Legge stabilità: altri 10 milioni al porto del senatore Azzollini. Ma è già finanziato

di Mario Portanova – www.ilfattoquotidiano.it

Nella legge di stabilità dei tagli ai ministeri e gli enti locali, c’è un Comune che si vede arrivare uno stanziamento di dieci milioni di euro non richiesto e di cui non sa neppure bene che cosa fare. Il Comune è quello di Molfetta, 60mila abitanti, in provincia di Bari, guidato fino all’anno scorso da Antonio Azzollini (nella foto, a sinistra), attuale presidente Ncd della Commissione bilancio del Senato, indagato per truffa ai danni dello Stato e altri reati dalla Procura di Trani nell’inchiesta sulla costruzione del nuovo porto cittadino. E proprio al progetto del porto sono legati i dieci milioni stanziati dalla manovra economica approvata la notte scorsa. Peccato che il porto sia già interamente finanziato, che il cantiere sia sotto sequestro dal 7 ottobre dell’anno scorso e che i lavori, a quella data, fossero già sostanzialmente fermi per la presenza in mare di migliaia di ordigni bellici che impedivano il dragaggio del fondale. E proprio l’utilizzo dei fondi per la costruzione del nuovo bacino – oltre 170 milioni di euro dal 2001 a oggi, di cui al 2012 ne risultavano incassati circa 60 – è al centro delle accuse dei pm di Trani, secondo i quali l’amministrazione Azzollini ha sistematicamente dirottato milioni di euro arrivati per la grande opera su altre voci del bilancio comunale, compresi incentivi ai dirigenti e persino 111.526 euro in “cancelleria e stampa”, si legge negli atti dell’inchiesta. In questo modo, accusano i magistrati, il Comune di Molfetta per diversi anni ha raggiunto un “fittizio equilibrio economico” e attestato “falsamente” il rispetto del patto di stabilità. Tra le contestazioni più gravi ad Azzollini e la sua amministrazione, quella di aver convenuto con il consorzio di imprese appaltatrici, guidato dalla coop rossa Cmc di Ravenna, una transazione da 7,8 milioni di euro a titolo di compensazione per lo stop dei lavori dovuto alla presenza degli ordigni.

Nonostante questo quadro, nella legge di stabilità appena approvata si annida un articolo inintellegibile ai più, beffardamente inserito alla voce “Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia finanziaria e tributaria”. Per scovare i 10 milioni bisogna cercare (trattenendo il fiato) il riferimento all’articolo 11 quaterdecies comma 20 del decreto legge 203/2005 convertito dalla legge 248/2005. Che rimanda, a sua volta, alla legge 174/2002 sugli stanziamenti per il “completamento della diga foranea di Molfetta”.

Completamento che, peraltro, doveva avvenire entro il 2012, quindi prima del sequestro della magistratura. Oggi i lavori, appaltati alla Cmc, i cui vertici sono indagati, sono realizzati soltanto al 60%. Il finanziamento in questione è entrato nella legge di stabilità dalla porta principale, nel testo preparato dal governo, e quando è stato svelato in Commissione lavori pubblici del Senato ha provocato le proteste del Movimento 5 stelle, ma pare aver lasciato “sbalordito” anche qualche parlamementre Pd. Lo stesso Pd che ha vissuto con parecchi mal di pancia il “salvataggio” di Azzollini in Senato, lo scorso 8 ottobre, dalla richiesta di utilizzo di alcune intercettazioni telefoniche avanzata dalla Procura di Trani, salvataggio per il quale i voti del partito di Matteo Renzi sono risultati determinanti.

Oggi al Municipio di Molfetta siede la nuova giunta di centrosinistra guidata dall’indipendente Paola Natalicchio, che nel giugno del 2013, quando l’inchiesta sul porto era in corso ma non ancora esplosa con la notizia dei due arresti e dei 60 indagati, ha strappato il ballottaggio al candidato di Azzollini, che non poteva più ripresentarsi per raggiunto il limite massimo di mandati. Certo, a caval donato (con i soldi dei contribuenti, s’intende) non si guarda in bocca, e i progetti da finanziare non mancano, ma negli uffici comunali confermano che l’attuale amministrazione non ha fatto alcuna pressione per ottenere questo nuovo stanziamento e che il completamento della “diga foranea”, a cui la legge di stabilità rimanda, non richiede allo stato altri fondi.

Attende soltanto il dissequestro del cantiere e, soprattutto, il completamento della rimozione degli ordigni bellici, a cui lavora dal 2009 lo Sdai (Servizio difesa antimezzi insidiosi) della Marina militare. In più, quando si è insediata, la nuova giunta ha avuto un bel da fare a rimettere ordine nel bilancio, per non correre il rischio di finire a sua volta sotto inchiesta: per esempio un appalto per la costruzione di nuovi marciapiedi, già in corso, è stato annullato e poi rifinanaziato da zero con altre risorse perché anche questo poggiava sui finanzamenti ottenuti per la grande opera portuale. Ma dal cielo di Roma i nuovi fondi della grande opera voluta dal potente senatore Azzollini sono piovuti lo stesso.

