UNITED STATES OF AMERICA: BOMBE CHIMICHE PROIBITE NEI MARI ITALIANI. UNA STRAGE SEGRETA

di Gianni Lannes – sulatestagiannilannes.blogspot.it

Si tratta di un crimine documentato a livello ufficiale, commesso ingiustificatamente dalle forze armate e dai governi di Washington e Londra, contro il popolo italiano a danno perpetuo del Mare Mediterraneo. Infatti, al termine della seconda guerra mondiale, i sedicenti “alleati” hanno inabissato nei nostri mari su bassi fondali a ridosso delle aree costiere, in particolare dell’Adriatico e del Tirreno circa 1 milione di ordigni, gran parte dei quali caricati con aggressivi  chimici vietati dalla Convenzione di Ginevra del 1925. Gli involucri delle bombe a causa della corrosione marina hanno ceduto i loro veleni, prevalentemente arsenico e mercurio, contaminando la catena biologica.

Tra l’altro proprio l’Air Force britannica ha utilizzato l’isola di Pianosa nell’arcipelago delle Tremiti (Parco nazionale dal 1989: il cuore della riserva marina) per affondare bombe al fosforo inesplose e mai bonificate. Presso l’Archivio di Stato di Bari, esistono rapporti ufficiali della Questura del capoluogo regionale che documentano l’affondamento da parte delle forze armate britanniche di zatteroni colmi di bombe proibite.Non a caso, gli inglesi hanno avuto il controllo dei porti italiani durante il secondo conflitto mondiale, e anche dopo. Inoltre, a ridosso dell’isola sono state affondate a metà degli anni ’80 ben due navi di veleni.
Più recentemente – nel 2012 – in risposta all’interrogazione numero 4/15092 (legislatura 16) il ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola ha precisato che:
«i residuati bellici a caricamento chimico si trovano in uno stato di conservazione pessimo, a seguito della prolungata azione della corrosione marina: ciò determina ulteriori difficoltà di rimozione ed elevati rischi per gli operatori, oltre a richiedere l’impiego di mezzi tecnologicamente avanzati, con conseguente aumento dei costi».
Senza contare le bombe all’uranio impoverito affondate in tutto l’Adriatico, da Caorle ad Otranto, dal 1994 al 1999 dai velivoli della Nato di ritorno dalle missioni di bombardamento della Jugoslavia. Nonostante le promesse della UE (Solana) e di D’Alema, i fondali marini non sono mai stati bonificati. E noi tutti ne paghiamo le conseguenze, così come le generazioni future.
Ecco cosa ha attestato il biologo marino Ezio Amato che ha coordinato la ricerca in mare per conto del ministero dell’Ambiente ed in seguito della Commissione Europea (progetto Red Code):
 «I pesci del basso Adriatico sono particolarmente soggetti all’insorgenza di tumori, subiscono danni all’apparato riproduttivo, sono esposti a vere e proprie mutazioni che portano a generare esemplari mostruosi».
L’Icram, oggi Ispra ha documentato a livello scientifico l’ecatombe già nel 1999, ma tutti i governi tricolore hanno fatto finta di niente. Soltanto nella Daunia, dopo aver bombardato l’inerme città di Foggia e massacrato più di 22 mila civili inermi (allora su 67 mila residenti) distruggendo il 75 per cento delle abitazioni (come hanno documentato i vigili del fuoco), furono ammassate nei campi di aviazione utili a bombardare l’Italia del Nord e la Germania, ben 200 mila ordigni chimici, poi affondati tra il 1945 ed il 1946, in gran segreto, a ridosso del golfo di Manfredonia. Per la cronaca invisibile ai libri di storia: sugli abitanti della città Foggia, senza alcuna ragione se non l’azione terroristica di annientamento della popolazione locale, con reiterate azioni  sono state scaricate dagli angloamericani bombe al fosforo. Foggia è la Dresda italiana: lo Stato se l’è cavata elargendo due medaglie d’oro al valor civile. Tanti non sanno e molti hanno dimenticato quel bombardamento su case, scuole e abitazioni. Nonostante la città – com’è noto – non avese opposto alcuna resistenza è stata bombardata dagli “Alleati” anche dopo l’8 settembre 1943. Qualcuno forse rammenterà le direttive assassine contro la popolazione, emanate dal generale Harris, a capo della Raf.
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Comitato cittadino per la bonifica marina: d’ora in poi la verità

di Isabella de Pinto – redazione@laltramolfetta.it    

L’incontro svoltosi qualche giorno fa nella sala stampa del Comune di Molfetta, con la discussione sulla bozza di atto costitutivo e la sottoscrizione dei cittadini, ha sancito la costituzione del “Comitato Cittadino per la bonifica marina a tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre“; incontro al quale seguirà una nuova assemblea dei soggetti fondatori per la discussione del regolamento e, successivamente la registrazione dello Statuto presso uno studio notarile.

