri) ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati».

Ma la vera beffa riguarda le royalties (in Italia pari appena al 7% del profitto globale delle multinazionali). A fronte dei 141 milioni di euro che hanno portato al Pil regionale, le stesse hanno determinato l’uscita della Basilicata dai fondi UE per l’obiettivo 1, perdendo così finanziamenti europei per circa 320 milioni di euro.

Ma non basta! Ci sono anche l’inquinamento ed i danni permanenti causati al territorio.

La Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale (dati dell’Associazione Italiana Registro Tumori) e le aziende agricole si sono dimezzate nell’arco di 10 anni (dati Confederazione Italiana Agricoltori).

Secondo i dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti le attività di estrazione hanno inoltre prodotto oltre 400 siti contaminati.

Gli studi della Prof.ssa Albina Colella ci allarmano riguardo le condizioni di salute dell’invaso del Pertusillo, nella Val d’Agri, fonte di acqua potabile anche per molti comuni pugliesi. Le analisi hanno mostrato una consistente presenza di idrocarburi (oltre i valori consentiti dall’Istituto della Sanità) e addirittura di metalli pesanti (forse derivanti dalle sostanze lubrificanti che si usano per le trivelle).

A questo proposito vogliamo ricordare che Eni, Shell e Total finanziano parte dell’attività didattica dell’Università della Basilicata, come seminari, convegni, borse di studio e assegni di ricerca, proprio nell’ambito dello studio geologico del territorio lucano specificatamente in correlazione alla attività estrattiva. Dato l’evidente conflitto di interessi, ci chiediamo quanto possano essere credibili tali studi ed analisi.

Vale la pena sottolineare, tra le famigerate “riforme” che il governo Renzi vorrebbe portare a casa con la stampella della destra, la modifica del Titolo V della Costituzione che esautorerebbe Regioni ed Enti Locali da ogni in merito alle politiche di tutela ambientale e di sviluppo energetico.

Alla luce di tutto questo, e tanto altro, ci opporremo con tutte le forze a questa follia, figlia di un sistema economico capitalista e di una produzione energetica che garantiscono  i profitti delle solite lobby, calpestando il diritto all’autodeterminazione di ogni comunità e distruggendo i beni comuni e le nostre vite.

Cercheremo un fronte comune, costruito dal basso, con chi, in Puglia e non solo, voglia condividere questa lotta in difesa del proprio territorio.

Saremo nelle piazze ad informare la gente ed al contempo fuori dai palazzi a pretendere che le istituzioni tutelino per davvero il nostro diritto alla salute.
Da un lato quindi esortiamo chiunque ne abbia voglia a mettersi in rete e a dar vita nelle proprie realtà ad incontri, dibattiti o qualsiasi altra forma d’informazione rispetto a quanto sta avvenendo e dall’altro chiediamo a gran voce alle istituzioni locali di prendere una posizione netta, al di là delle sterili dichiarazioni sui media o sui social network, contro le trivellazioni in Adriatico, magari partendo, nel caso occorra, dalla modifica dello statuto comunale e/o dal ricorso al principio di precauzione. Chiediamo inoltre, a chiunque sia in possesso delle competenze necessarie, di farci pervenire ogni tipo di osservazione tecnica volta a bloccare le istanze di Global Petroleum Limited in sede di Via entro il 4 agosto.

Le trivelle non piovono da sole dal cielo! Sono il frutto di semplici e precise scelte politiche. I sindaci delle nostre città, i presidenti delle nostre Province e Regioni fanno parte o sono alleati dei partiti che sono al governo e che oggi scelgono di svendere il nostro territorio. Nessuno accampi scuse di non competenza ma piuttosto ci si prenda delle dovute responsabilità politiche.

Adesso tocca alle amministrazioni locali ed alla politica
Il Coordinamento “No Triv Terra di Bari”, formatosi a metà giugno con una prima assemblea pubblica a Molfetta (Ba), a seguito della pubblicazione sul sito del Ministero dell’Ambiente delle quattro richieste della Global Petroleum Limited per ispezionare i fondali alla ricerca d’idrocarburi con la tecnica dell’Air Gun (http://www.va.minambiente.it/it-IT), ha svolto in questo mese e mezzo un’intensa attività di coinvolgimento dal basso dei cittadini e delle associazioni di categoria legate al mare.
L’obiettivo, sin da subito, è stato quello di sensibilizzare la popolazione sui rischi che le attività di ricerca nei fondali da Molfetta a Brindisi possono arrecare alla flora ed alla fauna marina e sull’insensatezza, oggi, di portare avanti una politica energetica nazionale basata sullo sfruttamento delle risorse fossili.
Oggi con la collaborazione del “Comitato cittadino per la bonifica marina a tutela del diritto alla salute ed all’ambiente salubre” nato a Molfetta, dell’ “A.B.A.P.” ( Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi, http://www.infoabap.it/) e dell’ Associazione “Mediterraneo No Triv” abbiamo inviato le osservazioni al Ministero dell’Ambiente, ribadendo che le scelte nazionali non tengono conto della storia naturale, economica e sociale dell’Adriatico (oltre a sottovalutare la presenza in molti punti della costa ed, in particolare, nelle zone d’ispezione per la ricerca d’idrocarburi segnalate dall’azienda australiana, degli ordigni bellici scaricati durante la Seconda Guerra Mondiale ed il conflitto nel Kosovo).
Abbiamo inviato queste osservazioni anche ai comuni interessati dalle quattro richieste, ovvero, Molfetta, Giovinazzo, Bari, Mola, Polignano, Monopoli, Fasano, Ostuni, Carovigno, Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo, chiedendo a sindaci e presidenti dei consigli comunali di farle proprie tramite delibere di consiglio comunale ed inviarle al Ministero dell’Ambiente entro la scadenza del 4 Agosto. Riteniamo sia necessaria da parte delle istituzioni di queste comunità una forte consapevolezza verso le scelte nazionali nel campo delle politiche energetiche e della difesa dell’ambiente, ribadendo gli effetti negativi sul piano culturale ed economico che queste avrebbero sui territori coinvolti. L’autonomia decisionale delle comunità in campo energetico ed ambientale non può essere più messa in discussione come sta ormai avvenendo con i continui tentativi di modifica dell’articolo V della Costituzione.
Il percorso del Coordinamento “No Triv Terra di Bari” proseguirà con altre assemblee pubbliche, dopo esser stati a Molfetta, Giovinazzo, Santo Spirito e Bari, con lo scopo di creare un fronte comune dal basso che si opponga a questi continui tentativi di mettere in discussione l’ambiente e la salute per fare profitto. 

Il nostro sarà un confronto continuo con gli altri comuni coinvolti e le realtà collettive o individuali che, in questi giorni (e ci auguriamo anche in futuro), si stanno mobilitando per portare alla politica centrale la loro voce.
Coordinamento “No Triv Terra di Bari”