L’amministrazione comunale nega informazioni e documenti alla città e il CBM prepara una petizione

Comunicato stampa

L’amministrazione comunale nega informazioni e documenti alla città e il CBM prepara una petizione

Lunedì 1 Dicembre u.s. si è tenuta presso la sala stampa di Palazzo Giovene, a cura del COMITATO BONIFICA MARINA (CBM), una conferenza stampa sulle diverse criticità che minacciano la salute del nostro mare e sullo stato dell’arte delle attività di bonifica.

A fare da ponte con la precedente conferenza pubblica del CBM, tenutasi presso la Sala Finocchiaro l’8 aprile 2014, sono state una serie di clips-video estrapolate dall’intervento del nostro Sindaco Paola Natalicchio tenuto in quella occasione.

Il primo cittadino, allora, invitò la cittadinanza attiva a collaborare con le istituzioni sulle tematiche della bonifica del porto e di Torre Gavetone, nonché sulla necessità di costituire un osservatorio epidemiologico comunale di monitoraggio sugli effetti dell’alga tossica (Ostreopsis ovata). Tutti gli impegni presi pubblicamente dalla amministrazione sono stati tutti completamente disattesi.

Tutte le interpellanze, e successivi solleciti, presentate dal CBM all’amministrazione comunale non hanno mai avuto risposte. Questo atteggiamento poco rassicurante è ancora più inaccettabile dal momento che la nostra comunità è inserita nel circuito delle CITTÀ SANE.

A rappresentare la marineria molfettese Vitantonio Tedesco (Vice Presidente del CBM) che ha delineato un quadro, a dir poco preoccupante, sullo stato di salute del comparto della pesca, flagellato appunto anche dalla presenza di ordigni bellici inesplosi e dalla presenza di anomale masse di mucillagini marine. A tal proposito è stato proiettato un documento filmato di Daniele Marzella e prodotto dal Nucleo Sub Molfetta, in collaborazione del Comitato Bonifica Molfetta, a testimoniare le più importanti criticità del nostro mare; gli ordigni, l’alga tossica e gli scarichi delle acque degli impianti di depurazione.

A fine conferenza è stata illustrata la petizione che il CBM promuoverà nei prossimi giorni in città per :

– l’istituzione di una commissione comunale di studio tecnico-scientifico sull’esposizione cronica alle tossine dell’Ostreopsis ovata (alga tossica);

–   la creazione di un osservatorio che rilevi le ricadute della stessa sull’ecosistema;

– la convocazione di un “Forum cittadino” permanente di comunicazione e informazione sulle problematiche inerenti l’alga tossica.

     Molfetta, 20.12.2014

                                                                                 Comitato Bonifica Molfetta

Stabilità, 10 milioni al porto di Molfetta. Per cui è indagato il senatore Azzollini

www.ilfattoquotidiano.it

La legge di stabilità destina 10 milioni di euro per il completamento del porto di Molfetta (Bari). Non solo Palazzo Madama ha bloccato l’uso delle intercettazioni del senatore e presidente della commissione Bilancio Antonio Azzollini (Ncd), indagato per la presunta maxifrode per quello stesso progetto (risalente a quando era sindaco), ora arriva anche il nuovo finanziamento. I cantieri sono attualmente sotto sequestro e per di più i lavori sono stati fermati per la presenza di numerose mine belliche nelle acque del futuro scalo.

L’annuncio del finanziamento è avvenuto oggi in commissione Lavori pubblici al Senato. “Quando la relatrice”, racconta a ilfattoquotidiano.it il senatore M5s Andrea Cioffi, “del Partito democratico Laura Cantini è arrivata al punto sul porto di Molfetta siamo rimasti tutti stupiti. Anche nella maggioranza Pd ci sono stati commenti sbalorditi: ‘Non ci facciamo ridere dietro ancora una volta’, ha detto qualcuno”. Azzollini è anche presidente della commissione Bilancio a Palazzo Madama e questo, secondo i 5 stelle, avrebbe influito sulla decisione di finanziamento: “Siamo sicuri che ha avuto un ruolo nella stesura della legge di stabilità e ci sembra una decisione davvero sospetta. Al di là delle valutazioni infrastrutturali, è una scelta fuori luogo. E per questo chiediamo lo stralcio di questo passaggio”.

Il passaggio che prevede il finanziamento al porto di Molfetta compare nel testo della legge di stabilità ora in discussione al Senato: “Per quanto riguarda”, si legge, “le variazioni introdotte con il disegno di legge in esame, all’interno della missione 3, (“Relazione con le autonomie territoriali”), si segnala un rifinanziamento di 10 milioni di euro per l’anno 2015, relativo agli interventi per il completamento della diga foranea di Molfetta”