Tale incontro, in altre parole, è servito a fare sintesi intorno ad alcuni obiettivi chiari che i sottoscrittori condividono e intendono perseguire:

  • conoscere le tipologie di ordigni bellici presenti sui fondali del nostro mare;
  • valutare la pericolosità di ogni tipologia di ordigno;
  • ottenere la completa bonifica del tratto di mare compreso tra il porto e Torre Gavetone;
  • attuare il monitoraggio ambientale costante nelle zone di mare interessate dalla presenza di ordigni;
  • acquisire le informazioni sui casi già sottoposti ad accertamento per sintomi e/o patologie da possibile contaminazione chimica e biologica tra i lavoratori del mare e dei cittadini esposti;
  • garantire procedure di sorveglianza sanitaria sui lavoratori del mare esposti a possibili contaminazioni;
  • verificare costantemente la balneabilità e la commestibilità del pescato;
  • ottenere dagli Organi competenti informazioni trasparenti e aggiornate sullo stato dei luoghi sottoposti a bonifica e sui provvedimenti a tutela dei cittadini, mediante pubblici report periodici;
  • promuovere incontri, seminari di studio, iniziative pubbliche,ecc; a tal fine esso potrà effettuare ogni operazione necessaria, anche di tipo legale e giudiziario.

L’obiettivo precipuo è, dunque, ottenere le risposte alle tante domande poste alle autorità competenti e rimaste senza risposta, a partire dai risultati degli esami tossicologici effettuati al Policlinico su alcuni pescatori, tra i quali un combattivo Vitantonio Tedesco, presidente della Cooperativa piccola pesca. Risultati mai forniti ai diretti interessati.
I partecipanti sembrano meno interessati (almeno in questa fase) al destino del nuovo porto e alle vicende giudiziarie ad esso legate, se ne parlerà in un altro momento, in un altro comitato; ora prioritaria è la questione salute oltre alla volontà di conoscere lo stato dei luoghi.
Non a caso il comitato si professa apartitico: fuori tutti i simboli, i partiti, le associazioni, i comitati. Al Comitato Cittadino per la bonifica marina a tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre si aderisce in maniera individuale, da privati cittadini, non come rappresentanti di comitati, associazioni e partiti.
Ciascuno porta le proprie competenze, la propria esperienza ma non sigle o bandiere.
Proprio su tali questioni il dibattito, in alcuni momenti, si è fatto molto acceso ma la stragrande maggioranza dei presenti ha fatto muro contro qualsiasi tentativo, sia animato dalle migliori intenzioni, di modificare tale decisione.
I sottoscrittori hanno dimostrato di voler crescere come cittadini, di voler prendere coscienza delle problematiche e di voler dare il proprio contributo per la risoluzione di tali problematiche.
Toccante l’esperienza raccontata dallo stesso Vitantonio Tedesco, che dovrebbe far riflettere, come dovrebbe far riflettere la mancata risposta alle numerose richieste di chiarimenti e i contrastanti risultati di analisi effettuate dall’ARPA e dell’Università Federico II di Napoli.
Comprensibile, dunque, la sfiducia nei confronti di tanti, dei partiti, delle associazioni, delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non l’hanno fatto e più che giustificato il timore che l’ingresso dei partiti, comitati, associazioni, sia pure da anni impegnate nel settore, possa comportare il rischio di una diversità di obiettivi che possa inficiare l’azione del comitato.
L’angosciante sensazione che rimane può essere sintetizzata nelle parole di un medico che ha partecipato all’incontro: “hanno rubato il mare ai pescatori”.
Speriamo si riveli solo un errato pronostico.

Parte il Comitato “Operazione Verità”

Dopo le conferenze pubbliche del 20 ottobre 2013 e del 3 Gennaio u.s. dal titolo “Il Porto Avvelenato“, molti cittadini hanno manifestato l’interesse nel proseguire un percorso partecipato finalizzato a sollecitare risposte, raccogliere dati aggiornati, fare maggior chiarezza su anni di silenzi ed omissioni sull’affare porto e sulla bonifica del nostro mare.
Proprio per questo sentiamo la necessità di ripartire da concetti chiari e posizioni definite che non possono prescindere dalla completa bonifica del mare nelle zone interessate dalla presenza di ordigni bellici, anche a caricamento speciale, dal porto a Torre Gavetone, per assicurare la balneabilità, la sicurezza, la commestibilità del pescato e, soprattutto, la salute di coloro che del mare vivono o in esso si bagnano.

Gli obiettivi di partenza del nascente Comitato sono:
– conoscere le tipologie di ordigni presenti sui fondali del nostro mare;
– valutare nell’immediato la pericolosità di ogni tipologia di ordigno;
– ottenere la completa bonifica del tratto di mare compreso tra il porto e Torre Gavetone;
– attuare un monitoraggio ambientale costante nelle zone di mare interessate dalla presenza di ordigni a caricamento chimico;
– ottenere le informazioni sui casi già rilevati di contaminazione chimica e biologica dei lavoratori del mare e dei cittadini esposti;
– richiedere la sorveglianza sanitaria sui lavoratori del mare esposti a possibili contaminazioni;
– verificare costantemente la balneabilità e la commestibilità del pescato;
– ottenere informazioni trasparenti e aggiornate da parte di tutte le istituzioni coinvolte nelle attività di bonifica, in particolare dall’amministrazione comunale di Molfetta;
– conoscere l’esito delle indagini finalizzate al monitoraggio ambientale con il prelievo e il trattamento dei sedimenti, previsto nel “Piano di caratterizzazione e bonifica da ordigni bellici nel basso Adriatico”, svolte dall’ISPRA e dall’ARPA Puglia;
– monitorare, per verificare, l’eventuale presenza di rifiuti pericolosi, e/o residui di ordigni a caricamento speciale, nella cassa di colmata del porto e aree circostanti il prolungamento della diga;
– informare costantemente la collettività molfettese e nazionale sullo stato dei luoghi e sulle iniziative di prevenzione e bonifica;
– preparare interrogazioni parlamentari e regionali per la richiesta del riconoscimento del disastro ambientale sul territorio molfettese.

Siamo consapevoli del lungo percorso che ci attende, ma la posta in gioco è non solo il presente, ma soprattutto, il futuro di questa comunità. Solo l’unione d’intenti potrà permettere di fare luce sui molteplici aspetti che riguardano la salute del nostro mare e, di conseguenza, la nostra. Vi aspettiamo, dunque, domenica 12 Gennaio alle ore 10 presso la Sala Stampa di Palazzo Giovene in Piazza Municipio per la costituzione del Comitato che negli intenti comuni rappresenterà lo “strumento” per raggiungere gli obiettivi già enunciati.

Firmato dai promotori del Comitato “Operazione verità” per la tutela del diritto alla salute e del diritto all’ambiente salubre. Bonifica dal porto a Torre Gavetone.

Altomare Michele
Aurora Dino
Balducci Alfonso
Brattoli Domenico
Cappelluti Maria
Capurso Mario
D’Ingeo Matteo
De Candia Antonia
De Candia Chiara
De Candia Giulio
De Candia Lucrezia
De Gennaro Giuseppe
Di Stefano Marco
Fiorentino Giuseppe
Fusillo Laura
Masiello Danilo
Pappagallo Mario,
Pisani Antonio
Poli Nicola Fortunato
Scala Maria Laura
Tedesco Luigi
Tedesco Vincenzo
Tedesco Vitantonio 

I residuati bellici nelle acque di Molfetta: parla il Comandante Acquatico

di Lorenzo Pisani – Molfettalive

L’intervista al Capitano di Fregata della Marina Militare, coordinatore delle operazioni di sminamento del porto.

Una bomba d’aereo da 500 libre (circa 227 kg) di fabbricazione americana è stata fatta esplodere ieri nelle acque al largo di Molfetta.