Corruzione, il Senato reagisce e dà un segnale: salvati due politici indagati

di F. Q. – www.ilfattoquotidiano.it

Il Pd commissariato a Roma, un assessore comunale e un consigliere regionale costretti alle dimissioni. E il premier-segretario Matteo Renzi che giusto ieri sera a Bersaglio mobile di Enrico Mentana riproponeva il “daspo” a vita per i corrotti, una sorta di “eragastolo”, così lo ha definito, che li tenga lontani per sempre dalla gestione della cosa pubblica. Ma alla prova dei fatti, l’effetto del terremoto provocato dall‘inchiesta Mafia capitale si è già smorzato. In aula al Senato il Pd ha votato contro l’autorizzazione all’uso di alcune intercettazioni contro il parlamentare Ncd Antonio Azzollini, indagato nell’inchiesta sugli appalti per il porto di Molfetta, in provincia di Bari. La decisione rispecchia a linea tenuta dal Pd in giunta per le immunità il 7 ottobre, che aveva provocato una mezza rivolta nel partito, con il senatore Felice Casson (membro della giunta) che si era autospeso dal gruppo bollando la scelta come una “difesa della Casta” e Pippo Civati che aveva vergato un post di fuoco chiedendo “spiegazioni”. Spiegazioni poi fornite a ilfattoquotidiano.it dal capogruppo Giuseppe Cucca, secondo il quale le intercettazioni in cui era rimasto impigliato il parlamentare – in modo indiretto – perché alcuni suoi interlocutori avevano il telefono sotto controllo “non erano casuali, nel senso che i pm sapevano che Azzollini, essendo sindaco di Molfetta, era un interlocutore degli indagati”. Quindi, secondo Cucca, i magistrati avrebbero dovuto “chiedere l’autorizzazione”.

Ma non è tutto: con una giravolta rispetto al voto espresso in Giunta per le elezioni, i dem hanno bloccato l’utilizzo delle intercettazioni per il loro compagno di partito Antonino Papania, indagato a Palermo per corruzione, con l’accusa di aver garantito appalti in cambio di assunzioni clientelari. Il 19 novembre, in Giunta i rappresentanti Pd si erano divisi, e così, con un solo voto di scarto, era passato il via libera solo ad alcune delle conversazioni richieste dal Tribunale del capoluogo siciliano. Questo dopo che il gip aveva già ridotto la portata della richiesta del pm, limitando il numero delle intercettazioni da poter utilizzare. E pazienza se Papania era già da tempo stato definito “impresentabile” dalla commissione di garanzia del Pd, in occasione delle politiche del 2013.

Oggi, in aula, un’ulteriore retromarcia, con la scelta di rimandare il dossier in giunta. A innescare la decisione, l’intervento del senatore palermitano di Gal Mario Ferrara, che ha sollevato perplessità sulla datazione di alcune intercettazioni. Tanto è bastato perché il Pd, con Lega, Fi e Ncd, votasse per il rinvio in giunta, lasciando soli a protestare il Movimento 5 Stelle e alcuni rappresentanti del gruppo Misto. “E’ grave la scelta del Pd – ha commentato Maurizio Buccarella, M5S, relatore della richiesta di concessione dell’autorizzazione – soprattutto il giorno dopo la decisione di commissariare il partito romano per fatti di corruzione e mafia”. E sempre i 5 Stelle fanno notare che la decisione di sospendere l’esame per far tornare di nuovo tutto in Giunta si vota con la semplice alzata di mano, “senza che resti alcuna registrazione di chi abbia votato a favore o contro”. Risultato, un conseguente allungamento dei tempi che potrebbe determinare lo stralcio della posizione di Papania dal procedimento penale attualmente in corso.

Il relatore Buccarella (M5S): “Scelta grave proprio dopo il commissariamento del Pd romano Papania, si legge nella relazione di Buccarella che ripercorre le accuse dei magistrati palermitani, “nell’ambito della gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) Trapani 1, diretto da Salvatore Alestra, avrebbe istituito un accordo criminoso”. La gestione dei rifiuti è stata data in concessione all’Aimeri Ambiente Srl. Papania avrebbe ricevuto da Orazio Colimberti, direttore dell’Area Sud della concessionaria, “in più occasioni utilità consistite nell’assunzione di numerose persone a lui gradite e da lui segnalate”. In pratica, “in cambio dell’assunzione di personale imposto da Alestra e dal senatore Papania”, Colimberti avrebbe ottenuto per la sua società “il benestare degli organi di governo ambientale sugli appalti e sull’irregolare svolgimento del servizio”. E questo si sarebbe protratto, sempre secondo l’accusa, dal 2010 fino al maggio 2012.

Molto pesante anche il quadro dipinto dagli investigatori pugliesi intorno ad Azzollini, attuale presidente della Commissione bilancio di Palazzo Madama. Il senatore Ncd è indagato nell’inchiesta sulla presunta maxifrode da 150 milioni per la costruzione del nuovo porto di Molfetta. Le indagini della procura hanno accertato che per la realizzazione della diga foranea e del nuovo porto commerciale sia stato trasferito in favore del Comune barese, di cui all’epoca dei fatti Azzollini era sindaco, un ingente “fiume di denaro pubblico”: oltre 147 milioni di euro, 82 milioni dei quali ottenuti dall’ente comunale, a fronte di un’opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro. Ma la Giunta per le immunità ha aspettato ben 9 mesi prima di esprimersi sul caso.

“Il mare a Molfetta” tra ordigni bellici, alga tossica e depuratori malfunzionanti

IL MARE A MOLFETTA

Questo video è stato realizzato per sensibilizzare maggiormente i cittadini Molfettesi, mostrando quello che molti non possono vedere, sperando di sensibilizzare anche gli enti governativi in modo che si adoperino per mettere in sicurezza il “nostro mare”.

                                                                     ***

Una pruduzione “Nucleo sub Molfetta“in collaborazione con il “Comitato Bonifica Molfetta“. Video montaggio di Daniele Marzella in collaborazione di Maddalena De Virgilio, Paolo De Gennaro, Pasquale Mezzina e i volontari del Nucleo sub Molfetta. Musiche di Roger Stefane – Un Autre Monde; Akashic Records – Stories of The Old Mansion

Gli ordigni inesplosi nel basso adriatico fermeranno le trivellazioni della Global Petroleum?