A coordinare l’operazione, il Capitano di Fregata Giambattista Acquatico, Comandante del Nucleo S.D.A.I. (Sminamento e Difesa Antimezzi Insidiosi) alle dipendenze del Comando in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dello Jonio e del canale d’Otranto (Maridipart Taranto).

Il brillamento di ieri fa parte dell’ampia operazione di sminamento del porto, la cui bonifica procede a ritmi serrati. Ogni giorno i palombari E.O.D. (Explosive Ordinance Disposal) del Nucleo S.D.A.I. s’immergono nelle acque del porto alla ricerca degli ordigni lasciati in dote dalla Seconda Guerra Mondiale. Il tutto attenendosi scrupolosamente al protocollo, un protocollo collaudato dall’esperienza decennale del Nucleo.
E’ un lavoro silenzioso quello degli uomini di Acquatico, ma costante: individuazione, messa in sicurezza, accantonamento nei fusti e brillamento.

Il tutto a stretto contatto con gli uomini della capitaneria al comando del Capitano di Fregata Antonio Cuocci. Un’operazione – come dirà lo stesso Comandante – che procede più veloce delle stime. Ma non è l’unico aspetto trattato nell’intervista. Residuati bellici, modalità di sminamento, Torre Gavetone e iprite: parla il Comandante Acquatico.

Siamo giunti al sesto brillamento, come procede lo sminamento del porto?
«Abbiamo avuto mandato di bonificare 54 posizioni geografiche; dopo 24 giorni ne abbiamo completato 19. Il numero di ordigni sino ad ora rimossi è compreso tra 200 e 300, mentre 850 è il numero totale, stimato in sede di prospezione iniziale affidata ad Impresa civile. Continuando con i numeri attuali, gli ordigni bonificati potrebbero essere anche più del doppio della stima (1700). Quello di oggi, una bomba d’aereo di fabbricazione americana denominata “Demo” non risultava fosse presente nel bacino».

Si ha una stima della durata dei lavori?
«La durata dell’operazione era stimata in 135 giorni, ma terminerà prima perché stiamo anticipando i tempi. La percentuale d’avanzamento dei lavori, infatti, è del 35% a fronte del 19% preventivato. L’anticipo sui lavori è dovuto sia allo stato del mare, che consente agli addetti ai lavori di esprimere tutte le potenzialità operative, sia ad una precisa strategia d’intervento, prescelta dal “Direttore delle Operazioni”, e che, al momento, sta privilegiando la bonifica delle aree in cui non è stata ipotizzata/rilevata la presenza di ordigni a caricamento speciale (aggressivo chimico e w.p.). Ci si augura di poter conservare parte dell’anticipo guadagnato ma è fortemente probabile che, con il progressivo inevitabile contatto con gli ordigni a presunto caricamento speciale, le operazioni abbiano un fisiologico rallentamento. L’obiettivo, pertanto, resta quello di rispettare i termini ipotizzati in sede di preventivo e cioè concludere questa prima fase della bonifica in 135 giornate di effettivo lavoro subacqueo».

I residuati bellici non sono solo presenti nel porto, ma su tutta la costa, compresa la spiaggia libera di località Torre Gavetone. Lo sminamento riguarderà anche questi siti?
«L’operazione di bonifica in corso, denominata “Bonifica del Basso Adriatico”, prevede lo sminamento del tratto di mare a sud del Gargano. Molfetta ha avuto la massima priorità perché era già nota la presenza di ordigni e per i lavori di costruzione del nuovo porto commerciale. Dopo le 54 zone di cui si compone l’operazione in corso, si procederà allo sminamento di un’altra zona posta all’imboccatura del porto, denominata “zona rossa” e dell’area di Torre Gavetone. Successivamente la bonifica riguarderà le zone di Otranto, Manfredonia e il porto vecchio di Bari».

Torre Gavetone è sinonimo di iprite, sostanza chimica contenuta negli ordigni presenti sui fondali. Finora ne sono state trovate tracce?
«La maggioranza degli ordigni rinvenuti dall’inizio delle operazioni è del tipo a “caricamento ordinario”, vale a dire con esplosivo convenzionale. Alcuni pezzi contengono fosforo e un’altra piccola parte è a caricamento chimico. Per il momento non sono state rilevate dispersioni in mare di componenti chimici. Non ho ancora constatato personalmente la situazione in località “Torre Gavetone”: da civile, e non da ufficiale, posso dire che in attesa di un responso ufficiale sarebbe meglio interdire quella zona. Per quello che mi è stato riferito, nella zona durante la guerra era operante una fabbrica di sconfezionamento di ordigni. Questi ordigni sono stati depositati a strati sul fondale e poi ricoperti da cemento. In passato si è provveduto ad una piccola operazione di bonifica per un tratto di costa 250 metri alla profondità di 50. Resta da vedere se attorno a quell’area ce ne siano altre interessate dalla presenza di ordigni».

Cosa è l’iprite?
«L’iprite, detto anche gas mostarda, è un aggressivo chimico vescicante, cioè penetra in profondità nella pelle e nei tessuti provocando vesciche e viene assorbito dal sistema linfatico. Provoca la morte per contatto, o inalazione, di un’elevata quantità. Finora in questa bonifica non sono state rilevate bombe caricate ad iprite».

Tornando al brillamento, a cosa si deve la scelta del mare a favore di un’esplosione in cava?
«In generale gli ordigni a caricamento ordinario trovati in acqua sono fatti brillare in acqua, mentre quelli a caricamento speciale sono accatastati in acqua e fatti brillare all’interno di una cava. Nel caso, invece, di bombe caricate con fosforo o altre sostanze chimiche si procede allo smaltimento e stoccaggio secondo il protocollo. Il brillamento in mare è molto più sicuro di quello in cava. Innanzitutto non viene attuata alcuna procedura d’evacuazione della popolazione entro il raggio di 1 km dall’ordigno con conseguente blocco del traffico e non vi è alcun pericoloso tragitto in strada di un eventuale convoglio; l’ordigno non viene mai fatto esplodere in loco, ma spostato nel punto più profondo di un’area sabbiosa e fangosa (per meglio assorbire eventuali danni) e mai fatto esplodere sul fondale, ma in posizione sospesa. L’acqua, inoltre, elimina il pericolo di proiezione delle schegge. Nell’esplosione di oggi sono rimasti uccisi solo sei sgombri e una trentina di sardine, una percentuale irrisoria. La Capitaneria di Porto si assicura che nei punti scelti per far brillare gli ordigni non vi siano condutture, né cavi elettrici sommersi. In sei anni ho distrutto milioni di ordigni, rare volte c’è stato un danno quantificabile».

Sono stati avanzati dubbi sul coinvolgimento nelle operazioni dell’Arpa e dell’Icram: cosa risponde?
  «L’operazione di sminamento in corso è scaturita da un protocollo d’intesa sottoscritto da Regione Puglia, Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) Puglia e Icram (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare). Ovviamente la conduzione e la direzione delle operazioni spetta al Nucleo SDAI della Marina Militare Italiana, compresa la messa in sicurezza del poligono. Stiamo lavorando in sinergia con l’Assessorato Regionale all’Ambiente e infatti le operazioni di prospezione subacquea (la ricognizione dei fondali marini per l’individuazione del residuati bellici) sono state affidate all’Arpa. La bonifica diverrà effettiva solo dopo l’autorizzazione dell’Icram
Infine, desidero precisare che i successivi lavori di prospezione a carico della così detta “zona rossa” sono stati affidati alla responsabilità dell’Icram (non dell’Arpa) che si farà, altresì, cura di validare i lavori di bonifica effettuati, attraverso un’ulteriore ricognizione magneto-acustica dei fondali. Solo la positiva conclusione di quest’ultima fase, consentirà l’avvio dei lavori di escavazione dei fondali destinati alla realizzazione del nuovo porto commerciale».

Lettera aperta al Sindaco Azzollini

Carissimo Sindaco Senatore Azzollini,

le ferie d’agosto ci vorrebbero tutti spensierati, rilassati e distesi sulle nostre spiagge a goderci quel valore aggiunto che il mare rappresenta per la nostra terra. Ma così non è.

Avevamo denunciato nelle settimane scorse la Sua “dimenticanza” nel non aver diffuso l’ordinanza del divieto di balneazione, in alcuni tratti del nostro litorale, e Lei ha dovuto tamponare questa grave mancanza affiggendo negli ultimi giorni del mese scorso un’ordinanza datata “Luglio 2008”, ammettendo, ci dispiace dirlo, la Sua disattenzione rispetto alla salvaguardia della salute pubblica.