Comunicato Stampa del “Comitato Bonifica Molfetta”- 23.11.2014

Apprendiamo con grande soddisfazione dal sito del “Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” che sono state accolte le nostre osservazioni in opposizione alle istanze di permesso della Società Global Petroleum Limited, per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti di: “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare” al largo delle coste pugliesi.

Nel corpo delle osservazioni, tra le altre cose, avevamo dichiarato che in tutti i progetti per le quattro zone d’indagine si parla delle possibili opere di mitigazione delle Aree   Marine   Protette,   delle   Zone   di   Ripopolamento   e   le   Zone   Marine   di   Tutela   Biologica, dei siti sensibili di Rete Natura 2000, dei SIC, delle zone marine e costiere interessate da “Important Bird Areas”, ma non è stata scritta una sola parola sulla vasta aerea che spesso è sovrapposta, o confinante, alle quattro zone d80 F.R-.GP, d81 F.R-.GP, d82 F.R-.GP, d83 F.R-.GP, rappresentata dalle zone di affondamento di ordigni bellici indicata nelle mappe militari, nautiche e le stesse fornite dalla Società Global Petroleum Limited e indicate chiaramente con la dicitura “ORDIGNI INESPLOSI”; anzi diremo che la società ha ignorato il problema più grave, e significativo, che potrebbe interferire con le indagini geofisiche e perforazioni nel basso adriatico con possibili disastri ambientali e pericolosi per la salvaguardia dell’ecosistema e della salute pubblica .

Il C.B.M. di Molfetta fondava la richiesta di rigetto delle istanze della Società Global Petroleum Limited sulla mancanza di una qualsiasi proposta di mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in una vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate alle odierne richieste, ma anche di altre sotto costa.

Ricordando le parole del Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola:i residuati bellici a caricamento chimico si trovano in uno stato di conservazione pessimo, a seguito della prolungata azione della corrosione marina; ciò determina ulteriori difficoltà di rimozione ed elevati rischi per gli operatori, oltre a richiedere l’impiego di mezzi tecnologicamente avanzati, con conseguente aumento dei costi”; lasciamo immaginare cosa accadrebbe se pur una sola bomba caricata ad iprite, o altra sostanza chimica, fosse casualmente incrociata da una trivella o dall’azione di un potente air-gun. Purtroppo non parliamo di una sola bomba ma di migliaia di bombe sparse a macchia di leopardo, dalla costa fino a 40 miglia al largo, e dal faro di Vieste ad Otranto.

Ebbene, con la nota n.0003772 del 3.11.2014, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale del Ministero, ha richiesto alla Società Global Petroleum varie integrazioni documentali tra cui gli “approfondimenti normativi, scientifici e presso le Istituzioni competenti, della compatibilità dell’esecuzione delle indagini sismiche previste con le aree di deposito di ordigni inesplosi in mare “. Pertanto, tra 60 giorni conosceremo i contenuti dei documenti integrativi che la Società Global Petroleum presenterà, nel frattempo non faremo mancare il nostro contributo specifico al Coordinamento No Triv della provincia di Bari e a tutti i comitati No Triv regionali e nazionali.

per il Consiglio di gestione CBM – Matteo d’Ingeo

RICHIESTA INTEGRAZIONI DEL MINISTERO

OSSERVAZIONI DEL “COMITATO BONIFICA MOLFETTA”

La bonifica infinita


MOLFETTA | Bonifica bombe nel porto di amica9tv

Si sono concluse venerdì 31 ottobre nel porto di Molfetta le operazioni dell’11° intervento di bonifica di residuati bellici da parte degli artificieri dell’Esercito.

La messa in sicurezza del porto è iniziata nel maggio 2009 e rientra nelle attività previste dall’accordo di programma per la bonifica delle aree portuali, sottoscritto dal Ministero dell’Ambiente, Regione Puglia, ARPA Puglia ed ICRAM (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare).

L’obiettivo principale del programma è l’individuazione, il recupero e la disattivazione dei residuati bellici presenti sui fondali delle aree portuali e costiere dell’Adriatico Pugliese.

In quest’ultimo intervento sono state individuate 55 bombe d’aereo da 30 libbre, caricate al fosforo, di nazionalità inglese. Dall’inizio della nuova bonifica sono state individuati e recuperati circa 50.000 ordigni, quanti ne restano ancora da recuperare nella zona portuale e quanti a Torre Gavetone?