Ancor più grave ci sembra la mancata informazione sullo stato di salute del nostro mare che abbiamo richiesto da diverse settimane.
Infatti, mentre Lei affronta con spettacolarità il problema delle bombe all’iprite nel nostro mare, andando in giro ad azionare detonatori, la preoccupazione dei cittadini aumenta sempre di più.
I suoi colleghi parlamentari di cordata (vedi l’on. Amoruso per le bombe all’iprite e l’on. Germontani per l’alga tossica di cui è possibile leggere l’interrogazione, la risposta del sottosegretario e la replica dell’interrogante) in questi anni si sono preoccupati dello stato di salute del nostro mare, pur non essendo molfettesi, invece Lei si è lasciato distrarre dalle grandi opere pubbliche (nuovo porto commerciale) ed anche dalle false opere pubbliche (Palazzine Fontana) pur di portare cemento milionario a Molfetta.

Ancora oggi, come abbiamo più volte ribadito, ci sembra che il progetto di sminamento  dell’area portuale di Molfetta, per Lei sia un  piccolo incidente di percorso che sta ritardando l’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo porto, da Lei sfruttato affinché i cittadini ne colgano solo l’aspetto demagogico quando dice:
“Lo sminamento in atto in questi giorni permetterà non solo di accelerare i lavori di costruzione del nuovo porto commerciale, ma soprattutto rappresenterà un elemento di sicurezza per l’incolumità dei lavoratori, quali armatori e marinai, che finalmente potranno lavorare serenamente senza alcun rischio legato agli esplosivi presenti in mare.”

Molto probabilmente ai cittadini molfettesi dovrebbe stare maggiormente a cuore la propria salute e quella dei propri figli piuttosto che il nuovo porto e quindi sarebbe meglio svelare i segreti che nascondono i nostri fondali marini.

Lei, Sindaco, ha il doppio dovere, anche in veste di rappresentante dello Stato, di raccontarci tutta la verità sulle bombe all’iprite e sull’alga tossica.
Questa strana coincidenza preoccupa non poco e non ci rassicurano le notizie che dal capoluogo pugliese e da altri  comuni del nord barese giungono, in questi giorni, per il pre-allarme che l’ARPA Puglia  ha lanciato per l’alga tossica.
Nel corso delle analisi periodicamente realizzate lungo tutta la costa pugliese, la stessa ARPA ha riscontrato una presenza massiccia della ostreopsis ovata che lo scorso anno mandò in ospedale 80 persone in tutta la provincia di Bari, e Molfetta, la scorsa estate, proprio a ferragosto, ha avuto parecchie decine di cittadini che si sono rivolte al vicino Pronto Soccorso per malori dovuti alla così temuta alga.
I responsabili dell’ARPA hanno parlato di parecchi siti sotto controllo lungo la costa pugliese, ma non hanno specificato quali. Quindi è necessario che Lei, Sindaco, informi la cittadinanza, preventivamente, se Molfetta è tra i siti a rischio e su  come i cittadini devono difendersi da questo misterioso e invisibile nemico.
In questi giorni le preoccupazioni non vengono solo dalla presunta alga tossica, ma anche dalle bombe a caricamento chimico che Lei ha imparato a far brillare nel nostro mare.
Nei comunicati stampa che sono stati diramati dal Palazzo di Città si parla di 54 aree interessate dalla presenza di ordigni convenzionali e a caricamento speciale (fosforo, iprite ed altri aggressivi chimici).
Viene spontaneo chiedersi, perché nessuno ce lo spiega, se assisteremo ad altre azioni spettacolari da Lei dirette, ovvero, se ci saranno altri ordigni da far brillare in mare, rassicurando l’opinione pubblica che “si è scelto una zona di fondale sabbioso per non arrecare danno all’ecosistema”?
Quello che preoccupa invece, oltre il danno all’ecosistema per ogni esplosione, è il danno che da oltre 60 anni le bombe a caricamento chimico hanno creato nel nostro mare.
La letteratura storica e scientifica parla di migliaia di bombe all’iprite presenti nell’area costiera tra Molfetta e Giovinazzo antistante l’ex impianto di “sconfezionamento ordigni” Stacchini, meglio conosciuto come Torre Gavetone.
E se fosse vero che ogni bomba conteneva 30kg di iprite non c’è proprio da stare tranquilli!

Così come non erano rassicuranti i risultati del programma di ricerca A.C.A.B., svolto dall’I.C.R.A.M. (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) tra il dicembre 1997 e ottobre 1999, proprio al largo di Molfetta ad una profondità tra i 150 e 450 metri.

“I fondali indagati”, recita il rapporto finale del coordinatore delle indagini Ezio Amato, “costituiscono una delle quattro aree di affondamento individuate”. Quanto alle altre presenti nell’Adriatico è impossibile saperlo perché le autorità militari non forniscono informazioni.
È certo, invece, che il caricamento delle migliaia di ordigni individuati dall’Icram è costituito da aggressivi chimici a base di iprite e composti di arsenico.
In alcuni casi l’aggressivo chimico è conservato in bidoni anch’essi adagiati sui fondali e che, a causa della corrosione, continuano a rilasciare sostanze letali.
Negli ultimi anni abbiamo appreso da fonti giornalistiche, scientifiche, nonché da studi universitari che a seconda dei casi, queste sostanze provocano la distruzione delle cellule umane, attaccando occhi, pelle e apparato respiratorio; alterano la trasmissione degli stimoli nervosi.
Negli organismi che ne entrano in contatto le sostanze provocano bruciore, edema, congiuntiviti, congestioni in naso, gola, trachea e bronchi, danni polmonari cronici e asfissia; sono scientificamente provate anche le alterazioni genetiche.
Studi approfonditi sugli effetti sull’uomo sono stati realizzati dal professor Giorgio Assennato dell’Università di Bari, che ha condotto un’indagine su 232 pescatori pugliesi vittime di incidenti tra il 1946 e il ’94. Le conseguenze peggiori avvengono per l’esposizione agli agenti tossici, attraverso l’inalazione dei vapori e il contatto cutaneo. Quando non c’è un danno immediato agli occhi, è il sistema respiratorio ad accusare i sintomi più evidenti dell’intossicazione: “Dolore toracico, tosse e ipofonia “, scrive nel suo studio Assennato. Esposizioni gravi producono la morte per insufficienza respiratoria, polmonite e, soprattutto, tumori.

Quanto ai danni provocati nell’ambiente marino, lo studio dell’Icram è chiaro. I campioni prelevati dai ricercatori, acqua, sedimenti e pesci, “sono stati sottoposti a quattro diverse metodologie d’analisi che indicano la sussistenza di danni e rischi per gli ecosistemi marini determinati da inquinanti persistenti rilasciati dai residuati corrosi”.
In particolare, grazie ai confronti con esemplari della stessa specie prelevati nel Tirreno meridionale, le analisi hanno rivelato nei pesci dell’Adriatico “tracce significative di arsenico e derivati dell’iprite”. Particolarmente rilevanti “le alterazioni a carico di milza e fegato”. È stata anche riscontrata la presenza di parassiti in branchie, cavità addominale e tessuto cutaneo”. Questo significa “che i pesci dell’Adriatico”, rispetto a quelli del Tirreno,  spiega Ezio Amato, “sono particolarmente soggetti all’insorgenza di tumori; subiscono danni all’apparato riproduttivo; sono esposti a vere e proprie mutazioni genetiche che portano a generare esemplari mostruosi”.

Noi aggiungiamo che è  facilmente immaginabile che molti di questi pesci possano finire sulle nostre tavole.

Pertanto carissimo Sindaco dopo questa preoccupante premessa noi Le chiediamo ancora una volta di informarci sullo stato di salute del nostro mare fornendoci copia delle relazioni, dei risultati scientifici  e monitoraggi prodotti dall’I.C.R.A.M. , Arpa Puglia e chiediamo che siano effettuati dei prelievi particolari nello specchio di mare antistante Torre Gavetone, ed altre zone, per verificare l’eventuale presenza di sostanze chimiche riconducibili alle bombe disseminate nella stessa area.
Naturalmente questa lettera aperta è rivolta a tutte le forze politiche, movimenti e associazioni cittadine, ai consiglieri comunali e assessori affinché tutti sostengano la richiesta di verità sullo stato di salute del nostro mare perché è la nostra salute e quella dei nostri figli ad essere in gioco.