Recupero ordigni a “presunto caricamento speciale”

 Capitaneria di Porto di MOLFETTA

ORDINANZA n.60/2014

Il Capitano di Fregata (CP) sottoscritto, Capo del Circondario Marittimo e Comandante del Porto di Molfetta,

VISTI gli esiti della riunione, convocata dalla Prefettura di Bari con foglio prot. n.14/450/l2/Prot. Civ. in data 13.10.2014, tenutasi presso la Sala di Protezione Civile della stessa Prefettura in data 17.10.2014;

VISTO l’ordine di operazione n”01 prot.0014071 in data 2l.10.2014 con il quale l’11’ Reggimento Genio Guastatori di Foggia ha comunicato che nei giomi 27, 28, 29, 30 e 31 ottobre 2014, congiuntamente con il Nucleo SDAI della Marina Militare di Taranto, eseguirà il recupero dallo specchio acqueo portuale di Molfetta di ordigni residuati bellici a presunto caricamento speciale e il successivo loro trasferimento presso idonei siti per le consequenziali operazioni di brillamento;

VISTA la propria Ordinanza n.03/2011 in data 03.02.2011 nella sua versione consolidata, relativa all’attività di bonifica da ordigni residuati bellici condotta dal Nucleo SDAI della Marina Militare di Taranto;

CONSIDERATO che gli ordigni posizionati in mare in zona di sicurezza dal nucleo SDAI di Taranto, durante le operazioni di cui trattasi, saranno recuperati e depositati a terra per consentire al personale dell’11R.G.T. Genio Guastatori dell’Esercito Italiano di Foggia il posizionamento degli stessi in appositi contenitori per le successive operazioni di trasferimento e brillamento;

RITENUTO necessario, ai fini della tutela della pubblica e privata incolumità, precludere la sosta di uomini e mezzi sulla diga antemurale “A. Salvucci” nonchè il transito e la sosta di unità navali in genere oltre che le attività subacquee nello specchio acqueo circonstante la citata diga a tutti coloro che non sono direttamente interessati alle operazioni di cui trattasi;

RITENUTO altresi necessario, durante il trasferimento degli ordigni, interdire l’accesso in genere nelle aree demaniali marittime che saranno direttamente interessate dal passaggio dei mezzi impegnati nel trasporto degli ordigni;

VISTA la pubblicazione SMM151 edita dallo Stato Maggiore della Marina Militare;

VISTI gli articoli 17, 30 e 81 del Codice della Navigazione nonchd I’art.59 del Regolamento di esecuzione al Codice della Navigazione; VISTI gli atti d’ufficio;

RENDE NOTO

che nei giorni 27. 28. 29. 30 e 31 ottobre 2014, a partire dalle ore 10.00, sulla diga antemurale “Achille Salvucci” del porto di Molfetta si svolgeranno operazioni di recupero di ordigni a presunto caricamento speciale (bombe d’aereo incendiarie) da parte del personale del Nucleo SDAI della Marina Militare di Taranto. Gli ordigni, una volta recuperati, verranno allocati in appositi contenitori, caricati sugli automezzi dell’Esercito Italiano e trasferiti in cava per il brillamento che verrà effettuato a cura del personale dell’11° RGT. Guastatori di Foggia dell’Esercito Italiano.

SDAI2

ORDINA

Articolo I

Nei giomi di cui al rende noto, dalle ore 10.00 e fino al termine delle operazioni di recupero e successivo trasferimento degli ordigni, nell’area centrata nel punto avente le seguenti coordinate geografiche:

Lat.4lol2’40.80’N – Long. 016035’05.20E (datum WGS g4);

in cui saranno effettuate le operazioni di spiaggiamento da parte del personale del Nucleo SDAI della Marina Militare di Taranto, è vietato:

a.  per un raggio di 1000(mille) metri. effettuare immersioni subacquee di qualsiasi tipo;

b. per un raggio di 300 (trecento) metri. il transito, l’ancoraggio e la sosta a persone, mezzi navali e terrestri, nonchè ogni altra attivitd in genere.

Sono esclusi dai divieti di cui sopra il personale ed i mezzi partecipanti alle operazioni o in assistenza alle stesse.

Articolo 2

Salvo che il fatto costituisca diverso e/o più grave reato o illecito amministrativo, i contravventori alla presente ordinanza saranno puniti:

a) se alla condotta di un’unità da diporto, ai sensi dell’art. 53 del Decreto legislativo n”17112005;

b) negli altri casi, autonomamente o in eventuale concorso con altre fattispiie, ai sensi dell’art .1174 o 1231 del Codice della Navigazione; oltre ad essere ritenuti responsabili dei danni eventualmente arrecati a terzi e/o cose in dipendenza dell’inosservanza delle norme contenute nell’ordinanza stessa. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservare e far osservare la presente ordinanza, la cui pubblicità verrà assicurata mediante l’affissione all’albo dell’ufficio, l’inclusione alla pagina “Ordinanze” del sito istituzionale www.molfetta.guardiacostiera.it, nonché l’opportuna diffusione tramite gli organi di informazione.

Molfetta, il 21 ottobre 2014

segue l‘Ordinaza Sindacale

Il verbale della vergogna protegge il “PresidenteSenatoreExsindaco”

GIUNTA DELLE ELEZIONI E DELLE IMMUNITA’ PARLAMENTARI

MARTEDÌ 7 OTTOBRE 2014
46ª Seduta

Presidenza del Presidente
STEFANO

La seduta inizia alle ore 20,35.

IMMUNITA’ PARLAMENTARI

(Doc. IV, n. 5) Domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Antonio Azzollini nell’ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti (n.1592/09 RG – n. 2629/11 RG – n. 3775/13 RG GIP)
(Seguito dell’esame e rinvio)

La Giunta riprende l’esame iniziato nella seduta dell’11 marzo e proseguito nelle sedute del 25 marzo, del 10 aprile, dell’11 e del 24 giugno, del 1° e del 10 luglio, del 24 settembre e del 1° ottobre 2014.

Il PRESIDENTE riassume i termini della questione, invitando ad iscriversi a parlare i senatori interessati ad intervenire.

Il senatore D’ASCOLA (NCD), nel rilevare preliminarmente come l’aspetto riguardante il titolo di reato sia stato considerato erroneamente dirimente ai fini della applicazione, nel caso concreto, delle garanzie previste dall’articolo 68 della Costituzione, sottolinea invece come la linea discriminante in ordine alla utilizzabilità o meno di intercettazioni che coinvolgono un parlamentare resta tracciata sia dalla richiamata norma costituzionale sia, soprattutto, dalla giurisprudenza che si è consolidata sul punto. Si è così distinta la fattispecie delle intercettazioni telefoniche dirette – in quanto riguardanti direttamente un parlamentare – le quali, come tali, sono inutilizzabili senza l’autorizzazione preventiva della Camera di appartenenza, e, dall’altro lato, si è individuata la fattispecie delle intercettazioni telefoniche indirette, a sua volta classificabile in due sottofattispecie: le intercettazioni indirette in senso stretto e le intercettazioni indirette che più propriamente devono definirsi occasionali e casuali.
Queste due fattispecie danno luogo, infatti, a conseguenze diametralmente opposte: le intercettazioni telefoniche di tipo occasionale e casuale afferiscono ad utenze intestate a soggetti terzi – quindi, non coperti dalla garanzia dell’articolo 68 della Costituzione – utenze sulle quali non era prevedibile l’utilizzabilità e, conseguentemente, il coinvolgimento o la partecipazione del parlamentare. Al contrario, le intercettazioni indirette possono riguardare utenze telefoniche intestate a terzi – soggetti che non rivestono la carica di parlamentare – utenze sulle quali però era prevedibile il rischio di poter captare conversazioni telefoniche che riguardavano un parlamentare che aveva abitudine e consuetudine di rapporti con il soggetto direttamente intercettato. In quest’ultimo caso, pertanto, tutte le volte in cui è configurabile il rischio o la possibilità o la probabilità di intercettare il parlamentare, l’intercettazione stessa dovrebbe essere considerata inutilizzabile.
Ricostruiti in tali termini i criteri che devono essere necessariamente seguiti in merito alla utilizzabilità di intercettazioni che investono un parlamentare, occorre ora verificarne l’applicazione in merito alla vicenda all’esame. A suo avviso non vi è dubbio che si è di fronte ad un caso di intercettazioni telefoniche indirette in senso stretto, poiché fin dall’inizio era sussistente la possibilità di poter intercettare indirettamente il senatore Azzollini; era perciò rappresentabile agli uffici inquirenti la possibilità che intercettando le conversazioni sulle utenze telefoniche intestate a terzi si potesse intercettare indirettamente anche il parlamentare in questione, tanto più che l’ipotesi di concorso di reato – a supporto della richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari – lasciava presagire che tra i soggetti coinvolti sussistevano abituali rapporti telefonici. Era pertanto perfettamente prevedibile che il committente dell’opera in questione, cioè il senatore Azzollini, intrattenesse rapporti e colloqui abituali e ripetuti con il soggetto incaricato di realizzare l’opera stessa. Alla luce del quadro descritto, dunque, le intercettazioni telefoniche che indirettamente hanno coinvolto il senatore Azzollini necessitavano della preventiva autorizzazione da parte della Camera di appartenenza.
Ribadito pertanto che, a suo parere, la questione concernente la qualificazione del reato – nel caso concreto, cioè, l’associazione a delinquere di cui all’articolo 416 del codice penale – non appare dirimente né sul versante del diritto sostanziale né su quello del diritto processuale, conclude richiamando l’attenzione sul fatto che un componente della Giunta, la senatrice Alberti Casellati, essendosi dimessa per incompatibilità derivante dalla sua elezione a membro del Consiglio Superiore della Magistratura, non è stata ancora sostituita. In tal senso, si potrebbe sostenere che ci si trova di fronte ad un collegio incompleto e imperfetto, come tale inidoneo a decidere la questione in esame.