Liberatorio Politico
Matteo d’Ingeo

La salute prima del porto

 Al Sindaco
                                 del Comune di Molfetta

Abbiamo appreso dall’ufficio stampa del Comune di Molfetta, dell’inizio delle operazioni di rimozione degli ordigni bellici presenti nel bacino portuale di Molfetta.
Lo stesso Sindaco ha esternato grande soddisfazione per “questo straordinario intervento” di bonifica a favore del nostro mare.

Ha poi dichiarato che l’operazione in corso “è il frutto di un lunghissimo lavoro che l’amministrazione comunale ha saputo portare a termine nonostante grandi ostacoli burocratici”.

“Lo sminamento in atto in questi giorni – conclude Azzollini – permetterà non solo di accelerare i lavori di costruzione del nuovo porto commerciale, ma soprattutto rappresenterà un elemento di sicurezza per l’incolumità dei lavoratori, quali armatori e marinai, che finalmente potranno lavorare serenamente senza alcun rischio legato agli esplosivi presenti in mare.”

Peccato che il Sindaco oltre a voler, a tutti i costi, mettersi una nuova medaglia di cartone al petto, sia più preoccupato dei ritardi che potrebbe subire la costruzione del nuovo porto che del reale pericolo che incombe da decenni sulla salute dei molfettesi.
Il “Piano di Risanamento delle aree portuali del basso Adriatico” viene da molto lontano e nella Delibera della Giunta Regionale del 5 dicembre 2007 n. 2120 non si parla solo di sminamento della zona antistante il porto, ma anche di una vasta area di zona costiera all’altezza di Torre Gavetone.
Non si capisce se il Senatore ha la consegna del “segreto di Stato” o siamo di fronte ad un semplice e grottesco “segreto di Pulcinella”.
E’ da qualche anno che si ritorna a parlare di sminamento delle nostre acque, ma nelle note ufficiali del Palazzo di Città, non si parla mai del sito Torre Gavetone e delle migliaia di bombe all’iprite che giacciono da 60 anni in una zona riconosciuta dalle autorità militari internazionali e riportata nelle stesse mappe militari.
A noi piacerebbe che il Sindaco si preoccupasse non solo della costruzione del nuovo porto ma della salute dei cittadini e delle informazioni che andrebbero date sullo stato di salute del nostro mare e dei pesci che mangiamo.
In questi giorni l’ARPA Puglia ha lanciato l’allarme “alga tossica” e sappiamo bene che esattamente un anno fa abbiamo avuto a Molfetta centinaia di ricoveri con disturbi probabilmente dovuti alla presenza di questa alga nelle nostre acque.

Se per un attimo mettessimo insieme tutte queste possibili fonti di attacco alla nostra salute e al nostro ambiente il Sindaco Senatore, come primo responsabile della salute dei suoi cittadini, dovrebbe attivare una richiesta di monitoraggio della situazione a dir poco “esplosiva”.

Chiediamo al Sindaco Azzollini, dopo questa inevitabile premessa e dopo aver letto l’interrogazione dell’On. Francesco Maria Amoruso del 7 luglio 2003  che informi al più presto la cittadinanza con report settimanali o quindicinali dello stato di salute delle acque delle zone balneabili del nostro territorio rispetto sia alla presenza delle bombe chimiche, sia alla presenza dell’alga tossica.
Inoltre chiediamo che siano rese pubbliche le indagini fatte dall’istituto ICRAM sullo stato delle bombe all’iprite che giacciono nel nostro mare e degli eventuali pericoli che rappresentano per la nostra salute e per l’ecosistema.

Cordiali saluti

Molfetta, 25.07.2008

Liberatorio Politico
Matteo d’Ingeo
RASSEGNA STAMPA
Di seguito sono elencate tutte le testate giornalistiche on-line e i siti che hanno rilanciato questa nostra lettera aperta al Sindaco Azzollini:

http://www.molfettalive.it/…
http://www.ilfatto.net/…
http://www.laltramolfetta.it/…
http://www.ilbiancorossonews.it/…
http://www.barisera.it/…
http://www.biografiadiunabomba.it/…