Il senatore Mario FERRARA (GAL) ricorda che nella seduta del 10 luglio scorso avanzò la richiesta di acquisire copia dell’ordinanza di proroga delle indagini preliminari e degli atti richiamati emessa dal Tribunale di Trani il 27 gennaio 2012, richiesta che, non avendo ricevuto avviso contrario da parte del relatore, fu poi accolta dalla Giunta. Tali atti quindi sono stati poi effettivamente acquisiti e la Giunta ha successivamente provveduto ad audire, in due distinte occasioni, il senatore Azzollini. Rileva, peraltro, che nella stessa esposizione introduttiva svolta dal relatore nella seduta dell’11 marzo scorso si precisava che il giudice per le indagini preliminari aveva ritenuto inutilizzabili i tabulati telefonici di utenza sottoposta ad intercettazione – relativi a tre tentativi di chiamata da parte di utenza intestata al senatore Azzollini – effettuati il 4 maggio 2010, per i quali il pubblico ministero richiedeva l’autorizzazione all’utilizzo.
Lo stesso relatore, nella successiva seduta del 24 settembre scorso, faceva presente che dagli atti si desumeva che il senatore Azzollini fosse iscritto nel registro degli indagati il 9 febbraio 2010, per il reato di cui al combinato disposto dagli articoli 323 e 110 del codice penale. In pari data, il pubblico ministero operava la secretazione degli atti di indagine in relazione alla predetta iscrizione, formulando, in data 23 marzo 2010, apposita richiesta di autorizzazione all’effettuazione di intercettazioni in ordine alla sopracitata fattispecie criminosa.
Tale ricostruzione denota, a suo parere, un atteggiamento non conforme tenuto dall’autorità giudiziaria competente che, da un lato, richiede stranamente la secretazione di atti per un reato quale l’abuso di ufficio e, dall’altro, opera inizialmente intercettazioni dirette che coinvolgono il senatore Azzollini. Inoltre, in base alla documentazione successivamente acquisita, emerge in modo incontestabile una serie di inaccortezze compiute dalla stessa autorità giudiziaria in ordine alla iscrizione del senatore Azzollini nel registro degli indagati per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale. Considerato altresì che, come emerso nel corso della sua audizione, l’indagine penale prende avvio proprio da un atto dello stesso senatore Azzollini, rileva che le circostanze esposte descrivono in modo inequivocabile un’attività di intercettazione non casuale a carico del senatore stesso.
Ritiene pertanto che la Giunta sia chiamata a decidere non solo da un punto di vista giuridico-costituzionale, ma soprattutto dal punto di vista politico: il punto nodale della questione ruota intorno al rispetto delle garanzie sancite dall’articolo 68 della Costituzione, garanzie che non possono essere aggirate o eluse come, purtroppo, si è dovuto constatare in numerose circostanze. Pertanto, è auspicabile che la Giunta si riappropri delle prerogative che discendono dalla richiamata norma costituzionale, impedendo che l’utilizzo delle intercettazioni che coinvolgono parlamentari siano sempre e comunque concesse per un errato scrupolo nei confronti del principio di trasparenza di fronte all’opinione pubblica, così privando in partenza il parlamentare della garanzia di cui all’articolo 68 della Costituzione.
In conclusione ritiene che se quelle garanzie sussistono e sono riconosciute dalla Carta costituzionale è anche perché occorre tutelare la vita democratica del Paese.

Il senatore PAGLIARI (PD) non condivide le ultime considerazioni espresse dal senatore Ferrara in merito ad una valutazione di ordine politico che la Giunta sarebbe chiamata ad effettuare riguardo all’articolo 68 della Costituzione: tale norma, a suo avviso, non può rappresentare la fonte di un privilegio, bensì lo strumento per evitare interferenze nell’esercizio della funzione parlamentare. In questa ottica, pertanto, le autorizzazioni ad acta vanno concesso nel caso in cui sussistano i requisiti oggettivi previsti dalla normativa vigente.
Sottolinea, tuttavia, alcuni dubbi e perplessità che sottopone all’attenzione del relatore e che discendono dal fatto che potrebbe sembrare difficile scindere l’imputazione del senatore Azzollini dagli altri concorrenti per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale. Occorre quindi interrogarsi se nel momento in cui è stata avviata l’indagine penale, emersa un’ipotesi di concorso di reato nel senso menzionato, era pertinente distinguere l’imputazione del senatore Azzollini nel quadro del complessivo disegno criminoso. Tiene a precisare che la vicenda sottesa agli atti appare sconcertante, ferma la presunzione di innocenza di tutti i soggetti coinvolti; tuttavia, l’oggetto dell’esame cui è chiamata la Giunta deve essere concentrato sugli aspetti in precedenza richiamati al fine di evitare che l’iscrizione nel registro degli indagati possa essere considerata in qualche modo reticente per eludere il dettato dell’articolo 68 della Costituzione, così ravvisando gli estremi di un fumus persecutionis a carico del parlamentare in questione.
Infine, sollecita il Presidente a fornire risposta al dubbio di ordine procedurale sollevato dal senatore D’Ascola per quanto concerne la composizione della Giunta, un cui membro – dimessosi dal Senato – non è stato ancora sostituito.

Il PRESIDENTE, non essendovi altri senatori che chiedono di intervenire in discussione generale, cede la parola al relatore per la replica.

Il relatore, senatore CASSON (PD), evidenzia che, al di là della “cortina fumogena” che si è voluta innalzare sulla vicenda in esame, i termini della questione appaiono, a suo giudizio, chiari.

Il senatore D’ASCOLA (NCD) reputa inaccettabile il tono e lo spirito con i quali il relatore ha esordito nel proprio intervento.

Il PRESIDENTE richiama il relatore ad assumere un atteggiamento più moderato e rispettoso verso tutte le opinioni emerse durante il dibattito.

Il relatore, senatore CASSON (PD), prosegue nella replica, osservando che la questione sottoposta all’attenzione della Giunta coinvolge ben 62 indagati, per una serie complessa di imputazioni che hanno originato due procedimenti penali. In particolare, l’autorità giudiziaria competente ha avanzato richiesta di autorizzazione all’utilizzo di intercettazioni riguardanti il senatore Azzollini, intercettazioni di numero esiguo e relative ad un ristrettissimo arco temporale. Precisa altresì che tali intercettazioni hanno ad oggetto utenze telefoniche che riguardano il responsabile unico del procedimento che è stato fin dall’inizio indagato per il reato previsto dall’articolo 416 del codice penale. Alla luce degli atti acquisiti, sostiene la natura del tutto casuale delle intercettazioni che coinvolgono il senatore Azzollini poiché tale captazione è stata fortuitamente effettuata su utenze telefoniche che non potevano essere riferibili al senatore in questione.
In questi termini, ribadisce conclusivamente la propria proposta di concedere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche riguardanti il senatore Azzollini.

Il PRESIDENTE tiene a precisare che già nella precedente seduta ha avuto modo di verificare l’assoluta regolarità dei lavori della Giunta, la quale, non può essere considerata un organo perfetto; infatti, ricorda che i collegi perfetti sono quelli che possono deliberare solo con la presenza di tutti i membri; tuttavia, in tale fattispecie non possono ricomprendersi gli organi politici e legislativi che, quindi, devono essere considerati collegi imperfetti che possono deliberare con la presenza di un numero legale, numero legale che tanto nella scorsa seduta quanto in quella odierna è stato ampiamente superato.

Si procede quindi alle dichiarazioni di voto.

Il senatore GIOVANARDI (NCD) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sulla proposta formulata dal relatore Casson, evidenziando che nel caso di specie sono state aggirate ed eluse le disposizioni contemplate all’articolo 68 della Costituzione in materia di intercettazioni. Lo stesso approccio poco rispettoso delle guarentigie costituzionali è stato seguito dalla Procura di Palermo relativamente all’espressione da parte della stessa di parere favorevole alla deposizione del Capo dello Stato, insieme a due esponenti della malavita organizzata, al processo per la trattativa Stato-mafia.

Il senatore BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sulla proposta avanzata dal relatore Casson, evidenziando che nel caso di specie la Procura di Trani ha indebitamente intercettato le conversazioni di un parlamentare, senza chiedere preventivamente l’autorizzazione alla Camera di appartenenza dello stesso.

Il senatore GIARRUSSO (M5S) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole sulla proposta del relatore Casson, evidenziando che nel caso di specie le intercettazioni si configurano come occasionali e conseguentemente può essere autorizzato l’utilizzo delle stesse.
Relativamente alle considerazioni espresse dal senatore Giovanardi in merito alla deposizione del Capo dello Stato nella trattativa Stato-mafia, prospetta l’opportunità che il Presidente della Repubblica rassegni le proprie dimissioni.

Il senatore Mario FERRARA (GAL) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sulla proposta formulata dal relatore Casson, sottolineando che le guarentigie contemplate all’articolo 68 della Costituzione tutelano il libero esercizio del mandato parlamentare, evitando qualsivoglia condizionamento in ordine allo stesso.
Nel caso di specie le intercettazioni di cui al documento in titolo non erano sicuramente occasionali, in quanto è del tutto inverosimile la tesi sostenuta dalla Procura in base alla quale l’imputazione per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale avrebbe riguardato le ditte appaltatrici, i funzionari comunali che hanno seguito i lavori, e non il principale referente politico del comune che ha commissionato tale appalto.

Il senatore CUCCA (PD) chiede una breve sospensione della seduta.

La seduta, sospesa alle ore 21,40, riprende alle ore 22,10.

Il PRESIDENTE, previa verifica del numero legale, pone ai voti la proposta, formulata dal relatore Casson, di concedere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche di cui al documento in titolo.

La Giunta respinge, a maggioranza, la proposta messa ai voti dal Presidente.

Il relatore CASSON (PD) annuncia la propria sospensione dal Gruppo del Partito democratico.

Caso Azzollini, il Pd dice no alla richiesta dei pm e Casson si autosospende dal gruppo

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Dopo mesi e mesi di rinvii, la giunta per le autorizzazioni e per le le immunità del Senato ha preso la sua decisione sul caso Azzollini e il Pd si è spaccato: tutto il gruppo ha votato contro la richiesta di utilizzo delle intercettazioni a carico del senatore di Ncd e il relatore, l’ex pm Felice Casson, si è sospeso dal gruppo. Ora si dovrà nominare un nuovo relatore. Ma in Aula si va con la proposta di non autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni.

La giunta ci ha messo 9 mesi a votare sulla richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazioni di Antonio Azzollini (Ncd), presidente della Commissione bilancio del Senato, trasmessa a Palazzo Madama dalla procura di Trani nell’ambito dell’inchiesta sul porto di Molfetta. Il gruppo Pd, dopo aver chiesto dieci minuti di sospensione dei lavori parlamentari, ha votato no alla richiesta dei pm che invece era sostenuta dal relatore, il collega di partito Felice Casson. Vistasi bocciata la proposta dal suo stesso gruppo, Casson si sarebbe immediatamente sospeso dal gruppo. Il presidente della giunta, Dario Stefano (Sel), dovrà ora nominare un nuovo relatore, per l’Aula, tra quelli che hanno detto ‘no’ alla proposta del relatore. In Aula, la giunta si presenterà comunque proponendo di respingere la richiesta della procura di Trani. I magistrati pugliesi avevano chiesto di poter utilizzare le intercettazioni e i tabulati telefonici relativi all’utenza del senatore, alfaniano ed ex sindaco di Molfetta, indagato dal gennaio scorso nell’inchiesta su una presunta frode da 150 milioni di euro legata ai lavori del nuovo porto di Molfetta. Azzollini sarebbe indagato anche per reati ambientali in relazione alla mancata bonifica dei fondali del porto.